NON PRIVATIZZAZI0NI Se lo contendono l'Università di Brescia e l'omonima Fondazione presieduta da Annamaria Andreoli La leggendaria dimora di Gabriele D'Annunzio è al centro di una lunga battaglia tra istituzioni. Risultato... Vittoriale degli Italiani: leggendaria dimora di Gabriele D'Annunzio sulle rive del Garda, monumento sacro e unico dal valore incommensurabile per alcuni, trionfo di patacche buone per nostalgici e turisti tedeschi per altri. Ma soprattutto «un gran pasticcio», come sintetizza oggi Alessandro Bazzani, sindaco di Gardone e consigliere della fondazione dello stesso Vittoriale, «terrorizzato» da come potrebbe finire la lotta di potere sorta intorno al monumento-museo dannunziano ma anche dai contraccolpi che questa potrebbe avere «sul rilancio turistico e culturale della zona». "Inoperoso ritiro" del Vate, che vi si trasferì nel 1921 e vi morì nel 1938, è infatti al centro di un'accesa battaglia per il suo controllo, reso interessante dal prestigio del luogo ma anche dagli aspetti economici: con qualche oscillazione, il Vittoriale è infatti in attivo da tempo e il suo valore, secondo le stime (tutte ufficiose), va da alcune decine a 250 milioni di euro. A contenderselo sono l'Università di Broscia capitanata dal professore di storia Sandro Fontana, ex ministro dell'Università ed esponente Ccd, e la fondazione del Vittoriale, di cui è presidente da sei anni la studiosa dannunziana Annamaria Andreoli, considerata dai sostenitori «l'unico vero presidente che l'ente abbia mai avuto, forse ingombrante ma molto valida», dagli oppositori «la Signora assoluta del Vittoriale, la sua feudataria». Entrambe le parti sono fermamente determinate a conquistare (o nel caso di Andreoli mantenere) il controllo del «buen ritiro» dannunziano. Entrambe attendono che la presidenza del Consiglio finalmente ne decida il destino o che almeno l'assessore leghista alla Cultura della Lombardia, Ettore Albertoni, porti a termine il mandato informale di trovare una soluzione alla faccenda. Ma in realtà il tempo passa e tutto è fermo. Nell'ultima riunione presieduta da Albertoni, sabato 26 luglio, l'assessore ha sostanzialmente comunicato che la questione era complessa e la soluzione ancora lontana. Da allora silenzio. Ma come si è arrivati a questo punto? E' ormai da anni che la battaglia va avanti, più esattamente da quando il decreto legislativo n. 419 del 29 ottobre 1999 stabilì che il ministero dei Beni culturali avrebbe ceduto la gestione dell'ultima residenza di D'Annunzio e di altri 27 enti culturali entro il primo gennaio 2002. Con tre possibili modalità: fusione con enti simili (nel caso del Vittoriale esclusa, vista la sua conclamata unicità); privatizzazione (ovvero assunzione di personalità giuridica di diritto privato pui1 restando di proprietà pubblica); trasformazione m struttura universitaria (sotto la gestione di un ateneo che ne sarebbe diventato proprietario). Una legge apparentemente chiara, che attribuisce alla presidenza del Consiglio la decisione finale sulla modalità di «razionalizzazione» dell'ente, e che ha già funzionato portando in 12 casi su 28 alla privatizzazione delle gestioni. Ma che nel caso del Vittoriale si sarebbe rivelata troppo complessa, dice Andreoli. «Perché anche i gatti capiscono che se così complessa non fosse avremmo già trovato una soluzione», sostiene la presidente. Che subito dopo il decreto del 1999 aveva deliberato insieme al consiglio di amministrazione del Vittoriale la privatizzazione di quest'ultimo, ricevendo il beneplacito del ministero dei Beni Culturali e in particolare del direttore generale Francesco Sicilia, che ancora oggi ritiene «valida quella delibera» e che si dice comunque soddisfatto perché «il Vittoriale funziona in modo regolare». In realtà a complicare le cose so no intervenuti vari fatti: il ricorso al Tar dell'Università di Brescia, che si è vista riconoscere il diritto di essere tenuta in conto nella decisione sul futuro del Vittoriale; l'appello al Consiglio di Stato contro il verdetto del Tar da parte del ministero dei Beni Culturali, poi rientrato pare su pressioni della presidenza del Consiglio; il parere legale di un rappresentante del Vittoriale che non ritiene fattibile la procedura dell'Università («mai avuta nessuna risposta» dice la fondazione); un ulteriore procedimento in corso a Brescia contro la medesima fondazione per aver affittato a privati (un ristorante) un bene pubblico, ovvero la Torre San Marco sul lago, senza averne apparentemente diritto... Alle vicende legali si aggiungono poi le battaglie interne allo stesso Vittoriale e a enti locali e altre personalità della zona, tutti più o meno schierati. Un esempio? Dopo il mancato rinnovo del contratto del direttore artistico Paolo Bosisio, uscito burrascosamente a fine 2002 nonostante i buoni risultati, sindaci e albergatori-locali sono insorti a sua difesa per i timori che il successore, Massimo Chiesa, non fosse in grado di garantire un analogo successo e le ricadute positive sul turismo. E in effetti, Chiesa ha ammesso un passivo nell'estate 2003 «trai 50 e i 100 mila euro», qualcuno dice anche di più. Nel frattempo il primo cittadino di Gardone ha tolto la delega di assessore alla Cultura a Giovanna Ciccarelli, consigliere del Vittoriale, ritenendola responsabile dell'allontanamento di Bosisio. Un gran pasticcio, appunto. «Il governo deve decidere: la legge è di una chiarezza cartesiana nel prevedere che un'Università possa diventare proprietaria del Vittoriale e noi siamo convinti che solo così si possa arrivare all'eccellenza nello sviluppo delle attività culturali, con il massimo del rigore scientifico, e con un elevato ritorno sul turismo», dice Fontana, determinato a «portare avanti la battaglia» e dicendosi comunque pronto, una volta vinto, «a collaborare con tutte le parti, Andreoli compresa». Che ribatte: «Non sta né in cielo né in terra che il Vittoriale diventi proprietà della facoltà di Economia dell'Università di Brescia, dove non c'è nemmeno una facoltà di Lettere. D'Annunzio lo ha donato a tutti gli italiani, va difeso e mantenuto integro dallo Stato». lì in mancanza di un verdetto definito, dice Andreoli, la sua gestione mette in atto «nello spirito» la privatizzazio-ne già deliberata dalla fondazione anni fa. Gestione feudale? «Le critiche sono fatali per chi lavora tantissimo come me. Ma sono apertissima a collaborare con tutti, Università compresa, e i nostri archivi sono spalancati a tutti gli studiosi di D'Annunzio», risponde. Quanto potrà durare questa impasse? Difficile dirlo: le diverse posizioni delle forze di governo in merito alla vicenda rendono complicata una decisione della presidenza del Consiglio, che forse non metterebbe nemmeno fine alla battaglia (esistono i ricorsi...). E molti temono che si arrivi così a un pasticcio ancor più grande: «Il rischio è che dopo essere stata rimandata sine die una decisione, si arrivi a una soluzione oscena in cui sono dentro tutti per non scontentare nessuno. Il Vittoriale ne soffrirebbe, ha bisogno di una gestione seria», dice Attilio Maza, giornalista ed ex sindaco dì Gardone. Costretto a dimettersi nel 1991 proprio per una vicenda legata al Vittoriale: si era opposto a rilasciare la licenza di pubblico esercizio per la Torre San Marco, poi finita fino al 1996 nelle mani di persone arrestate due anni fa perché accusate dì far parte della Nuova Camorra Organizzata. Un altro complicato capitolo della complicata saga del Vittoriale degli Italiani.