Il Senato approva emendamento della Finanziaria: una norma "cucita" sul Massimo La Lega protesta "Favori a Napoli" -------------------------------------------------------------------------------- Arriva il salvagente per il San Carlo. Anzi unintera scialuppa di salvataggio: milioni di euro in contanti per risanare le casse sfiancate del Massimo. E arriva da Roma. Il Senato, ieri, ha approvato "larticolo 49-bis" della Finanziaria. Verrà istituito un fondo di 60 milioni di euro presso il ministero dei Beni Culturali (venti milioni per ciascuno dei prossimi tre anni) destinati a «contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche soggette ad amministrazione straordinaria». Una norma per salvare in extremis tutti i teatri in difficoltà, ma praticamente cucita su misura per il teatro partenopeo. Lemendamento per il 49-bis era blindato e ben studiato, presentato a doppia firma dallulivista Albertina Soliani e da Raffaele Tecce (Rifondazione). E ieri, ovviamente, è stato votato in maniera massiccia da tutta la maggioranza (stamattina ci sarà il voto sui 91 articoli del pacchetto). Voto in discesa (ha avuto lappoggio in extremis sia del senatore a vita Giulio Andreotti sia dellUdeur) che, secondo i tecnici, prelude un percorso netto e senza sorprese alla Camera. Unica voce fuori dal coro quella della Lega, che senza mai nominarlo direttamente ha attaccato proprio il commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi. Per gli uomini di Bossi, la manovra nasconde un «occhio di riguardo del Parlamento per Napoli». Ma la medaglia di questo emendamento si può guardare da entrambi i lati. Questi 60 milioni di euro (ovviamente non tutti arriveranno a Napoli, ma sicuramente una grossa fetta), sono proprio il segnale forte che i fondatori del San Carlo avevano chiesto questestate nel momento di massima crisi e di passaggio di gestione da Gioacchino Lanza Tomasi al Commissario. E soldi aveva chiesto Nastasi a Roma, appena insediato: un intervento massiccio di Roma, per innescare poi un volano di sponsor privati titubanti e in attesa. I soldi che la Finanziaria, infatti, farà piovere su Napoli, non sono fondi per la gestione ordinaria, come quelli del Fondo unico per lo spettacolo, ma sono euro che servono a ricapitalizzare, rimpinguare, rafforzare il patrimonio della Fondazione lirico sinfonica. Lemendamento Soliani-Tecce nei giorni scorsi aveva creato qualche mal di pancia. Walter Vergnano, presidente dellAnfols, aveva dichiarato sul "Giornale dello Spettacolo": «Sono contrario ad emendamenti che azzerino i debiti delle fondazioni. Significherebbe promuovere alcune gestioni che hanno creato dei disavanzi». Ma questa iniezione di fondi nel capitale del San Carlo, è la prima vera boccata di ossigeno, che fa ben sperare per il futuro del teatro. Sempre di ieri la notizia che è arrivato sulla scrivania del commissario il rapporto della Price Waterhouse (una delle grandi società internazionali di contabilità e revisione che ha setacciato i debiti del teatro). Si parla di oltre 60 milioni di debiti per la fondazione. I dati esatti saranno inviati in questi giorni ai soci fondatori: Ministero, Regione, Provincia, Comune. Il commissario aspetta una seconda relazione integrativa. E come nelle catene, ogni anello sembra sbloccarsi e tornare al suo posto. Buoni segnali per il teatro arrivano anche da palazzo San Giacomo. Dopo una prima discussione in consiglio comunale, dieci gironi fa, e un pit-stop alla commissione tecnica, sulla cessione di alcuni immobili di Palazzo Cavalcanti (un milione e mezzo di euro) al patrimonio del teatro, ieri, cè stata una riunione informale dei capigruppo di maggioranza, poi allargata allopposizione. E da un primo sondaggio, ufficioso, ogni resistenza (An, Rifondazione, Margherita) è stata appianata. (cristina zagaria)