Salterà la trasferta a Parma di sabato con Barenboim. I sindacati: "Sovrintendente scorretto, chiediamo aumenti per gli strumenti" Ci sarà anche Napolitano, ma la "prima" del 7 dicembre resta a rischio Contratto integrativo, il Piermarini: noi ligi alla legge. Ora la palla passa al Ministero -------------------------------------------------------------------------------- Le acque sono sempre agitate, ma la macchina del 7 dicembre alla Scala è già avviata: alla prima per il Tristan und Isolde, in platea ci sarà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma quasi certamente potrebbe esserci anche il presidente del Consiglio Romano Prodi. Alla bella notizia, però si aggiunge quella che il sindacato autonomo Fials che riunisce la maggioranza degli orchestrali scaligeri sta meditando di proclamare un nuovo sciopero, anche su sabato prossimo, giornata in cui lorchestra e il coro della Scala dovrebbero essere in trasferta a Parma proprio con il Requiem di Verdi, sempre diretto da Daniel Barenboim che è saltato venerdì scorso. Questo è il segno che il muro contro muro tra i lavoratori e la direzione del teatro, prosegue. La Fials continua ad attaccare loperato del sovrintendente Stéphane Lissner: «È stato scorretto non dicendoci il 5 settembre che, a causa della legge Asciutti, non era in grado di fare laccordo sullintegrativo - dice Sandro Malatesta, rappresentante dellorchestra - Ha inoltre polemizzato sulle nostre richieste economiche, in realtà mai discusse. Oltretutto, un terzo degli aumenti auspicati sono legati alle spese per gli strumenti, perché i prezzi sono aumentati: un fagotto costa almeno 60 mila euro». Inoltre la Fials rende pubblico un documento del Teatro Massimo di Palermo: nove pagine che attestano che un accordo è stato siglato l8 novembre 2006, tra direzione e organizzazioni sindacali, nonostante lobbligo della legge Asciutti di non firmare accordi aziendali in assenza del contratto nazionale a cui si richiama Lissner. Il documento parla di modifiche dellorganizzazione del lavoro per incrementare la produttività e diminuire i costi e riconosce ad alcune categorie di lavoratori aumenti di stipendio. «Dove era il ministro Rutelli quando a Palermo è stato firmato questo accordo? - chiede Malatesta - Il giuslavorista Pietro Ichino su tutta la nostra vicenda ha dato un parere legale dicendo che "i divieti e i limiti posti dalla norma legislativa hanno per oggetto soltanto i contratti integrativi aziendali e i preaccordi o intese anche se non formalmente quantificabili come contratti integrativi aziendali", ma che sono ammessi solo gli atti unilaterali come i premi di produzione. E Palermo allora?». Il direttore dello Spettacolo del ministero ai Beni Culturali, Salvatore Nastasi, taglia corto: «Non mi risulta che a Palermo sia stato siglato un integrativo, nemmeno camuffato. E, comunque, le Fondazioni liriche sono sottoposte al controllo della corte dei Conti, e gli amministratori rispondono dei loro atti». I sindacati scaligeri hanno chiesto a Lissner, già prima che la trattativa si arenasse, di dare una risposta sul "caso Palermo" e sembra che il sovrintendente abbia anche interpellato il ministero ma la risposta ricevuta è stata che quello del Teatro Massimo è un accordo per un contenimento dei costi di gestione. Il documento, però, dimostrerebbe il contrario. Ma la Scala sottolinea di essere stata ligia alla legge. A questo punto come si può sbloccare una situazione che appare difficilissima? Il pallino è in mano al ministero, che dovrebbe sollecitare i sindacati a presentare in tempi brevi una piattaforma sul contratto nazionale. In più, se la Finanziaria fosse approvata senza la fiducia, potrebbero passare anche i due emendamenti alla Legge Asciutti, e cioè laumento del Fondo unico per lo Spettacolo di 50 milioni di euro lanno per tre anni, e la possibilità di fare assunzioni per reintegrare gli organici. A partire da queste aperture, forse la vertenza Scala troverà una soluzione per scongiurare altri scioperi.