Hanno secoli di vita e sono state teatro di pagine importanti, drammatiche, della storia risorgimentale. Ma nessuno le restaura. Ormai da, esattamente, un quarto di secolo. Sono le mura seicente-sche del Gianicolo. La cinta vive in condizioni di degrado da quando, nel lontanissimo 1982, franò al suolo l'imponente tratto di via Aurelio Saffi, subito dopo via delle Mura Gianicolensi. Si tratta dei bastioni di villa Sciarra dove, nel giugno del 1949, Garibaldi e compagni resistettero un mese prima di capitolare sotto le cannonate dei francesi giunti per rimettere sul trono il papa. A Roma non sono solo le mura Aureliane a cadere sotto i colpi del tempo e dell'incuria, come è accaduto il primo novembre nel tratto di viale Pretoriano, quando e si è sgretolata la fodera papalina. Si sbriciolano anche i bastioni difensivi più recenti. «Ho scritto decine e decine di lettere per denunciare lo stato d'abbandono di quel tratto di cinta muraria nota col nome dei Fortini» racconta la signora Bianchi, che vive a due passi dalla zona dello smottamento. «Manessuno - sottolinea - mi ha mai risposto». La cortina di mattoni che abbraccia il cuore verde di villa Sciarra fu fatta edificare da Urbano Vili (1568-1644). E gli stemmi marmorei di papa Barberini, il pontefice che si fece costruire la tomba in San Pietro da Bernini, si trovano in più punti dell'alta parete. Ma non c'è più quello risucchiato nel "buco" degli anni Ottanta. Dopo l'82 la massicciata della collina venne allora tamponata con il cemento e alla base fu approntato un rinforzo in cemento armato. Per evitare che i passanti si potessero ferire con successivi, probabili crolli, fu montata una recinzione che occupò mezza carreggiata di via Saffi, imponendo il senso unico per chi scende. Ricucire, con una ricostruzione che utilizzi possibilmente i mattoni originari superstiti, i due lembi di mura del Seicento, appare un'impresa titanica, costosissima, impossibile... È stata però rinforzata alla meglio la palizzata che, ormai fradicia e vetusta, minacciava anch'essa di crollare. E, oltre la rete che tiene lontani auto e pedoni, sono nati giovani alberi e sono state depositate decine di rifiuti (un ombrellone, uno scaldabagno, un materasso e qualche valigia), anch'essi ormai d'antan. Il degrado coinvolge altri punti della strada. Scendiamo e, al primo curvone, dopo la scena del crollo, il guardrail è divelto, accasciato sull'asfalto. Altra curva e, prima di approdare su viale Trastevere, ultimo tratto di via Saffi con nuova recinzione, anch'essa fatiscente: oltre ai triangoli gialli di "pericolo!", ancora rifiuti e vegetazione lussureggiante a ridosso delle mura papaline. E poi ci incamminiamo sulla "Scala Righetto" dedicata al popolano caduto in difesa della Repubblica Romana che taglia in due i tornanti verso villa Sciarra: s'inerpica sul fianco del Gianicolo costeggiando prati, alberi e cumuli d'immondizia lasciati nel corso dei bivacchi notturni. «Sono 25 anni che aspettiamo» dice Sandro Basili mentre scala in bicicletta la strada. «La frana non si è mossa da allora, la osservo tutto i giorni. Cosa aspettano a venire a restaurare le mura? Non sa quanti turisti passano di qui, ed è questo lo spettacolo cui assistono».