Il patrimonio culturale, nella sua doppia e indissolubile dimensione antropica e naturalistica che si declina in aspetti sia materici sia virtualisimbolici, è una straordinaria occasione di sviluppo economico. Il suo valore non è solo il suo essere attrattore turistico - grande opportunità economica, nel nostro Paese non ancora completamente esplorata - ma anche essere luogo per sviluppare un insieme di tecnologie, materiali, contenuti e processi dall'elevato contenuto hi-tech, esportabili con credibilità e dalle importanti ricadute su altri settori. La valorizzazione di tale patrimonio richiede però una profonda riflessione sugli strumenti di politica economica per orientare e rafforzare il suo sviluppo: tema oggi tutt'altro che scontato, vista la parziale efficacia di molti strumenti, come gli incubatori d'impresa, i fondi misti pubblico-privati e i "finanziamenti a pioggia". Affrontare questo tema è ancora più urgente visto l'emergere di una nuova struttura economica, quella post-industriale, che introduce nuove regole e nuovi comportamenti e che sta creando una nuova "specializzazione produttiva" delle aziende italiane, messa in luce dall'ultimo rapporto dell'Istituto Tagliacarne sulla Piccole e medie imprese, che i) incorpora nei prodotti fisici anche " servizi innovativi"; 2) integra aspetti industriali con saperi artigianali; 3) caratterizza il prodotto finito con qualità e flessibilità, intesa come adattabilità non tanto alle variazioni congiunturali quanto alle esigenze del consumatore. Il convegno recentemente organizzato da Enea su «Distretti e tecnologie per i beni culturali», è stato un'eccellente occasione per meditare su questi temi e identificare gli strumenti più adatti per la creazione della filiera centrata su beni culturali: vi sono infatti due possibilità molto concrete. Innanzitutto «Industria 2015», strumento messo a punto dal ministro Bersani che individua nelle reti di impresa, nella finanza innovativa e soprattutto nei Progetti di Innovazione Industriale (Pii) i nuovi strumenti per garantire il riposizionamento strategico del sistema industriale italiano. Il fatto che uno dei cinque Pii sia «tecnologie innovative per i beni culturali» è una grande opportunità. L'altro strumento sono i distretti. La Regione Lazio è in procinto di lanciare, insieme al ministero dell'Università e della ricerca e il ministero dei Beni e le attività culturali il primo distretto tecnologico della cultura. Per la prima volta il patrimonio culturale non è solo luogo per interventi di conservazione e digitalizzazione, ma diviene attore principale nel sviluppare tecnologie, materiali, processi che si applicano non solo nel suo ambito ma anche in altri contesti industriali. La sfida è come organizzare questa nuova tipologia di distretti: non solo il tipo di governance, ma anche le infrastrutture necessarie per un suo corretto funzionamento ed efficace supporto alle imprese (ad esempio supporti digitali per le comunità di pratica, laboratori "a cielo aperto" per costruire le applicazioni "insieme agli utenti" eccetera). In questo contesto L'Enea può giocare un ruolo importante. Le sue competenze applicabili a molti ambiti del patrimonio culturale (analisi microbiologiche, caratterizzazioni sismiche, interferometrie, prospezioni Radar eccetera) e la sensibilità "economica" del suo presidente Luigi Paganetto possono diventare un modello di impiego delle competenze scientifiche in stretto contatto con le esigenze del mercato. La recente convenzione siglata fra il ministero dei Beni e le attività culturali insieme all'Enea e al Cnr vuole infatti rafforzare la ricerca in questo settore creando un raccordo più operativo fra laboratori e utilizzatori. E oggi arriva il master L'importanza economica del turismo culturale e, più in generale, di una adeguata valorizzazione del patrimonio culturale sono oramai un fatto acquisito. Qualsiasi intervento per rafforzare questo settore non può però prescindere da un grande sforzo formativo: va infatti creata una nuova generazione di attori capaci di valorizzare questo immenso patrimonio utilizzando sia i saperi tradizionali sia quelli abilitati dalle nuove tecnologie - soprattutto digitali - che rendono possibili nuove forme di fruizione e uniscono alla componente didascalica quella emozionale. In Italia abbiamo le scuole alberghiere, le scuole in cui si studia la conservazione dei beni culturali o le università dove si formano i manager delle destinazioni turistiche. Manca la formazione per chi deve concepire e progettare il prodotto culturale. Una sfida che richiede molti saperi: storico-culturali ma anche di marketing e di design, psicologici ma anche tecnologici, dove molte di queste discipline devono essere reinventate. Il marketing, per esempio, diventa marketing simbolico, più attento alla dimensione immateriale ed emozionale. Il fatto che non esistano luoghi deputati a formare queste competenze è tipico di ogni fenomeno innovativo: il mondo accademico e quello della formazione aziendale rispondono a una domanda esplicita di figure professionali, mentre non si preoccupano di contribuire alla formazione di quelle figure che non sono ancora esplicitamente richieste dal mercato ma sono chiaramente individuabili da chi ne osserva la dimensione evolutiva. È in questo ambito che nasce un'importante iniziativa a Roma, resa possibile da una felice intuizione di Andrea Mondello- presidente della Camera di commercio di Roma e di UnionCamere -e da un'immediata risposta di Domus Academy, una delle più prestigiose scuole di design italiane. Oggi viene infatti annunciato il primo master in «Progettazione dell'esperienza culturale». Questo master è stato pensato per un numero ristretto di allievi - circa una quindicina - e dal forte taglio internazionale (il 6o sono stranieri) e vuole essere la prima scuola che coniuga operativamente due parole chiave per l'Italia: design e patrimonio culturale. Tra gli obiettivi di questo corso vi è anche una nuova centralità per lo studio della storia, che deve ritornare a essere un aspetto essenziale del curriculum didattico non solo degli studiosi delle materie umanistiche. I benefici di tale studio non sono infatti legati solo alla qualità della narrazione del nostro Patrimonio culturale. Come afferma lo storico Piero Bevilacqua, occorre contribuire alla formazione di una classe dirigente che sia consapevole del proprio punto di partenza. La prospettiva storica ci aiuta pertanto a costruire una "memoria consapevole", uno dei pochi antidoti a disposizione contro lo sradicamento delle persone dalle particolarità dei loro luoghi, la cancellazione delle identità locali e l'omologazione spinta dalla globalizzazione.
Distretti anche per la cultura
Il patrimonio culturale è una risorsa economica straordinaria che può essere valorizzata attraverso la creazione di tecnologie, materiali e processi innovativi. Tuttavia, la sua valorizzazione richiede una profonda riflessione sugli strumenti di politica economica per orientare e rafforzare il suo sviluppo. Il convegno "Distretti e tecnologie per i beni culturali" ha identificato due possibilità concrete per creare una filiera centrata su beni culturali: Industria 2015 e i distretti tecnologici della cultura. L'Enea può giocare un ruolo importante nel supporto alle imprese e nella creazione di tecnologie innovative per il patrimonio culturale.
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Bene culturale
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