AL RECENTE CONVEGNO DEL FAI (Fondo per l'ambiente italiano) il Ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, per accattivarsi la snobistica platea ha così sentenziato: "Architetti e urbanisti hanno perso una battaglia storica, non sono riusciti ad imporre una leadership. Hanno vinto i geometri che hanno accondisceso in modo incompetente ai committenti". Il Corriere della Sera ha dedicato due pagine al caso - giacché di caso si tratta - che ha provocato la dura reazione del Presidente della Cassa dei geometri (futuro Presidente del Consiglio Nazionale) Fausto Savoldi il quale ha rammentato con sarcasmo che il mostro del Fuenti non era stato certo opera dei geometri, ma di noti architetti. Un esponente di spicco dell'urbanistica, dell'architettura e della politica, Pierluigi Cervellati, non se la sente "di attribuire ai poveri geometri colpe maggiori di quelle che invece ricadono sugli architetti e sugli urbanisti". Probabilmente avrà anche pensato a quel mostro di Punta Perotti, l'enorme fabbricato costruito sul lungomare di Bari su progetto di un team di architetti, capogruppo Renzo Piano, titolare di uno studio con un piccolo esercito di architetti, che realizza progetti in Europa, in America e in Asia, ma che non disdegna di essere corresponsabile di una delle più vergognose iniziative che ha visto la protesta non solo dei cittadini baresi, ma di mezza Italia della politica e della cultura. Ma ha ragione chi chiama in causa politici e pubblici amministratori: basta ricordare, passando di mostro in mostro, l'albergo realizzato sul lungomare stabiese in località Pozzano, il cui progetto fu approvato dall'amministrazione comunale di Castellammare per risolvere i problemi occupazionali e per operare una bonifica ambientale, facendo ricorso al "contratto d'area", lo strumento operativo (varato alla fine del 1996) che consente l'accordo tra amministrazioni statali e locali, rappresentanze dei lavoratori e degli industriali finalizzato a realizzare lo sviluppo e la nuova occupazione nelle zone riconosciute come "aree di crisi". L'approvazione del contratto di area presuppone un procedimento complesso (la conferenza dei servizi) nel quale intervengono tutte le amministrazioni interessate, anche se non sono parti tipiche del procedimento. Nel caso in questione, alla conferenza parteciparono anche rappresentanti del Ministero dell'Ambiente e, per il ministro dei Beni culturali ci fu addirittura la presenza di Willy Bordon. Strano Paese, il nostro, se la difesa del paesaggio può tranquillamente essere abbandonata se la disoccupazione operaia lo richiede. Ma le contraddizioni non finiscono mai: dal lassismo del medio evo edilizio degli anni 50 si è passati a quella "sbornia urbanistica" (questa l'icastica definizione di Ugo La Malfa) che ha portato, con troppi divieti nella pianificazione territoriale al gravissimo fenomeno dell'abusivismo. Pesanti responsabilità gravano su quei politici (il caso di Napoli è esemplare) che hanno instaurato un regime che è un mix di nichilismo edilizio e di parossismo urbanistico, che porta addirittura a una demenziale applicazione delle norme. Un esempio recente è stato fornito da un progetto di clonazione di un fabbricato di nessun pregio architettonico o storico, demolito 40 anni fa. La rivista dell'Amai Campania (l'antica associazione culturale fra ingegneri e architetti) ha denunciato l'assurdo caso di questo edificio che sarà realizzato in violazione della legge Tognoli, delle misure antisismiche e dell'eliminazione delle barriere architettoniche: muratura di tufo, solai in legno, assenza di ascensore e mancanza di parcheggi. A nessun geometra sarebbe saltato in mente di progettare questo piccolo mostro, che, in particolare a Napoli, la categoria è di accertata professionalità. Basti rammentare che quando alla fine del 2002 nella pubblica opinione si sviluppò vivace il dibattito sulla legge istitutiva del "registro del fabbricato" al convegno organizzato dal Rotary nel dicembre, gli interventi critici più concreti e persuasivi furono proprio quelli del professor Guido D'Angelo e del presidente del Collegio dei Geometri, Francesco Abbate. Cade nel ridicolo Rutelli quando se la prende con gli incolpevoli geometri, lui che ha sulla sua cattiva coscienza il consenso alla dissacrazione dell'"Ara Pacis" e alla concessione a Valentino del monumento Augusteo per l'esposizione dei suoi modelli. Così gli americani avranno potuto leggere l'invito del New York Times a visitare a Roma il museo di Valentino.
L'Italia dei geometri secondo Rutelli
Il Ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, ha affermato che gli architetti e gli urbanisti hanno perso una battaglia storica e che i geometri hanno accondisceso in modo incompetente ai committenti. Il Presidente della Cassa dei geometri, Fausto Savoldi, ha risposto con sarcasmo, affermando che il mostro del Fuenti non era stato opera dei geometri, ma di noti architetti. Un esponente di spicco dell'urbanistica, dell'architettura e della politica, Pierluigi Cervellati, ha affermato che non si deve attribuire alle geometre colpe maggiori di quelle degli architetti e degli urbanisti.
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