Cosa portarono con loro gli Etruschi quando giunsero in Campania? Come influenzarono le tribù che inglobarono nei nuovi centri-città? Chi erano gli dei ai quali sacrificavano; quali i riti sacri e le liturgie; quale, la lingua? Come erano organizzate le loro città-stato? Insomma quanto pesò la cultura e la civiltà di questo popolo, originario dell'area compresa tra i fiumi Arno e Tevere, nello sviluppo delle comunità campane, nel primo millennio avanti Cristo, dal IX secolo sino alle soglie della nascita di Roma e oltre ancora? Tasselli e tessere, appartenenti al più vasto e importante mosaico formato dai territori dell'Italia centro meridionale, che saranno messe al loro posto dagli archeologi nel corso dei cinque giorni (da domani a mercoledì) del XXVI convegno «Gli Etruschi e la Campania settentrionale» che si svilupperà tra Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Capua e Teano. «Erano quasi trent'anni - spiega Maria Luisa Nava, soprintendente archeologa di Napoli e Caserta - che in Campania non si tenevano seminari e incontri su un tema tanto vasto e importante». Tanto più che dal 1981 a oggi, sia con scavi sistematici, sia seguendo attentamente i lavori messi in opera da enti pubblici o dai privati, sia attraverso le scoperte favorite da grandi opere (la linea dell'Alta velocità, ad esempio), sono venuti alla luce elementi che se da un lato hanno confermato ipotesi precedenti, dall'altro hanno aperto nuovi orizzonti per ricerche e studi mirati. Questo perché i dati acquisiti non riguardano solo la presenza etrusca ma squarciano veli anche sulla protostoria campana. È il caso, ad esempio, dei frammenti di ceramica micenea, o sue imitazioni, rinvenuti nell'area di Afragola, e che stanno contribuendo a far ridisegnare la geografia degli scambi commerciali e delle produzioni su quei territori, e non solo. Insomma, il convegno è l'occasione per fare il punto sulle ricerche e sui dati emersi da tutte le aree etrusco-campane, da Capua ad Aversa, a Acerra-Suessola, a Nola, a Pontecagnano, alla stessa Napoli, a Caserta. E sarà appunto a Caserta, nel teatro della Reggia, che domani pomeriggio, Maria Luisa Nava, Maria Bonghi Jovino e Gianluca Tagliamonte apriranno i lavori. Gli incontri, sostenuti dall'Istituto di Studi Etruschi e Italici, dal ministero per i Beni culturali attraverso la Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta, dalla provincia di Caserta, dall'Istituto Superiore di Scienze religiose e dalla Seconda Università di Napoli, si sposteranno poi a Santa Maria Capua Vetere. «Gli scavi nell'area di Capua - riprende la soprintendente - hanno permesso di inquadrare al meglio la grande necropoli e lo stesso abitato cittadino, contribuendo quindi a meglio definire lo spaccato della presenza etrusca nell'area settentrionale della Campania». Capitolo certamente interessante degli incontri sarà quello proposto mercoledì, al museo archeologico di Teano, da Stefano De Caro che relazionerà su «L'Orientalizzante a Gricignano d'Aversa», un periodo segnato dall'arrivo dall'Oriente di beni di lusso.