Ogni volta che a Roma viene il nuovo sorgono strepiti. Per i giansenisti solo Dio era sacro; per altri è sacra ogni pietra dell'Urbe. Ricordo le reazioni per gli scavi a via dei Fori Imperiali, oggi sepolte; l'intera area deve essere ancora valorizzata e urbanisticamente impostata, ma l'informazione raccolta è straordinaria! Sono venute poi le grida per l'Ara Pacis, anch'esse affievolitesi; il museo è magnifico, anche quello specialistico al seminterrato, la sala-conferenze è funzionale e il pubblico accorre. È bastato un ritardo di qualche giorno nel togliere le finzioni al Tempio di Venere e Roma per dare il mal di pancia. L'ascensore sul Vittoriano, infine, irrita uomini anche illustri. A un ascensore sul monumento non avrei pensato, né lo avrei immaginato al Colosseo. Da una qualche distanza il manufatto si vede e benché limitato non è bello, per cui l'ho ritenuto un'insensatezza. Poi mi sono detto: non avrà agito anche in me la trappola della «dissacrazione»? E mi sono risposto: se si sale in cima a San Pietro... Così sono entrato per la prima volta in quell'universo «a parte», che un tempo ci disgustava e a cui ci siamo affezionati, e sono salito nell'ascensore. Mossosi l'involucro, ho planato con gli occhi sul tetto dell'Ara Coeli, e subito è spuntato il Campidoglio: apoteosi! Ho provato forte emozione, cresciuta arrivato sul terrazzo. Vedevo per la prima volta Roma come in carta prospettica, entro le quinte naturali: i Monti Albani, il Soratte. Dovunque mi volgevo, tutto mi sorprendeva, per l'angolatura, la luce e la possibilità di rapportare ogni elemento al tutto. Belli i pannelli in cui, invece di montagne, ci sono profili e nomi di edifici famosi. Ho incontrato, felice, un'archeologa inglese, Amanda Claridge, e tutti erano affascinati dall'oggetto magnifico ai loro piedi. Ho pensato allora che la bruttura limitata dell'ascensore era compensata da quel panorama senza confronto. Mentre scendevo per spalti punteggiati di are e da gruppi scultorei, quasi in una moderna Pergamo, ho pensato: quanto siamo masochisti noi italiani, sterili nel nostro conservatorismo, storicismo, purismo. Ragion per cui chiedo al ministro Rutelli di lasciar sbollire la abituale crisi di nervi davanti al nuovo e di mantenere al suo posto il mezzo inaugurato dal presidente della Repubblica e dal sindaco, che consente a stuoli di visitatori la formidabile veduta. C'è a chi la quantità dispiace: viva l'elite, che di questi edonismi faceva a meno... Ma dove è più il mondo scelto di un tempo? E la democrazia non è forse, innanzi tutto, conta?
In ascensore sul Vittoriano. Il sacro e il nuovo
Il testo descrive le reazioni degli autori a diverse opere d'arte e monumenti a Roma. Inizialmente, ci sono reazioni negative per gli scavi a via dei Fori Imperiali e per l'ascensore sul Vittoriano, ma poi l'autore decide di salire in cima al Colosseo e scopre un panorama mozzafiato. L'autore si sente emozionato e affascinato dalla vista, che lo fa pensare che la bruttura dell'ascensore è compensata dalla bellezza del panorama. L'autore conclude che la democrazia è forse innanzitutto la capacità di accettare il nuovo e di godersi le bellezze del mondo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo