La dimora restituita all' antico splendore ha aperto la strada alla rinascita del parco. Ma la pulizia è affidata solo a un gruppo di ammirevoli volontari Il caso dell' antico ninfeo invaso dai piccioni, mentre il 'boschetto' sopra i giochi dei bambini è tornato ad essere il rifugio dei tossicodipendenti «FRANCESCO, Federico! venite via da lì». «Ma papà, voglio vedere le tartarughe...». Non potrebbe essere diversa la risposta di due bambini, quando a mezzo metro di distanza vedi tartarughe immobili sulle rocce finte dell' antico ninfeo, e dall' acqua occhieggiano carpe king size e pesci rossi o di vario altro mantello, di ogni dimensione. Perché il laghetto resta proibito? Facile: perché avvicinarlo è un privilegio dei piccioni, dopo che le reti anti-volatili sistemate a difesa del ninfeo subito dopo i lunghi, pazienti lavori di restauro di Villa Imperiale, tornata a splendere meno di tre anni fa, sono state tolte. «Avevano protestato gli animalisti», spiega una signora. Sarà così? In effetti, a difendere laghetto e ninfeo restano solo degli spuntoni metallici, ma sul bordo più alto della grotta: per il resto, come dimostra un volatile che plana sereno sulla balaustra, via libera a tutti quelli dotati di ali: e allo sporco, che ricopre infatti la lastra di marmo sul fronte del laghetto. Spiega Marco, il papà dei due avventurosi: «Quel marmo è costantemente coperto di guano, un pericolo continuo per i bambini: è ovvio che appena giri l' occhio, si buttano a vedere le tartarughe. Si può sapere chi deve pulire?». Ah, saperlo, diceva un vecchio tormentone. Non spetta ad Amiu la pulizia dei parchi, ma piuttosto ad Aster (a parte i programmi comuni come quello della scorsa estate per Villetta Dinegro); i lavori completati tra il 2004 e il 2005, sono evidenti: gradini risistemati, tanti i contenitori di rifiuti in legno. Ma tutto è in costante pericolo di degrado, nonostante l' impegno di chi la Villa ce l' ha nel cuore. A togliere erbacce e dare una spazzata ai vialetti, almeno i più percorsi, a cercare di tenere in ordine le aiuole magari piantando qua e là qualche arbusto odoroso e un po' di fiori colorati, ci pensa un gruppo di persone che si sono autodefiniti "Amici di Villa Imperiale"; avevano stretto un accordo nel 2006 con l' allora assessorato all' Ambiente guidato da Luca Dallorto, così come i volontari attivi in altri parchi, da Nervi al Duchessa di Galliera di Voltri. «Vengono spesso due donne a sistemare le piante, un uomo è quello che si occupa di togliere erbacce e altro. Si danno il cambio ma sicuramente non bastano», raccontano Gino e Luigi, due dei tanti pensionati che è facile incontrare nella villa, sulla spianata di ghiaino bianco che contorna la Villa, tornata in tutto il suo splendore dopo dieci anni di chiusura e restauri per il crollo improvviso del soffitto del salone centrale del salone, che il 24 settembre del '94 si portò via in una nuvola di polvere il Ratto delle Sabine e Le Storie di Tito Livio di Luca Cambiaso. Con 550 mila euro garantiti anche dai fondi del Lotto gli esperti della Soprintendenza hanno potuto ricostruire gli affreschi; il 2004 , anno da capitale della cultura, è stato quello della rinascita per la villa voluta da Lorenzo Cattaneo e inaugurata di fatto nel 1502 dal Re Luigi XII di Francia, in visita a Genova. C' è stato il 2004 a permettere di completare il recupero, poi nel 2005 hanno ripreso il loro posto la Biblioteca Lercari e la scuola dell' infanzia "Gianni Rodari"; e la villa è stata di nuovo palcoscenico di spettacoli teatrali e musicali, luogo di incontri del quartiere di San Fruttuoso, che andava fiero di appuntamento culturali come il festival jazz durato per molti anni, o le rassegne estive di cabaret. Perché, a ben guardare, Villa Imperiale si è dimostrata anche l' unico palcoscenico "vero" dell' intera bassa Valbisagno, di San Fruttuoso come di Marassi, ma anche di San Martino e oltre. E si sono trovati gli spazi per i volontari dell' Auser, così come il tendone dell' associazione SempliceMente, con i grandi pupazzi in cartapesta sparsi qua e là per il parco. Però l' entusiasmo del quartiere e di tutti i frequentatori della Villa si è presto scontrato con l' incuria del "fuori", cioè del giardino. Aiuole spelate, terra smossa, piante in pessime condizioni: vandali che sradicano le piante? Ci pensano i loro cani, a dir la verità. Una ragazza in tuta lascia che il suo terranova faccia serenamente i propri bisogni in un' aiuola sulla salita verso l' uscita di Salita del Monte, raspando come di dovere e facendo una bella buca; stessa scena dall' altro lato, verso il cancello di via Imperiale, così come sul grande prato che fronteggia l' entrata. «Non c' è niente da fare, lo spazio per i cani ci sarebbe, ma qui se ne fregano tutti», scuotono la testa due donne. Le accuse: vigili che non si vedono mai, e così il "boschetto" la piazzola proprio in cima alla villa è tornata ad essere il rifugio dei tossicodipendenti, che negli anni Novanta avevano invaso anche gli spazi più in basso; gli astucci vuoti delle siringhe buttati lungo le scarpate laterali, oltre le ringhiere, lo testimoniano. «Si vede che c' è crisi, le siringhe se le riportano via», commenta amaramente Giulio, a passeggio col cane. In fondo, basterebbe così poco: più controlli, più pulizia e non affidata esclusivamente al buon cuore e soprattutto al senso civico di alcuni cittadini. Adesso che Aster torna sotto il "cappello" del Comune e annuncia di voler ripartire proprio dai parchi, i più trascurati negli ultimi anni con soli 75 giardinieri rispetto ai 250 di vent' anni fa, questa può essere la scommessa. In fondo, la leggenda testimonia che un antico proprietario di quel terreno, prima che venisse costruita la Villa, si giocò tutti i suoi averi e, per poter fare un' ultima, risolutiva giocata, dovette impegnare l' ultimo albero che gli restava. Vinse, e quello divenne "l' albero d' oro", come il nome della strada su cui si apre il cancello. Ecco, Villa Imperiale merita di tornare ad essere un albero d' oro.