La Soprintendenza non fa nulla per salvarla -------------------------------------------------------------------------------- ANSEDONIA. I ruderi della chiesa di San Biagio, nella frazione di Ansedonia, giacciono abbandonati tra i rovi e questo fatto origina numerose perplessità e accese proteste da parte della cittadinanza e la Soprintendenza non fa nulla. L'Ansedonia è il luogo dove la leggenda popolare colloca il ritrovamento delle reliquie di San Biagio da parte di alcuni contadini che, si narra, mentre stavano arando un campo, avrebbero rinvenuto il teschio del santo patrono di Orbetello, il cui culto è ancora molto presente e vivo tra i cittadini lagunari. Dal libro di Fanciulli e Cerulli "San Biagio nella storia e nella tradizione di Orbetello" si possono ricavare numerose informazioni riguardo l'antica chiesina di Ansedonia, ma gli stessi autori fanno un'osservazione interessante e degna di nota "Questi ruderi - si legge - che mi hanno sempre affascinato, meriterebbero più che una visita fugace, un attento e approfondito esame da parte degli studiosi e della Soprintendenza all'antichità e belle arti". Lo stesso autore, Luciano Cerulli che ha curato questa ricerca, tredici anni fa, quando il libro è stato stampato, evidenzia quello che si può osservare ancora oggi «Malgrado la pessima conservazione, dovuta anche alla rigogliosa vegetazione che avvolge gli ultimi avanzi di ciò che resta della chiesa di San Biagio di Ansedonia, è possibile scorgere frammenti della navata del dodicesimo secolo". Un pezzo importante della storia di Orbetello, un bene antico e prezioso, legato a un Santo venerato, la cui figura si perde tra realtà e leggenda nei meandri della storia, è abbandonato alle intemperie e alla vegetazione, sembra ormai dal 1826. «Da allora in poi non si hanno altre notizie particolari, infatti negli atti della visita pastorale del 1826 non risulta alcuna ispezione alla chiesa rurale di Ansedonia. Ciò vuol dire che, in quell'anno, la chiesa di San Biagio era già abbandonata». Oggi la custodia dei preziosi ruderi è affidata all'ente preposto alla loro conservazione, cioè alla Soprintendenza ai beni culturali che, a quanto pare, non ha ancora predisposto alcun intervento per valorizzare il bene archeologico o, semplicemente, non ha i mezzi per sostenere un progetto di restauro. Molti cittadini, affezionati al culto di San Biagio, però non apprezzano «Almeno potrebbero tagliare l'erba - commentano passando di fronte al sito recintato - se non possono farlo loro, l'Amministrazione poterebbe predisporre la manutenzione dei ruderi che vanno in rovina». Ma perché dal Comune nessuno interviene? A spiegarlo è l'assessore ai lavori pubblici, Nerio Mastacchi «I siti di competenza della Soprintendenza - dice - sono interdetti agli operai dell'Ente locale, gli esperti ci hanno sempre intimato di lasciare a loro la manutenzione dei reperti perché un lavoro, eseguito da mani inesperte, potrebbe creare più danni che benefici. Tagliare l'erba potrebbe significare urtare un pezzo di muro e perdere per sempre frammenti di un affresco». L'esempio dell'assessore calza a pennello, se non fosse che l'incuria potrebbe causare danni maggiori di quelli di una falciatrice.