Dovevano essere 23 o forse di più. Invece sono già scese a 22, perché la Venere di Urbino, di Tiziano, dal prossimo marzo non ne farà più parte. È la lista delle opere «imprestabili» degli Uffizi - o black list che dir si voglia - che potrebbe tornare utile per difendere dalla politica del prestito selvaggio i capolavori della «madre» di tutte le gallerie museali. Quella politica ha già causato l'invio dell'Annunciazione di Leonardo da Vinci in Giappone e tra cinque mesi permetterà che la stessa sorte tocchi al capolavoro di Tiziano. Più che musei, cattedrali della conservazione, pare di trovarci di fronte a dei «supermercati dell'arte », dove domanda e offerta si incontrano. Basta pagare e non si trova uno straccio di ministro della cultura che pronunci il «no» che tutti si aspetterebbero. Non solo: a questa politica non si oppongono neanche i soprintendenti, che la «conservazione» dovrebbero averla nel proprio dna, e quindi di fatto diventano dei «sottintendenti». E la musica non cambia neanche quando si tratta di capolavori unici, di inestimabile valore. Nessuno si sogna di impedire le mostre (a livello comunitario si stanno mettendo a punto metodiche per la movimentazione delle opere d'arte), ma i capolavori non possono diventare moneta di scambio tra i governi, non possono e non devono servire a soddisfare esigenze di marketing. Scriviamo che la black list degli Uffizi «potrebbe» tornare utile, perché non è pubblica. Cioè esiste, ma ancora non è stata resa nota. La sua compilazione è la naturale conseguenza del lavoro della «Commissione prestiti » che l'attuale ministro della cultura, Francesco Rutelli, nominò alla fine dell'agosto 2006 e terminò il lavoro 3 mesi dopo. Ne facevano parte, oltre al presidente, Andrea Emiliani, anche Cristina Acidini, Carlo Giantomassi, Paolo Liverani, Massimo Montella, Gianni Romano, Michele Trimarchi e Massimo Vitta Zelman. Una delle conclusioni cui giunse quella commissione, fu la necessità di stilare un elenco di capolavori imprestabili, non solo per il timore di possibili danni, ma perché l'identità del museo che le ospita ne verrebbe snaturata. A distanza di un anno dal pronunciamento dello stesso Rutelli, la lista degli Uffizi non c'è. Cioè, come detto, esiste ma non viene resa pubblica perché evidentemente ci sono delle resistenze. Se tutto si fosse svolto secondo le procedure dettate dalla «Commissione prestiti », la black list degli Uffizi non solo sarebbe già stata resa nota, ma la Venere di Urbino di Tiziano non avrebbe potuto uscire dagli Uffizi. Perché l'opera, insieme più o meno ad altre due dozzine, costituisce un simbolo del museo, cioè è una vera e propria icona identitaria del luogo di appartenenza e per questo non dovrebbe muoversi dal museo di appartenenza. Prima di scontentare i «richiedenti» (ancora i giapponesi), quindi la lista rimane secretata fino al momento in cui il ministro Rutelli non sarà costretto a chiedere che diventi pubblica e la inserisca in un regolamento (in effetti, quando la «Commissione prestiti» finì il suo lavoro, pareva imminente il varo di una sorta di «Codice Rutelli» che ponesse un freno al flagello del pendolarismo delle opere d'arte, invece fino a ora niente). Ma i segreti a Firenze non durano a lungo e da almeno 6 mesi, infatti, hanno indicato le opere imprestabili i responsabili dei vari dipartimenti degli Uffizi: Antonella Romualdi (antichità classica), Angelo Tartuferi (pittura del Medioevo e primo Rinascimento), Francesca de Luca (pittura del secondo Rinascimento, del Manierismo e del Seicento), Valentina Conticelli (pittura del Settecento) e Giovanna Giusti (pittura dell'Ottocento, dell'arte contemporanea e degli arazzi). Dalle indicazioni precise degli storici dell'arte sono emerse precise indicazioni che hanno contribuito a formare un nucleo di 23 capolavori «imprestabili», un minimo indispensabile, che non dovrebbe uscire per varie motivazioni. Sono i «picchi espressivi» dall'arte antica fino a oggi, qualificanti sia per la storia dell'arte nel suo insieme, sia per la Galleria degli Uffizi. Non avendo la possibilità di leggerla nel dettaglio, abbiamo provato a «immaginare » la lista delle opere che non dovrebbero mai (o mai più) uscire dagli Uffizi per un prestito. A prescindere dal parere di ministri e soprintendenti. Le prime che vengono in mente sono quelle «abituate» ad avere davanti i capannelli di turisti che le ammirano: il Tondo Doni di Michelangelo, La Venere e La Primavera di Botticelli. Poi ci sono di certo i soli tre dipinti di Leonardo da Vinci custoditi agli Uffizi: L'Annunciazione, L'Adorazione dei Magi e Il Battesimo di Cristo. Chiaramente nella lista possiamo inserire le tre Maestà della Sala 2 (di Giotto, di Cimabue e di Duccio), L'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano e La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello che necessità di urgenti restauri. E siamo a 11. Poi consideriamo i Ritratti di Federico da Montefeltro e di Battista Sforza di Piero della Francesca, La Venere di Urbino (appunto) dipinta da Tiziano e, naturalmente, i 3 dipinti di Caravaggio presenti al piano nobile della galleria: Bacco, Medusa e Il sacrificio di Isacco. Alla lista dei dipinti (sono già 16) possiamo aggiungere quella delle antichità, ovvero le 4 sculture della Tribuna (i Lottatori, il Satiro, La Venere deiMedici e l'Apollino) e le 5 della sala dell'Ermafrodito inaugurata di recente (l'Ermafrodito, il Torso Gaddi, il Doriforo, lo Spinario e la Venere accovacciata). A questi, infine, potrebbe aggiungersi il Vaso Medici che si trova, sontuoso, nel Verone sull'Arno. In totale abbiamo «stilato » una lista di 26 opere che meriterebbero di non lasciare più gli Uffizi, ma tutto dipende dal ministro Rutelli che, se volesse, potrebbe far cessare sin da subito questa pericolosa emorragia di capolavori. Purtroppo, appena qualche giorno fa, quando gli abbiamo chiesto se fosse davvero necessario inviare un altro capolavoro degli Uffizi (La Venere di Urbino) in Giappone, il ministro ha allargato le braccia e risposto che non sempre è il ministro che decide. E allora chi? Ci sono vuoti decisionali e politici e nessuno vi pone rimedio? Per quanto ancora gli Uffizi potranno «resistere» quando qualcuno chiederà il prestito de La Primavera di Botticelli? È già accaduto e accadrà di nuovo. Servono strumenti efficienti, non chiacchiere.