Si accenderanno tra due mesi i cento occhi telematici installati nei primi anni Novanta lungo il perimetro esterno degli scavi e all'interno delle trenta domus più importanti, e mai andati in funzione, È l'impegno preso dagli ispettori del ministro Urbani che ieri hanno comunicato l'intenzione di controllare tutte le fasi che condurranno all'attivazione delle telecamere. Dopo varie false partenze, cinque milioni di euro spesi, un decennale braccio di ferro tra amministrazione e sindacati su chi doveva controllare la stanza dei bottoni si è giunti fino all'incendio dello scorso dicembre, che ha distratto i dodici monitor della sala regia, spegnendo le telecamere e la sicurezza del sito. Gli inquirenti che indagarono sulle cause dell'incendio stabilirono che ad alimentare le fiamme fu un corto circuito partito da uno dei generatori di alimentazione. Dopo un anno di black out totale, la soprintendenza si è messa in moto per ripristinare il sistema di videosorveglianza. «Questa volta non ci saranno false partenze - ha assicurato il capo di Gabinetto del ministero, Raffaele Squitieri - controllerò in prima persona che il progetto vada in porto». In attesa che i controllori telematici si accendano sui tesori della città sepolta, nei prossimi giorni scatterà un'altra fase del piano di sicurezza stabilito ieri in soprintendenza: la sistemazione in un museo di tutti i reperti asportabili dall'area archeologica che hanno un grande valore storico e artistico. «In questo modo -spiega il dottor Squitieri - custodiremo i tesori dell'antica città in luoghi sicuri». Non è ancora stato stabilito dove saranno collocati i tesori che verranno portati via dall'area archeologica. Certo è, invece, che la platea mondiale potrà continuare ad ammirarli, qualsiasi sarà il luogo prescelto, Ma è presumibile anche che la decisione potrà alimentare polemiche, specialmente se il patrimonio pompeiano dovesse disperdersi su più «vetrine».». Intanto, i carabinieri del nucleo tutela e patrimonio artistico di Napoli, diretti dal tenente Lorenzo Marinaccio, continuano incessantemente a indagare sull'anomalo furto avvenuto nella "Casa dei Ceii": non è ancora persa la speranza che il pozzo del primo secolo a.C. possa ritornare al suo posto.