"Ma questi privilegi io proprio non li vedo" «Il 7 dicembre va salvato». Parola di Carlo Fontana, sovrintendente della Scala dal 1990 al 2005, oggi senatore dellUlivo. «Mi auguro che il Tristano diretto da Daniel Barenboim vada in scena, e che pur nellasprezza del confronto sindacale si trovi una tregua. In caso contrario sarebbe un danno enorme per la Scala, per Milano, e per tutto il mondo musicale». Eppure Scala e sindacati sono irrigiditi sulle loro posizioni. «Il consiglio di amministrazione dovrebbe stabilire le condizioni perché si riapra un dialogo, senza insistere a ricercare torti e ragioni». Quando era sovrintendente, cosa succedeva? «Abbiamo sempre cercato di assicurare il governo dellistituzione». Lei però era accusato di essere morbido coi sindacati. «Non è vero: veniva soltanto ampiamente utilizzato lo strumento della mediazione. E la mediazione non è cedimento, bensì ricerca di soluzioni accettabili. Comunque le agitazioni ci sono sempre state: nel 95 Muti suonò Traviata al pianoforte per uno sciopero dellorchestra». Lo scoglio su cui si è arenata la trattativa è la legge Asciutti, che impedisce la contrattazione aziendale. Secondo lei va cambiata? «La legge Asciutti è nata da una situazione di emergenza. Il suo superamento può avvenire allinterno di una riforma del settore». Ciò significa che i lavoratori delle fondazioni liriche dovranno rinunciare a qualche privilegio? «Tutti questi privilegi non li vedo. Nei miei lunghi anni alla Scala, si è lavorato per "pulire" gli integrativi dagli anacronismi. Un aneddoto: quando ero assistente di Paolo Grassi negli anni 70 nella busta paga era ancora prevista un "indennità carbone"». Non si può negare, però, che il settore lirico sia in crisi. «È obiettivo che il governo di centrosinistra abbia ripreso a investire sulla cultura. Tanto è vero che il Fondo Unico per lo Spettacolo nel 2008 aumenta di 95 milioni. A ciò si aggiunga che il testo della Finanziaria uscito dal Senato prevede, grazie a un emendamento, deroghe al blocco delle assunzioni». Ma i soldi in più saranno usati per ripianare i debiti dei teatri? «Assolutamente no. Una quota pari a 20 milioni del Fus verrà utilizzata per riportare alla gestione ordinaria i teatri commissariati, mentre unaltra parte sarà destinata alle gestioni virtuose».