Tra battaglie su costi della politica e Welfare passa in secondo piano, in questa Finanziaria 2008, l'affossamento, che fin qui essa decreta, del «Centro per il libro e la lettura», l'organo che, gettando un ponte tra pubblico e privato, dovrebbe sancire la nascita della Nuova Era del tutti insieme virtuosamente per rendere l'Italia, sotto il profilo della diffusione della lettura, un «paese normale». La verità qual è? Bambole, non c'è una lira, per dirla come l'impresario all'antica apostrofava le sue soubrettes? Nella sostanza, fino a queste ore, sì, ma la faccenda è più articolata. Piccola cronistoria: il «Centro» in questione dovrebbe essere un organismo cui facciano capo le politiche pubbliche disperse fra tre o quattro ministeri, Enti locali ecc... e un organo permanente di confronto con l'intera filiera del privato, editori, librai, scrittori, anch'essi, con fiere, festival, campagne sconti, impegnati sullo stesso fronte; a settembre 2006, dopo un quinquennio di confronto con due ministri che sembravano venire da Marte, Urbani e Buttiglione, il mondo del libro si trova di fronte un Rutelli decisionista che dice «lo facciamo, appuntamento a ottobre»; e in effetti il 25 ottobre si firma un protocollo d'intesa; il 29 marzo 2007 il sì della Conferenza Stato-Regioni; a inizio maggio alla Fiera di Torino Rutelli dice «è fatta, manca solo l'ok del Consiglio di Stato»; ma a giugno il Consiglio boccia il nuovo organismo che dovrebbe avere autonomia economico-amministrativa e, marcia indré, ne demanda le funzioni al già esistente Istituto interno al Ministero. Che, per Dna, nulla ha a che fare con la «sinergia virtuosa» tra pubblico e privato. A ottobre alla Buchmesse l'Aie denuncia lo stallo. A novembre, alla presentazione di «Più libri più liberi» il presidente Aie Federico Motta sbotta: «Era una bellissima idea, ma si è capito che non se ne farà niente. E allora noi facciamo da soli». In effetti nella Finanziaria 2008 del «Centro» non v'è cenno. Però il Consiglio dei Ministri, il 30 ottobre, ha approvato il nuovo ordinamento del Mibac e lì il Centro è previsto. Chi ha ragione? Bisognerà aguzzare occhi e orecchi e verificare se, tra passaggi per le Camere e decreti attuativi, il sospirato organismo si vedrà riconosciute esistenza e sussistenza.