La rabbia del quartiere dopo il crollo costato la vita a Antonino Troia PALERMO. Visitare il Capo all'indomani del tragico crollo di un edificio significa camminare spalla a spalla con la rabbia di chi, insieme alla casa, ha perduto un pezzo della propria vita e con la disillusione di chi nel quartiere ne ha viste tante e immagina già come andrà a finire. Anche se stavolta c'è scappato il morto e non si è trattato del solito immigrato. I fatti. Domenica mattina, ore 11:15, una palazzina si sbriciola, crollano i solai del terzo e del secondo piano. I Vigili del Fuoco pensano che si tratti dell'ennesimo crollo polveroso ma 'innocuo'. I vicini di casa li convincono a scavare e dopo sei ore estraggono dalle macerie il corpo senza vita di Antonino Troia, 27 anni. Solo da una settimana, racconta chi lo conosceva, si era trasferito al primo piano dell'edificio da un'abitazione vicina in pessimo stato. Voleva godersi la domenica e dormire fino a tardi, aveva detto la sera prima alla sua ragazza, assicurandole che si sarebbero visti nel pomeriggio. In serata arrivano i messaggi di cordoglio di Cuffaro e Cammarata. La Procura della Repubblica apre un'inchiesta, le transenne s'impossessano delle case. Le famiglie sgomberate di vicolo dell'Anello, una trentina di persone, non sanno cosa fare. Pochi riparano dai parenti. Alcuni dormono in strada, altri sfondano la porta della sede dell'Acli e, bambini al seguito, la occupano per passarvi la notte. Sono senza luce e acqua. I volontari, in compenso, riescono a recuperare viveri e coperte: il letto è garantito. I racconti del giorno dopo svelano storie di sopravvissuti, di miracolati. Come la signora Francesca Morgavi, del terzo piano, che era appena uscita poco prima del tonfo per comprare una scatola di piselli o il ragazzo che, contrariamente alle sue abitudini, aveva dormito nella stanza da letto anziché sul divano. L'indomani si è svegliato non trovandolo più. Intanto, in vicolo dell'Anello la rabbia monta. C'è chi sgrana un rosario di insulti ai politici più in vista, chi ricorda le promesse elettorali fatte porta a porta solo qualche mese prima e chi invoca che i soldi per festeggiare la Santuzza vengano a destinati per rifare le case malmesse. "Mio zio è gravemente malato e ha bisogno di assistenza si dispera una donna , da un giorno all'altro può morire". Si comprende anche l'irritazione di qualcuno per foto e interviste. Cronisti e amministratori (assenti) messi nello stesso pentolone e investiti dalla rabbia di chi pensa di non decidere niente e vede intorno a se tutto fermo. Intorno altre rovine, alcuni guardano malinconicamente le proprie case temendo che l'imminente inverno possa far ripetere la scena. "Siamo stati tragici e tristi profeti di questo crollo", commenta a caldo il presidente dell'Ordine degli ingegneri di Palermo, Alessandro Calì, che solo una settimana prima, dopo il crollo di un'altra palazzina, aveva lanciato l'allarme appellandosi al prefetto e al sindaco perché si verificasse la staticità degli edifici fatiscenti del centro storico. "Altrimenti assisteremo al prossimo collasso da tristi spettatori", aveva detto. Non serve un esperto per vedere le rovine occupano il paesaggio, ne fanno un set naturale. Non è un caso che Wim Wenders in questi giorni stia girando nel centro storico il suo nuovo film. Gli ricorda la Germania uscita dalla guerra, straziata dai bombardamenti. Con la differenza che queste antiche ferite sono ancora aperte. Giuseppe Curia, 59 enne barba folta e voce impostata ne fanno un personaggio da film d'epoca, conosce il quartiere come il palmo della sua mano. "Vedi dice indicando l'edificio crollato qualche settimana prima e lasciato in condizioni precarie qui funziona così. E anche ora, se non ci fosse stato il morto, avrebbero chiuso la faccenda in fretta e furia". Annuisce il proprietario dell'abitazione limitrofa, che denuncia la lentezza per l'erogazione dei fondi destinati all'edilizia. Spese ingenti per ingegneri e carte bollate e il progetto resta in attesa di approvazione ormai da un anno e mezzo, racconta. "Di fondi non ce sono avverte Nino Scimemi, assessore comunale al centro storico, che nei prossimi giorni conta di avere i risultati della conta del rischio . Buttare giù e costruire nuove case è l'unica soluzione. Ma a Palermo di gru non se ne vedono da 20 anni, mentre qui c'è da ricostruire una città". Con quali fondi? "Con quelli delle banche, le finanze comunali non lo permettono. E poi bisogna abbattere questo tabù ideologico del cemento". Lo sa bene chi ha investito altrove, come alla Kalsa, in quello che è diventato il regno della movida. "Chi muore ci rimane e chi resta fa festa", chiosa il saggio Giuseppe del Capo. Sullo sfondo il nuovo Tribunale, che avrebbe dovuto inglobare il Capo e che invece dopo qualche tempo ha frapposto delle robuste sbarre. Per motivi di sicurezza.