Adolfo Guzzini è 'presidente nazionale InArch Ha ragione il ministro Rutelli: la cattiva qualità della progettazione è uno dei principali nemici del paesaggio italiano. Nella sua lettera al Direttore di Repubblica, pubblicata il 15 novembre, il ministro pone l'accento su una questione decisiva per le trasformazioni del nostro territorio: la progettazione è diventata sempre più. negli anni, un'attività del tutto marginale e compressa nel processo di produzione edilizio. Colpa dei geometri? Oltre le ipocrisie ritengo che in parte ciò potrebbe essere vero se poniamo la questione in relazione alla grande confusione che regna nel nostro paese sulle cosiddette "competenze professionali": chi può far cosa. A conclusioni simili a quelle di Rutelli è giunto qualche giorno fa anche il presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy inaugurando la Citè de l'architecture a Parigi. "Oggi in Francia - ha affermato Sarkozy -1'83 delle abitazioni individuali si costruiscono senza il contributo di un architetto: un dato che la dice lunga sullo scarso riconoscimento di questa professione. Il risultato è naturalmente un tendenziale impoverimento del1a diversità, oltre al degrado dei paesaggi, aggravato dal moltiplicarsi delle aree d'attività nelle periferie delle città: un vero scandalo". E non possiamo non rilevare che, rispetto all'Italia, la considerazione che si ha in Francia dell'Architettura è decisamente migliore. Ma le responsabilità, come lo stesso Rutelli ha osservato. sono ben più ampie. Nel nostro paese non c'è mai stata una legislazione chiara per regolamentare l'attività progettuale. Non tanto una legge per l'architettura ma una legge per il progetto. Una legge che riconoscesse nel progetto un'opera di ingegno, che ne tutelasse l'unitarietà dello sviluppo, dall'ideazione all'esecuzione. La consapevolezza che il progetto è lo strumento per realizzare buone architetture e, quindi, per valorizzare e tutelale il paesaggio, nei nostro Paese, è posseduta da pochissimi soggetti. E' ignorala da molti amministratori, da molti costruttori, da molti committenti privati e, ahimè, anche da molti professionisti. Chiedo al Ministro di affiancare, all'impegno di riformare il Codice dei Beni Culturali, l'impegno di cambiare il Codice degli Appalti. Una legge, quest' ultima, che continua a considerare il progetto di architettura "come un servizio, da appaltare con regole simili a quelle dei servizi di pulizia o dei servizi informatici o dei servizi pubblicitari. Una legge che insiste nell'errore di voler normare il progetto di un'opera pubblica con regole in gran parte valide anche per gli appalti di lavori. Una legge che consente ancora di scegliere i progettisti in base al massimo ribasso di parcella e di tempi di redazione del progetto, che divide le fasi progettuali, che continua a credere valida la tesi per la quale la progettazione debba essere svolta prioritariamente all'interno delle pubbliche amministrazioni. Afferma ancora Rutelli che gli Architetti hanno perso la "madre di tutte le battaglie: quella di imporre la qualità del progetto come condizione culturale e civile del dibattito pubblico sul volto dell'Italia contemporanea". L'Istituto Nazionale di Architettura, che ho l'onore di presiedere, questa battagliala conduce dal 1959: non so se l'abbiamo definitivamente persa ma so che intendiamo continuare a combatterla. Lo vogliamo fare forti di una nostra peculiarità; quella di essere un'associazione che riunisce non solo architetti e ingegneri ma anche costruttori, imprenditori e committenti. Perché per realizzare trasformazioni di qualità del territorio occorre l'impegno di tutti questi soggetti. Occorre che la committenza, sia essa pubblica o privata, ritrovi piena consapevolezza del proprio ruolo è quello di definire cosa vuoi fare, come lo vuoi fare, con quali strumenti, in quali tempi e con quali risorse economiche. Occorre che i costruttori investano risorse economiche per la qualità delle realizzazioni e che sia superata ogni conflittualità tra progettazione e costruzione. Non ci è difficile quindi aderire all'appello del ministro: mai più condoni edilizi, più concorsi di architettura, maggiore chiarezza sui ruoli, ritorno ad una seria programmazione, delle trasformazioni, riforme legislative che ridiano certezze e chiarezze al settore. Con una specifica attenzione alle aree grigie: la qualità del nostro territorio non si persegue con qualche grande opera "firmata" nei centri urbani. Il nostro problema è nella assoluta indifferenza per la qualità diffusa, per le opere distribuite nel territorio, nelle periferie urbane, le sole che possono realmente innalzare il livello di qualità della vita dei cittadini. Credo che la riflessione del ministro Rutelli sia un segnale positivo: una parte del mondo politico comincia a capire - per usare ancora le parola di Sarkozy - che "occorre porre l'architettura al centro delle nostre scelte politiche. L'architettura ha un ruolo primario nel destino individuale e collettivo degli uomini: non solo lo traduce e lo interpreta, ma lo condiziona".