Una delibera presa all'unanimità su proposta del presidente Antonio Bassolino che ha conservato per sè la delega alla cultura. Un atto amministrativo che suggella, a mesi da quel viaggio notturno del grande cavallo, un destino segnato fin dal principio. Mimmo Paladino, che l'aveva forgiato a Benevento, alto cinque metri, anima d'acciaio e forme di tufo, l'ha immaginato su quella terrazza e per quell'orizzonte: il cielo di Napoli, insomma, è tutt'uno con il cavallo secondo l'artista, che era fino a ieri legittimo proprietario di un'opera prodotta, trasportata e montata contro il cielo di Napoli a sue spese. Lo stesso Bassolino, nel corso di una visita, disse chiaramente che il profilo del cavallo doveva entrare a far parte stabilmente di quello della città. Ed il 10 maggio, a cavallo installato, il comitato scientifico della fondazione aveva dato parere favorevole all'acquisto. Non una sorpresa, dunque. Ma la decisione finale, come sempre quando si tratta di materia opinabile ed opinata come l'arte, non è arrivata così facilmente. L'assessore ai beni culturali, Marco Di Lello ne aveva rallentato l'iter. Davanti alla prima proposta di Bassolino aveva obiettato che la scelta di spendere una cifra non indifferente doveva essere apportata da una relazione che garantisse la bontà dell'acquisto. Così alla giunta successiva la proposta di Bassolino è stata corredata da una relazione sulle quotazioni del maestro e delle sue opere. Di Lello, da Londra dove si trova per la manifestazione World travel market, fa sapere che, data la relazione, si ritiene soddisfatto. Chi non ha remore a dirsi insoddisfattissimo è Salvatore Ronghi, Alleanza Nazionale, vicepresidente dell'assemblea regionale che non per la prima volta contesta Paladino e le scelte di politica culturale della Regione. «Quei soldi - dice - li hanno presi dai fondi europei. Trecentomila euro che andavano spesi in una prospettiva di sviluppo. Invece, con tutto il rispetto, quei soldi non portano assolutamente nulla. Attendo di sapere quanti visitatori vanno a vederlo». Quindi, è l'artista che lei contesta? «Guardi, diciamo che Paladino, stimatissimo, è un cliente più che affezionato della Regione. Mi risulta però che l'Italia e Napoli ne abbiano moltissimi di artisti. Ma vengono costretti sotto una cappa soffocante che annulla chi sta fuori dal circo. A Bassolino dico: perchè limitarsi a Paladino?». Felice della conclusione è, ovviamente, il direttore generale del museo, Eduardo Cicelyn. «Il museo - dice - oggi ha assolto una delle sue missioni istituzionali, costituire una collezione di prestigio. Paladino è uno degli artisti più rappresentativi a livello internazionale. La quotazione delle sue opere avrebbe portato il prezzo del cavallo sul mercato a 6 se non 700mila euro, come attesta il comitato scientifico». Acquisto ineccepibile, conclude: «Ineccepibile e conveniente». Si è speso troppo? «Troppo? È legittimo sostenere che Paladino non sia un artista. Ma se si concorda che lo sia allora non si può che dire: bravi, avete fatto un affare».
CAMPANIA - IL cavallo Mimmo Paladino
La delibera dell'assemblea regionale della Campania ha approvato l'acquisto di un cavallo di 5 metri di altezza, opera di Mimmo Paladino, per 300.000 euro. Il cavallo è stato acquistato con fondi europei destinati allo sviluppo della regione. L'acquisto è stato contestato da Salvatore Ronghi, vicepresidente dell'Alleanza Nazionale, che sostiene che quei soldi avrebbero potuto essere utilizzati per sviluppare la cultura locale. Il direttore generale del museo, Eduardo Cicelyn, ha definito l'acquisto "conveniente" e ha sottolineato che il cavallo è un'opera di prestigio e rappresentativa dell'arte italiana.
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