Igor Mitoraj, scultore polacco di 63 anni che inizia a studiare pittura a Cracovia con Tadeusz Kantor, e ormai è noto in tutto il .mondo, e Jannis Kounellis, greco di 71 armi e romano d'adozione, certamente non meno famoso: due autori contemporanei, che s'inseriscono nella Roma antica. Di Mitoraj, una scultura monumentale, la sua prima sacra, è stata svelata nei Musei Vaticani, là dove sbarca la scala mobile, proprio all'inizio del percorso; mentre un portale di Kounellis, offerto dai marchesi Giulio e Giovanna Sacchetti, sarà inaugurato il 28 novembre nel restaurato Orto monastico di Santa Croce in Gerusalemme. La città si rinnova: «E' giusto che succeda. S'intende, con gradualità e rispetto; senza contrapposizioni stridenti. Va preservato l'equilibrio, bisogna tutelare l'armonia; e le opere devono trasmettere un messaggio emotivo, senza nessuna retorica, o accademicismo, come mi pare che accada in entrambi i casi», spiega il direttore generale dei Musei Vaticani, Francesco Buranelli. E mostra il gruppo di Mitoraj: è una Visita a Maria, un'Annunciazione. L'angelo ha il capo tagliato, una classica "cifra" dell'artista; la Madonna, un elegantissimo panneggio, nel candido marmo di Carrara. I due corpi, senza braccia e gambe, si fronteggiano e dialogano. Le parole che si scambiano, le conosciamo già: sono quelle dei Vangeli. Buranelli, perché proprio Mitoraj? «Perché ha le radici nel classico, assolutamente presente nei Musei Vaticani, uno dei cui maggiori direttori, tra l'altro, è stato Antonio Canova, campione del neoclassicismo. Perché siamo in un luogo contemporaneo, il nuovo ingresso dei Musei: però il porticato del cortile può far pensare alle Annunciazioni del Beato Angelico». I Vaticani hanno una sezione d'arte contemporanea, voluta soprattutto dal segretario di Paolo VI, Pasquale Macchi; «ma noi cerchiamo, gradualmente, di inserire opere attuali nelle strutture più moderne: così, al pian terreno ci sono una scultura di Giuliano Vangi, un Crocifisso di Mimmo Paladino», dice sempre Buranelli. Poi, racconta che l'artista ha ceduto gratuitamente la propria opera, e gli altri costi (materiali eccetera) li ha assunti la British-American Tobacco; che Mitoraj, nato in Polonia, conosceva Giovanni Paolo II; che Papa Benedetto XVI non ha ancora visto la nuova scultura, ma, in un discorso sul Laocoonte, ha spiegato come nei Musei Vaticani convivano le radici classiche e giudaico-cristiane; che i Vaticani, nel contemporaneo, hanno gravi lacune: «Per acquisire delle loro opere, c'erano stati ad esempio contatti con Picasso e Vedova; poi, la cosa è però sfumata, non so perché». Ancora più appassionante è la vicenda della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, tra le più antiche dell'Urbe: fondata, almeno secondo la tradizione, da Costantino. Dove era l'Anfiteatro Castrense, voluto da Eliogabalo nel III secolo, i Cistercensi, arrivati nel 1561 in sostituzione dei Certosini, collocano un orto, ancora coltivato. Nel Novecento, il luogo è adibito a usi militari. Negli anni 60, vi viene costruito abusivamente un Centro Anziani, con due campi di bocce e alberi d'alto fusto. L'Associazione degli Amici della Basilica l'ha restaurato, su progetto di Paolo Pajrone, un famoso "architetto verde". E da giugno 2004, luogo è tra i più suggestivi, ma meno conosciuti, in tutta Roma. Anche perché, finora, sbarrato da un cancello che impediva di ammirarne l'interno: con le coltivazioni a forma di croce greca, i vialetti ed i pergolati. Ora, i Sacchetti hanno patrocinato un "cancello sipario", affidandolo a Kounellis: sarà inaugurato il 28 novembre dal vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, dall'Abate della Basilica e dal direttore dei Musei Vaticani. Kounellis spiega: «Il sipario crea un ipotetico impedimento; ma dalle sue trasparenze, si vedono gli attori». E qui, gli attori sono le piante da frutto, antiche e nuove, i bellissimi fiori delle varie stagioni. Buranelli non vede contraddizioni tra l'Hortus conclusus e la sua apertura verso l'esterno, mentre ripercorre le fasi storiche del luogo: anfiteatro di Eliogabalo, ripartito in tre ordini come ci mostrano Palladio e Peruzzi; poi, con Aureliano, roccaforte inglobata nelle sue mura; così, da residenza imperiale diventa, appunto, un orto monastico. E Giovanna Sacchetti conclude: «II cancello di ferro finora esistente precludeva la vista dall'esterno, e celava l'incanto che ci si aspetta, varcando la soglia». Già: Roma antica sì rinnova ancora e ulteriormente. Forse, era ora.