La Procura chiede l'archiviaziorie ma critica: «Non c'è stata collaborazione» Il Pm Antonio Rustico ha chiesto l'archiviazione per i .due dirigenti del Comune finiti sotto inchiesta per violazione del Codice di tutela dei beni architettonici dopo il pasticcio di Strada Maggiore. Come si ricorderà, la scorsa estate erano iniziati i lavori di asfaltatura dell'ultimo tratto della strada, posta sotto il vincolo della Soprintendenza per il suo valore storico. Lavori bruscamente interrotti, con relativo diluvio di polemiche politiche e rabbia dei residenti, dalla stessa Soprintendenza che successivamente presentò un esposto secondo cui il Comune aveva agito senza autorizzazione. Di qui l'apertura t dell'inchiesta da parte de) magistrato, che nei giorni scorsi ha chiesto l'archiviazione (per il dirigente del Settore lavori pubblici Raffaella Bruni e per il responsabile del procedimento amministrativo), non senza, criticare l'operato dei due soggetti istituzionali coinvolti e, soprattutto, invitandoli a comunicare di più. «L'estrema genericità del progetto di manutenzione presentato dal Comune sottolinea Rustico nel provvedimento , ha finito con l'ingenerare equivoci e confusione, che certo potevano evitarsi se il Comune avesse appunto presentato e la stessa Soprintendenza richiesto e preteso un progetto più chiaro preciso». Tutto sarebbe dunque stato frutto di un equivoco. Il Comune nel settembre 2006 aveva presentato domanda di autorizzazione di un Piano decennale di manutenzione delle vie del centro, nel quale si faceva riferimento anche al tram 'Civis', che appunto passerà, fra le altre vie, in Strada Maggiore. Per il Civis, però, è previsto un iter diverso di approvazione. La Soprintendenza aveva detto sì solo al progetto decennale di manutenzione ma, quando ha visto i lavori in Strada Maggiore, ha pensato si trattasse di quelli del Civis. E così ha bloccato tutto, anche perchè doveva essere concordato il colore dell'asfalto da usare (quello rossiccio poi utilizzato giorni fa quando la strada è stata asfaltata). Un equivoco, appunto, generato dall'imprecisione del Comune (che non aveva specificato la natura di quel singolo intervento, peraltro dimenticandosi di avvisare la Soprintendenza dell'inizio dei lavori) e dalla scarsa tempestività della Soprintendenza, che non ha chiesto spiegazioni subito ma si è poi rivolta alla magistratura. «Per quanto possa apparire paradossale aggiunge il pm nella richiesta, controfirmata dal procuratore capo Enrico Di Nicola due uffici pubblici con specifica competenza tecnica interpretano il provvedimento del 17112006 (ossia l'approvazione della Soprintendenza; ndr) in modo opposto, l'uno ritenendo e l'altro escludendo che il parere favorevole riguardasse Strada Maggiore». E' poi mancata «la opportuna e personale collaborazione tra funzionari pubblici». L'invito, dunque, è che d'ora in poi si instauri un (vero) dialogo. La dirigente comunale. «Vero, non tutto funzionò» «SONO soddisfatta per la richiesta d'archiviazione. Certo, condivido l'opinione della procura che se avessimo comunicato di più, noi e la Soprintendenza, tutto questo non sarebbe successo». Raffaella Bruni, dirigente del Settore lavori pubblici del Comune, è tutto sommato contenta. La dirigente e un collega, entrambi difesi dall'avvocato Raffaele Miraglia, possono tirare un sospiro di sollievo, perché l'inchiesta penale aperta contro di loro (per violazione dell'art 169 del Codice di tutela dei beni architettonici, che sanziona i lavori eseguiti senza autorizzazione) si avvia a una conclusione positiva. Però il Comune, per il magistrato, è stato impreciso e poco comunicativo con la Soprintendenza. «Dal primissimo momento aggiunge Bruni l'abbiamo ammesso. Qualcosa non ha funzionato nelle comunicazioni. Per questo fin da subito abbiamo detto: 'Parliamoci'. Noi pensavamo di agire con l'autorizzazione, loro erano di parere diverso. Quando i lavori sono stati bloccati, abbiamo fornito tutta la documentazione e la massima disponibilità a chiarire. L'importante è che ora la Strada Maggiore sia tornata agibile e vi si possa circolare senza problemi. Il nostro Piano decennale era un progetto innovativo, che doveva rendere più fluidi i rapporti con la Soprintendenza». Invece, è accaduto esattamente l'opposto. «Questo incidente di percorso conclude per me è stato utile. Ha dimostrato che qualcosa non funzionava. Ora proporremo alla Soprintendenza di incontrarci spesso per trovare un percorso comune che porti all'approvazione del Piano».