Castello dei Carraresi: non si arresta la polemica dopo la decisione del ministro di Giustizia di vendere ai privati il vecchio castello. A scendere in campo in difesa del diritto dei padovani di utilizzare questo simbolo della città, sono due discendenti dirette della famiglia che diede il nome all'edificio, dopo la dominazione di Ezzelino da Romano. Erano gli anni in cui i Carrarresi, appunto, dominavano Padova, sottomessa a Venezia nel 1405. Furono gli avi di Maria Novella e Francesca a chiamare il Guariento ad affrescare il castello, lasciato poi cadere in totale rovina. «Abbiamo seguito le ultime vicende del Castello dei Carraresi, i deputati padovani e il coordinamento stanno facendo un ottimo lavoro nei confronti del governo per conservare l'edificio e lasciarlo alla nostra città. Condividiamo l'opinione che esso debba essere ceduto a titolo gratuito e non acquistato dal Comune», scrivono Francesca e Maria Novella Papafava dei Carraresi. «L'uso a prigioni e l'attuale abbandono hanno degradato uno degli edifici più importanti di Padova, degrado che non sarà rimediato dalla vendita e trasformazione ad alveare di appartamenti e centro commerciale. Padova ha bisogno al più presto di recuperare il suo castello e di renderlo godibile a tutta la cittadinanza. Iltello deve diventare un polo di interesse storico culturale con il museo, gli spazi espositivi, le sale per i convegni e un luogo di incontro per tutti», concludono Francesca e Maria Novella Papafava. Sulla vicenda, torna il comitato che ha scritto l'ennesima lettera al ministro di Giustizia Castelli. «In un mondo dominato dal profitto selvaggio e privo di regole etiche, anche il Castello dei Carraresi può essere liquidato come un obsoleto carcere cadente. Ma forse conoscere qualcosa di più del monumento di cui si parla è una minima operazione culturale, doverosa. Per questo, ci premuriamo di fornirle alcune notizie storiche tratte dai testi che studiosi padovani hanno scritto lungo i secoli. n Castello o castrum patavinum, poi rocca degli Ezzelini (della cui «torre longa» si ha notizie in documenti risalenti al 1062), si eleva durante il libero Comune di Padova». Segue il lungo excursus storico, che ci conclude con la richiesta politica: «Il governo non può vendere un bene che appartiene ai padovani. Lo deve regalare al Comune che ha già trovato i primi fondi per avviare il restauro».