C'è un intento umanitario che lega le opere di dieci artisti tanto diversi tra loro, in mostra in questi giorni alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Un filo conduttore al di fuori delle opere stesse che invade lo spazio dell'esistenza. Un fine morale che esce dal contesto dell'opera in sé per coinvolgere migliaia di esseri umani. Per la prima volta la Galleria Nazionale di Arte Moderna ospita un'iniziativa dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in un progetto che coniuga arte e solidarietà. Dieci tra gli artisti più quotati del momento (Domenico Bianchi, Alberto Biasi, Agostino Bonalumi, Giuseppe Gallo, Jannis Kounellis, Maurizio Mochetti, Luigi Ontani, Alfredo Pirri, Ettore Spalletti e Giuseppe Uncini) hanno risposto all'invito del Soprintendente al Polo Museale Romano, Claudio Strinati, e hanno donato ciascuno un'opera che sarà messa all'asta con il fine di raccogliere la somma complessiva di oltre mezzo milione di euro, cifra necessaria per finanziare il progetto «Istruzione: un futuro di speranza». Tra gli obiettivi della sesta edizione di Arte contemporanea per i rifugiati c'è quello di permettere a oltre ventimila bambini ugandesi e sudanesi, che vivono nei campi profughi più disagiati dell'Uganda, di poter frequentare le scuole elementari, grazie alla costruzione di otto istituti scolastici, l'acquisto di quattromila banchi e l'impiego di 200 insegnanti. Fino al 18 novembre le opere saranno a disposizione del pubblico, poi, il 27 novembre, verranno battute all'asta da Christie's a Palazzo Clerici a Milano, assieme ai lavori di altri 30 artisti che hanno preso parte alla quinta edizione del progetto, ospitata a ottobre scorso dai Musei Capitolini. Diversissime le opere e le tecniche utilizzate. Si va dall'olio e rame su tela nel lavoro di Giuseppe Gallo, alle foto lenticolari di Luigi Ontani; dagli impasti di colore su tavola di Ettore Spalletti alle pitture-sculture di Jannis Kounellis. Artisti giovani e meno giovani insieme, per ricordarci che in un'epoca in cui l'arte parla un linguaggio globale tuttavia non può dimenticarsi di chi al di fuori di questo circuito globalizzato vive o sopravvive.