MILANO II dissesto paesaggistico italiano? Un «concorso di colpa» per architetti, ingegneri e geometri, chiamati in causa - soprattutto questi ultimi - dalle affermazioni che il ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, ha rivolto sulle responsabilità della scarsa tutela del patrimonio ambientale e architettonico al seminario del Fai, sabato scorso ad Assisi. Le categorie - che non hanno mai nascosto, negli anni, dissapori reciproci su invasioni di ruoli e competenze - fanno invece quadrato nei confronti delle dichiarazioni del ministro. E accettano un mite «concorso di colpa» nella gestione opaca e spesso scoordinata delle opere pubbliche e del disordinato boom edilizio residenziale, chiamando però in causa l'assenza di competizione tra progetti e di collaborazione tra professionisti, costruttori, enti locali e cittadini. «Gli architetti e gli urbanisti del dopoguerra - aveva affermato Rutelli - hanno perso una battaglia storica, magari anche per colpa della politica. Non sono riusciti a imporre una leadership culturale e quindi una cifra stilistica alla trasformazione del territorio». Di fatto, aveva concluso, «hanno vinto i geometri che hanno accondisceso in modo incompetente, sbrigativo e dozzinale a ogni bisogno del committente. Coi risultati che vediamo». Ammette che il dopoguerra sia stato una «sconfìtta dell'architettura» il presidente della categoria, Raffaele Sirica, che però fa notare come il legislatore si sia «per anni disinteressato alla promozione architettonica. Ecco perché manca su larga scala il concorso di progettazione - che è solo una delle opzioni inserite nel nuovo Codice degli appalti - surclassato dalle gare per l'offerta economica più vantaggiosa. Se in Italia in un anno - ha proseguito Sirica - si fanno appena dieci concorsi, per lo più per progetti ambiziosi e riservati alle grandi firme, Spagna, Francia e Germania assieme arrivano a quota mille». In-somma, tutto il settore deve capire l'importanza di operare su larga scala con tecniche e materiali d'avanguardia: «L'Italia - ha concluso Sirica -è rimasto l'unico Paese Uè a non avere ancora recepito la direttiva 200632Ce sul risparmio energetico in edilizia che obbligherà a costruire con criteri nuovi». «Esterrefatti», per le parole usate da Rutelli si sono detti i geometri. Per il consigliere nazionale, Enrico Rispoli, «il geometra interviene su una progettazione di piccolo cabotaggio. Che poi qualche professionista abbia colmato spazi lasciati liberi dagli architetti può essere, ma non è la norma. E comunque chi doveva pianificare, ovvero la politica, per anni non lo ha fatto». «È vero, molti colleghi hanno applaudito alla politica dei condonim, mentre i vertici istituzionali erano contrari», ha affermato Paolo Stefanelli, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. «E necessario -ha continuato - che le norme, quando ci sono, non siano viste come paletti da schivare ma come principi da condividere per il bene comune». Per Stefanelli è prioritario però che la politica sia «meno schizofrenica» e che non incoraggi il bassissimo costo a scapito di progettazione e sicurezza. «La realizzazione dei dispositivi di sicurezza nei cantieri - ha concluso Stefanelli - non è assoggetta-bile a ribasso d'asta ma è una prestazione complementare senza soglie minime che può essere anche a costo zero».
Qualità urbana. Architetti, ingegneri e geometri contestano le critiche del vicepremier Rutelli. Cattivi progetti, colpa politica
Il ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, ha affermato che gli architetti e gli urbanisti del dopoguerra hanno perso una battaglia storica per imporre una leadership culturale e una cifra stilistica alla trasformazione del territorio. Rutelli ha accusato gli architetti di aver accondisceso alle esigenze dei committenti, portando a risultati disordinati e scoordinati. Il presidente della categoria degli architetti, Raffaele Sirica, ha risposto che il legislatore si è disinteressato alla promozione architettonica e che il settore deve operare su larga scala con tecniche e materiali d'avanguardia.
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