Sono spazi del tempo collettivo, dove la gente si incontra volendo sentirsi altrove. Il nuovo centro del Nord Ovest è all'Outlet Serravalle IMMAGINE dell'Italia di notte è quella di una nebulosa urbana continua che pervade il paesaggio. Una miriade di sorgenti luminose si addensa sulle grandi infrastrutture di comunicazione e sulle linee costiere e si spegne sulle montagne e nel mare. I centri storici, le aree industriali, le grandi arterie di comunicazione, le periferie: tutto si omologa nella figura zenitale al negativo. La nuova geografia del Paese non considera limiti amministrativi, non ha confini certi, al suo interno ciascuna razionalità può disegnare il suo campo di azione, come in un'unica città fatta di altre mille e diverse, che si intersecano e si sovrappongono. La cultura urbanistica tradizionale fatica a riconoscerne connotati e poli di aggregazione. Parchi di divertimento, musei, distretti storico-artistici, spiagge, palestre, multisale cine-matografiche, aree grandi eventi, centri commerciali, spacci di moda sono i luoghi che realizzano le figure delle nuove centralità metropolitane. Sono, più semplicemente, i posti nei quali alla gente piace andare. Di questi temi si è occupata a Bologna, attraverso una mostra multimediale, incontri, spettacoli e un libro, l'indagine multidisciplinare "Superluoghi". Nella loro apparente estraneità i luoghi popolari - così differenti e così omologhi tra loro - inducono allo spaesamento, alla liberazione dalle convenzioni locali, all'emancipazione. Identificano il luogo della comunicazione tra contesti periferici e circuiti di rango superiore. Sono spazi del tempo collettivo, poli di aggregazione sociale dove la gente si incontra volendo sentirsi altrove. Molte strutture del commerciale, del terziario, della cultura, del tempo libero, della direzionalità, sono rintracciabili lungo le autostrade, gli assi attrezzati e le circonvallazioni, a ridosso degli svincoli. Alcune sorgono lungo le statali, altre sono localizzate in aree più decentrate, altre ancora trovano spazio in zone industriali. La loro centralità consiste soprattutto nel ruolo di attrazione sociale che esercitano, lo spazio pubblico si trasforma e in parte si trasferisce in questi nuovi luoghi centrali. È un tipo di spazio completamente diverso. L'esistenza, ma soprattutto il riconoscimento di queste nuove centralità da parte delle società locali attribuisce carattere di città alla forma ineffabile dell'urbanizzato recente. Questi contesti stanno cambiando la geografia delle città italiane. Nell'area urbanizzata compresa tra Milano, Corno, Novara, Torino, Savona, Genova e Piacenza vivono circa 12.600.000 persone. Il centro di questa metropoli della nuova geografia del piacere è un piccolo villaggio commerciale all'incrocio tra la Milano-Genova e la bretella A26A7. Ha una posizione nodale nella rete delle autostrade del nord ovest. Il Designer Outlet Village di Serra-valle Scrivia è stato inaugurato il 7 settembre del 2000, ed è stato visitato da circa 2.300.000 fashion victim. Sempre nel 2000, l'anno del Giubileo, il numero dei visitatori dei monumenti italiani più frequentati è di media 6-8 volte più basso: circa 600.000 persone, ad esempio, hanno visitato Pompei. Il villaggio, realizzato su progetto dello studio Spadolini in una forma che potrebbe essere definita a piazza italiana con barchesse, è formato da circa 100 negozi in cui lavorano (direttamente o indirettamente) poco meno di 1000 persone la maggior parte delle quali sono reclutati localmente. Occupa una superficie di più di 14.000 mq. per la vendita; circa 1.000 mq. dedicati alla ristorazione; un'area giochi per bambini e un parcheggio di 3.000 posti auto. Quello della vendita in outlet è un sistema che rappresenta diverse convenienze reali. Le case produttrici possono svuotare i magazzini senza vendere a stock, i consumatori possono comprare a prezzi vantaggiosi capi e oggetti di costo elevato. I contesti risultano fortemente premiati sia sul piano occupazionale diretto che su quello indotto (turismo e trasporti per esempio). Alcuni studi americani calcolano un numero di circa 350 addetti per un outlet da circa 16.000 mq. con una media di presenze di circa 7.000 personegiorno, con picchi durante il weekend e periodi medi di visita pari a circa 6 ore, con la tendenza a rimanere anche per più giorni nell'area integrando il soggiorno con percorsi turistici e culturali. Le condizioni fondamentali per far scattare il regime di convenienze incrociate sono l'elevata qualità dell'offerta di marchi e dei prodotti commercializzati, l'ampiezza del bacino di utenza e la facilità di collegamento con la rete delle grandi infrastrutture. Negli Stati Uniti i villaggi commerciali sono considerati allo stesso tempo una struttura dell'economia familiare e una meta turistica, un bel posto dove comprare i beni di consumo e passare il fine-settimana con i bambini, a prezzi modici. Agli outlet sono sempre associate aree a parco naturalistico e percorsi turistici. Nei villaggi vengono riservati stand per la promozione e la vendita dei prodotti locali. A Kittery, nel Maine, è perfino possibile mangiare per 6 dollari aragoste di 2 libbre (contro i 9-12 dollari del prezzo normale). Negli Outlet Villages americani si risparmia su tutto, anche sullo spazio. La loro struttura urbanistica è basata sull'idea di realizzare spazi flessibili e riutilizzabili. Di solito, sono insediamenti a basso impatto, fatti di piccoli edifici in legno alti non più di 2 piani fuori terra. Il lay out con portici e piazzette, la facile accessibilità autostradale, la vicinanza a luoghi paesaggistici e la dimensione non troppo estesa (circa 300 mq.) garantisce l'economia di gestione e una relativa facilità di riuso, anche a fini residenziali dopo il declino dell'attrattività commerciale. Inoltre, lasciando aperti gli ambienti di connessione tra i punti vendita si può risparmiare sul prezzo di costruzione e di gestione di una quota considerevole (tra il 25 e il 30 per cento) dello spazio commerciale. Fino a re-inventare la convenienza dei paeselli e delle piazze nel magma della diffusione urbana, ma in Italia il paradosso urbanistico della centralità dei supervillaggi resta ancora tutto da esplorare, con studi e progetti di qualità.
L'Italia dei supervillaggi
Il Designer Outlet Village di Serra-valle Scrivia è stato inaugurato il 7 settembre del 2000. È stato visitato da circa 2.300.000 persone. Occupa una superficie di più di 14.000 mq. per la vendita; circa 1.000 mq. dedicati alla ristorazione; un'area giochi per bambini e un parcheggio di 3.000 posti auto. Il villaggio è formato da circa 100 negozi in cui lavorano poco meno di 1000 persone. La maggior parte delle persone che lavorano nel villaggio sono reclutate localmente. Il villaggio è realizzato su progetto dello studio Spadolini e ha una forma che potrebbe essere definita a piazza italiana con barchesse. Il Designer Outlet Village di Serra-valle Scrivia è un esempio di un outlet.
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