LIMITARE L'ESPANSIONE EDILIZIA è il quarto "comandamento" del decalogo per una «Toscana più sostanibile» che ieri il presidente della Regione Claudio Martini ha presentato agli stati generali della sostenibilità all'Università di Novoli a Firenze. Una due giorni per capire, anche attraverso contributi di studiosi e esperti, quanto ancora c'è da fare per rendere lo sviluppo della Toscana ecocompatibile. Doveva esserci anche Asor Rosa, ma il professore influenzato (spiegano gli organizattori) ha dato forfait. Così è mancato l'atteso confrtonto fra Martini e l'intellettuale che aveva a suo tempo celebrato la "Toscana Felix" ma che oggi, non ritrovandola più attorno a se', ha messo insieme decine di comitati anticemento. sarebbe stato un bel confronto. Peccato perché il presidente della Regione proprio sull'uso del territorio ha scelto di marcare il proprio affondo contro «certa stampa» in cerca di «sommari sensazionalismi» e certi «intellettuali o ambientalisti» che dipingono una Toscana, invasa dal cemento, che non c'è. Attacchi fondati su dati lontanissimi dal vero («parlano di 20mila ettari l'anno» di edificazioni e di «un'occupazione dei suoli dell'82 tra 50 anni»). Dove invece la crescita edilizia, dice Martini, è di meno di milla ettari all'anno (almeno fino al 2000 perché dati più recenti non ce ne sono). Ma ristabilito il principio che «non siamo noi, la Toscana, il problema ambientale, urbanistico e paesaggistico» d'Italia, poi però il presidente Martini si mostra consapevole che la fame di territorio pregiato, com'è quello toscano, è pericolosa. E così nel suo decalogo (vedi scheda a fianco) fissa alcuni paletti. Dove si privilegia il recupero alle nuove costruzione e si limita l'espazsione edilizia nelle nuove aree. Dove si pensa di ostacoilare con penalità fiscali i comprtamenti ambientalmente meno virtosi e si contrasta l'uso «scorretto» degli oneri di urbanizzazione e dell'Ici per coprire i bilanci dei comuni. Dove si incentiva la bioarchitettura e si obbligano le nuove costruzioni a mettere pannelli solari (su questo il regolamento sarà pronto a giugno 2008). Paletti che però non devono impedire di dire dei chiari sì a scelte come la tramvia a Firenze, la Tav, l'autostrada Tirrenica. Perché c'è bisogno per Martini di ritrovare una crescita economica che fin qui è stata parecchio rallentata. Ma il direttore dell'Ibemet Cnr Marracchi chiede un cambio di modello. Quello fin qui seguito, tutto misurabile in termini di Pil («cresce il Pil - dice- ma la gente vive peggio»), sta facendo cambiare (in peggio) il clima . La Toscana ad esempio è sempre più calda e così «le rondini adesso arrivano a metà febbraio». «Servono fatti concreti - spiega - meno ipermercati e meno convegni sull'ambiente. Più che megakermesse sarebbe meglio mettersi attorno a un tavolo e decidere». Più dubbi li nutre Franco Prodi. «Conosciamo le dinamiche del bilancio energetico del sistema Terra, il ruolo del gas serra e degli inquinanti - spiega il direttore dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e clima del Cnr di Bologna -, ma non conosciamo quanto incida su tutto questo l'opera dell'uomo».