Era il 29 ottobre 2004. Negli uffici della Ragioneria generale a palazzo Trissino si riunivano dirigenti dei Lavori pubblici e di Amcps per brindare al varo del progetto definitivo per il restauro di palazzo Chiericati, disegnato 443 anni fa da Andrea Palladio e oggi sede del museo civico. La stima dei costi ammontava a quasi 4 milioni di euro, frutto di vari contributi, il più importante dei quali, pari a 3 milioni, elargito dalla Fondazione Cariverona. Altri 620 mila venivano garantiti dallAutostrada Serenissima, mentre la partecipazione delle casse comunali arrivava a 460 mila euro. Sono passati più di tre anni, il manifesto con il simbolo della Fondazione appeso allesterno della pinacoteca si sta guastando, ma quel progetto non è ancora decollato, perché non è mai arrivato il via libera delle Sovrintendenze. Peccato che, nel frattempo, i costi siano lievitati: servono più soldi per i materiali, più soldi per la manodopera, più soldi per gli impianti tecnologici. Il conto dei continui rinvii subiti dallamministrazione comunale è stato calcolato in almeno 700 mila euro, da aggiungere ai 4 milioni iniziali. Tutti euro da prelevare dalle casse comunali, attraverso specifici mutui, perché la Fondazione ha già mostrato qualche segno di fastidio per la dilatazione dei tempi allinfinito. «E ci credo - afferma lassessore comunale ai Lavori pubblici Carla Ancora - è passato davvero tanto tempo, ma ancora non abbiamo la benedetta firma che ci consenta di avviare il cantiere. Speriamo questa sia la volta buona». Il riferimento dellassessore è al vertice andato in scena venerdì, alla presa dei vertici regionali dei Beni culturali. Ancora una volta lamministrazione comunale ha mostrato i progetti redatti da Amcps, completamente modificati nellultimo anno, dopo il rinvenimento di reperti archeologici nel cortile, proprio dove sarebbero dovuti essere alloggiati gli impianti tecnologici. «Abbiamo mostrato il nuovo progetto, che prevede di sfruttare una parte della barchessa costruita in tempi più recenti, liberando addirittura nuovi spazi espositivi nellala ottocentesca. I vantaggi sono numerosi sotto tutti i profili. Ci auguriamo di aver convinto le Sovrintendenze. Anche perché non ci sono più alternative». O così, o pomi.