Un grosso pericolo. Uno strumento attraverso il quale si rischia di aumentare il divario tra il Nord e il Sud. È così che le regioni del Mezzogiorno d'Italia, Campania, Calabria e Puglia in primis, definiscono il federalismo differenziato, il processo avviato dalla Lombardia per attribuire agli enti locali che ne faranno richiesta competenze su alcune materie e anche risorse necessarie per gestirle. Il tutto mentre ancora deve definirsi il quadro sul federalismo fiscale, al punto che il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani (foto), ha convocato un incontro tra i governatori per oggi a Roma. La questione centrale riguarda il modo in cui le funzioni sono finanziate. La richiesta delle Regioni del Nord è di poter contare non solo sulle risorse che dallo Stato sono trasferite a loro, ma anche su quelle raccolte sul territorio. Se così fosse, avvertono le Regioni del Sud, il divario sarebbe enorme perché è chiaro che le risorse sono asimmetriche. Come dice l'assessore alle Finanze della Calabria Vincenzo Spaziante: «Una delle questioni - spiega - che si pone quando si parla dell'articolo 116 della Costituzione riguarda come a un'asimmetria sul lato delle competenze corrisponda un'asimmetria sul lato del finanziamento. L'articolo stabilisce che le forme e le condizioni particolari di autonomia devono essere coerenti con l'articolo 119, che fissa i principi generali delle modalità di finanziamento delle autonomie territoriali. Ed è quindi un richiamo costituzionale alle esigenze perequative e solidaristiche dell'intero sistema di relazioni istituzionali. Altrimenti, per le Regioni più deboli verranno meno i fondi essenziali non solo alla crescita ma al mantenimento degli attuali servizi». «Il dibattito sul federalismo differenziato è generico, ideologico e sicuramente non è una priorità - dice Francesco Saponaro, assessore al Bilancio della Puglia - o si vogliono cambiare le carte in tavola rispetto al disegno di legge sul federalismo fiscale o si vuole surrettiziamente introdurre il concetto che ognuno è libero di gestire le risorse del territorio». Prioritarie per il presidente lombardo Roberto Formigoni sono materie quali l'ambiente, la formazione e l'assunzione di giudici di pace e i beni culturali. «Il percorso di attuazione del federalismo differenziato - ha sottolineato - non può che andare di pari passo con il federalismo fiscale, dal momento che al trasferimento di competenze deve corrispondere un trasferimento di risorse». Ma le perplessità del Mezzogiorno restano. «I rischi che corrono le Regioni del Sud - spiega Sandro Frisullo, vicepresidente della giunta della Puglia - è legato alla modifica dell'ordinamento statale: se questo viene cambiato dando competenze e risorse alle Regioni più ricche, può accadere che si modifichino le entrate e quindi anche il fondo di perequazione potrebbe essere messo in discussione». Intanto la Conferenza delle Regioni ieri ha sbloccato i 5 miliardi di euro per il riparto della sanità, relativo al decreto 56 del 2000. Grazie a una proposta della Campania, infatti, viene stabilito il principio della sussidarietà e le Regioni che traggono più vantaggio dal riparto del fondo sono oltre alla Campania (che invece dei 12 milioni di euro che doveva perdere rispetto alla spesa storica ne perde 8), la Toscana (ne perde 12 rispetto ai 15), l'Umbria, la Liguria e il Veneto. «Dovevamo sancire un principio di sopportabilità delle perdite - spiega Marco Di Lello, assessore al Turismo della Campania - un principio che deve essere uguale per il Nord e per il Sud». Errani: «L'accordo raggiunto è un fatto molto positivo - dice - perché sblocca importanti risorse destinate al servizio sanitario».