Una collezione straordinaria, circa 20 mila pezzi che sono uno spaccato incredibile dell'arte orientale. Dipinti e stampe, sculture giapponesi, cinesi e tailandesi. E poi porcellane, smalti, lacche, armi e armature, maschere teatrali, lanterne e budda, opere datate dal 1500 fino alla vigilia del 1900. Un vero e proprio patrimonio culturale e artistico, esposto nelle sale di Villetta Di Negro, sulla prima collina della città, donato da Edoardo Chiossone, incisore di fama, apprezzato e conosciuto dall'imperatore giapponese, alla sua città. Un patrimonio, quello lasciato da Chiossone, ritenuto «degno di essere inserito nei circuiti internazionali» anche dai dirigenti del Louvre. Una delle poche realtà artistiche, presenti a Genova, che vengono esportate con successo in mostre organizzate in tutto il mondo. Nel più recente passato, hanno lasciato Villetta Di Negro per essere esposti al pubblico la mostra di pitture e stampe Ukiyo-e, capolavori che nel 2001 sono stati esposti in Giappone; oppure i pezzi voluti dal museo nazionale di arte orientale di Roma che ha dedicato una rassegna a Edoardo Chiossone. Mentre in passato il Giappone ha sempre dimostrato una grande attenzione per la collezione Chiossone. Non più di due anni fa, ad esempio, il governo nipponico e la fondazione Sumitomo di Tokio, che sostiene la conservazione dell'arte giapponese all'estero, avevano risposto con entusiasmo alle richieste di promozione e di sponsorizzazione avanzate dalla curatrice del museo, Donatella Failla. Nello scorso mese di aprile, invece, il museo Chiossone ha aperto le porte ai quadri di Shu Takahashi, artista giapponese, nelle cui opere d'arte, a detta degli esperti, «convive la purezza e la solennità dell'arte giapponese antica e l'ardita raffinatezza di una modernità che ha saputo ascoltare».