L'indagine sulle copie di Schifano e Guttuso: sembrano originali, ma chi se ne intende vede subito la differenza. Migliaia di falsi d'autore sono in circolazione, dai quadri di Schifano a quelli di Guttuso. Tanto da fare parlare il critico d'arte Arturo Carlo Ottaviano Quintavalle -in una perizia sul sequestro di almeno 300 opere a firma Schifano di un «secondo mercato che si serve di molti "artisti" come esecutori, pagati poche centinaia di euro per ogni falso, che però è rivenduto, attraverso una capillare rete di distribuzione, dai 5-10 ai 30-40 mila euro. Parliamo di piccoli e medi dipinti. Il prezzo dei più grandi è più alto». Il docente universitario (insegna a Parma) ragiona anche sul suo mandato per concludere significativamente così: «L'intervento della giustizia sui falsi deve far riflettere su altri aspetti e prima di ogni altro sul modo di acquisire "beni" da parte del pubblico nella nostra società e quindi sulla necessità di organizzare un sistema di informazione diverso e un rapporto diverso fra opere e pubblico». A distanza di tre anni dall'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare per 5 indagati sull'asse Roma-Torino, fra organizzatori e galleristi dei 300 falsi Schifano, si è arrivati alla perizia di Quintavalle e 20 pagine di cui le part (il .ìpm Andrea Bascheri, i difensori, la «parte lesa» Fondazione Mario Schifano rappresentata dai legali Aldo Moro Visconti e Luigi Giuliano) hanno preso visione in un'udienza di giorni fa. Venti pagine utili per capire qualcosa su un business, importante. Quintavalle chiamai in causa pure le televendite: «La diffusione del nome Schifano anche attraverso il mercato televisivo comporta un sistema di (distribuzione delle immagini non più controllabile sul piano della qualità. Certo, nessun serio collezionista comprerebbe in tv un dipinto, ma adesso migliaia di persone che devono riempire una parete con un'immagine importante lo fanno. Per costoro, quando vanno da un gallerista e riconoscono riproduzioni di opere significative di Schifano ("Futurismo rivisitato", "Esso", "Coca Cola"), è come scoprire finalmente l'identità dell'artista. Non sanno, però, che comprano un soggetto malamente imitato, e nient'altro». Schifano è uno degli autori contemporanei più falsificati. Quintavalle spiega perché: «Anche il modo di produrre le opere, rapido e molto intenso, l'ampiezza stessa della produzione di Schifano, le tecniche diverse da lui utilizzate, devono essere stati stimoli ad imitare l'artista, a falsificarlo, ma sono proprio questi caratteri della produzione dell'artista precisi ostacoli alla realizzazione di falsi di qualità. Possiamo dire lo stesso, almeno in parte, per altri autori fra i più imitati: Lucio Fontana, Tano Festa, Franco Angeli. Restando a Schifano, vale la constatazione che, pur essendo morto giovane, era talmente rapido nel completare i suoi numerosissimi lavori da indurre successivamente i falsali a ritenere semplice l'esecuzione delle sue opere. In particolare, deve aver indotto molti falsari a creare "nuovi Schifano" la produzione del periodo Pop, se vogliamo così chiamarlo, con l'uso di ritagli, di nebulizzatori, di scritte e sagome ricorrenti nei successivi quadri dell'artista, sino alla fine». Il professore conclude: «In realtà, la qualità della ricerca di Schifano rimane sempre evidente: la sua pennellata, la sua scrittura appaiono inconfondibili, esattamente come la sua capacità di proporzionare le forme, di sistemare le scritte, i numeri, di comporre le sagome e di scontornarle». Anche sui tanti falsi Guttuso sono interessanti i rilievi di Quintavalle: «Non stupisce che i falsari si cimentino in riproduzioni di opere con alla base una scannerizzazione: punto di partenza è un disegno, un dipinto, a volte contraffatto, ma queste manomissioni non stupiscono e neppure meraviglia che siano considerati originali dal pubblico dipinti o riproduzioni solo allusivi allo stile di Guttuso. Però agli occhi di un esperto, lo stesso stile e la pennellata del pittore siciliano appaiono non facilmente riproducibili. Il pubblico cui si rivolge il mercato dei falsi, purtroppo, non conosce affatto gli originali degli artisti». In particolare deve aver indotto molti falsari a creare "nuovi Schifano" la produzione del periodo Pop, se vogliamo così chiamarlo, con l'uso di ritagli, di nebulizzatori, di scritte e sagome ricorrenti nei successivi quadri dell'artista, sino alla fine». Il professore conclude: «In realtà, la qualità della ricerca di Schifano rimane sempre evidente: la sua pennellata, la sua scrittura appaiono inconfondibili, esattamente come la sua capacità di proporzionare le forme, di sistemare le scritte, i numeri, di comporre le sagome e di scontornarle». Anche sui tanti falsi Gut-tuso sono interessanti i rilievi di Quintavalle: «Non stupisce che i falsari si cimentino in riproduzioni di opere con alla base una scannerizzazione: punto di partenza è un disegno, un dipinto, a volte contraffatto, ma queste manomissioni non stupiscono e neppure meraviglia che siano considerati originali dal pubblico dipinti o riproduzioni solo allusivi allo stile di Guttuso. Però agli occhi di un esperto, lo stesso stile e la pennellata del pittore siciliano appaiono non facilmente riproducibili. Il pubblico cui si rivolge il mercato dei falsi, purtroppo, non conosce affatto gli originali degli artisti».