Un dato che emerge dalle Note sulla congiuntura della Sicilia, pubblicate recentemente a cura della sede palermitana della Banca dItalia, è la riduzione nel primo semestre 2007, dopo tre anni di crescita ininterrotta, dei flussi turistici nella nostra regione. Più precisamente: le presenze estere sono aumentate del 3,2 per cento, a fronte di un calo però del 5,7 per cento di quelle di connazionali. Mentre nel 2006 i tassi di crescita erano stati rispettivamente pari all11,4 per cento ed al 2,7 per cento. I parametri positivi del 2006 riflettevano probabilmente una spesa della Regione siciliana per la promozione turistica, pari a 200 milioni di euro nel triennio 2003-2005, decisamente superiore a quella delle altre regioni italiane: una volta e mezzo quella del Lazio, due volte quella del Trentino, dodici volte quella della Liguria ("Sicilia Imprenditoriale", 7 novembre 2007). Ma, a ben vedere, anche nel 2006 con riferimento alla spesa pubblica per il turismo, non ci si è fatti mancare niente. Chi è andato a spulciare tra le righe del rendiconto generale della Regione, relativamente ai fondi gestiti dallAssessorato al Turismo, annota una somma complessiva di 50 milioni di euro, un terzo dei quali assorbiti dal funzionamento delle aziende autonome di cura, soggiorno e turismo, aziende, come è noto, teoricamente in fase di liquidazione. "Taormina Arte" è la manifestazione turistica privilegiata con un finanziamento pari a tre milioni e mezzo. Ma cè qualcosa in più dei 50 milioni annui per il turismo. Alle numerose sagre e festini che si tengono ogni anno in giro per la Sicilia viene dedicata una somma ulteriore non indifferente: 10 milioni di euro. Ora non è facile dire se i volumi di spesa indicati siano stati impiegati con regole di efficacia ed efficienza. Sarebbe però opportuno che qualche uomo di governo provasse a spiegare perché, pur di fronte a un investimento pubblico cosi rilevante, sicuramente tale rispetto ad altri settori, non si sono prodotti nel 2006 accettabili risultati. Proviamo ora a verificare eventuali correlazioni positive tra la spesa dei fondi europei per la promozione turistica della Sicilia e i risultati finora ottenuti sotto forma di differenziali in alcune variabili predeterminate. La somma utilizzata al giugno 2007 risulta pari a 64 milioni con unalta percentuale di pagamenti su costi complessivi (87 per cento). Grazie alle politiche messe in atto con il sostegno dei fondi europei, rispetto al valore iniziale (2000-2003), sono raddoppiati i visitatori dei musei mentre non cè significativa variazione tra i visitatori dei siti archeologici. Unincongruenza che anchessa meriterebbe di essere interpretata. Più interessante un altro indice: al deciso aumento delle presenze medie in bassa stagione sul totale delle presenze annuale fa da contrappunto negativo la diminuzione della durata media dei soggiorni (da 3,43 a 3,2). Un ultimo parametro, questo decisamente sconfortante: dal 2000 al 2006 si è registrato in Sicilia un aumento irrisorio dei posti barca, meno di mille, in controtendenza rispetto ad altre regioni dItalia che si affacciano sul mare e oltre tutto non soddisfacendo una domanda locale che, secondo gli studi di mercato, potrebbe alimentare una filiera industriale localizzata proprio in Sicilia con un importante sbocco anche nellesportazione. Torniamo al punto di partenza. Cè dunque un segnale negativo che traspare da una delle aree di reddito più importanti per leconomia siciliana, quella del turismo appunto. È allarmante che linversione del ciclo si verifichi malgrado un trend sostenuto di spesa. Mentre è obbiettivamente ancora poco decifrabile il grado di addizionalità ottenuto per i flussi turistici con la spesa dei fondi europei. Su questultimo punto, per un giudizio obbiettivo, occorrerà attendere ancora qualche tempo visto gli inevitabili gap temporali da mettere in conto tra effettuazione di una spesa e raggiungimento di un risultato. Cosi pure, manca, allo stato, unanalisi sul moltiplicatore della spesa per il turismo capace di farci comprendere tra laltro se alcune «piogge» di finanziamenti producono effetti sul sistema turismo o servono solo a procurare consensi elettorali. Resta il rammarico che ben poco finora abbiano fatto, in questo senso, gli operatori locali del settore turistico, molti dei quali di grandissima competenza e coraggio, rinunziando a creare un organismo, in sinergia magari con le università e la Regione, in grado, con progetti di ricerca, di suggerire utili analisi costi-benfici sulla modalità di impiego della spesa pubblica a vantaggio del settore. La letteratura sul tema disponibile - quella seria intendiamo, non la paccottiglia cartacea assemblata su laute commissioni e buona solo a intercettare contributi - non si è mai misurata su una questione fondamentale: a quale e a quali modelli turistici, tra gli innumerevoli conosciuti, leconomia siciliana dovrebbe puntare? La risposta potrebbe essere un buon vincolo di partenza per evitare sprechi finanziari, massimizzare la spesa, accrescere il moltiplicatore di reddito legato a questa ultima. Cinquanta milioni di euro lanno non è poca cosa: si potrebbero assumere, per occuparli nel settore, con regolare selezione, sintende, qualcosa come 30 mila unità di lavoro. Nella somma algebrica tra i nuovi addetti e i vecchi, finora adibiti a iniziative di promozione dal risultato discutibile, il segno positivo sarebbe assicurato. E cosi anche il valore (maggiore) del moltiplicatore del reddito.
SICILIA -spese pe rl'immagine, meno turisti
Il turismo in Sicilia ha registrato una riduzione dei flussi turistici nel primo semestre 2007, con un aumento del 3,2% delle presenze estere e un calo del 5,7% delle presenze di connazionali. La Regione siciliana ha investito 50 milioni di euro nel turismo nel 2006, con una spesa di 10 milioni di euro per le sagre e festini. Le politiche messe in atto con il sostegno dei fondi europei hanno raddoppiato i visitatori dei musei, ma non hanno avuto un impatto significativo sui siti archeologici. La durata media dei soggiorni è diminuita, mentre il numero di posti barca è rimasto stabile.
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