MILANO C'è una fotografia delle città d'arte italiane che è pressoché uguale per tutte: quella delle bancarelle che fanno a gara per piazzarsi il più vicino possibile al monumento simbolo, allo struscio dei turisti a caccia di souvenir. Una fotografia in alcuni casi inserita nella prospettiva giusta, in altri così appiccicata all'anima della città da deformare la sua immagine. Sì, insomma, una «situazione di crescente e grave degrado urbano», per dirla con le parole del vicepremier Francesco Rutelli, sulla quale anche il governo ha deciso di intervenire. Ieri il ministro per i Beni e le Attività culturali ha emanato una direttiva alle «sue» direzioni regionali e ai soprintendenti perché si attivino con i Comuni delle città d'arte e delle grandi città per dichiarare guerra all'abusivismo commerciale. Ma non solo: anche per rivedere le concessioni rilasciate dalle stesse amministrazioni pubbliche in zone dove non si sarebbe dovuto. «Giusto, giustissimo, ma caro ministro, è quello che noi stiamo già facendo da tempo», ha fatto quadrato il partito dei sindaci. Partito trasversale e non omologato, visto che a reagire infastidite sono soprattutto le amministrazioni di città storiche e di centrosinistra come Venezia e Firenze. Il ministro ha puntato il dito contro la «crescita del commercio ambulante e l'impatto intollerabile di quello abusivo». L'obiettivo: «Ridimensionare o comunque razionalizzare l'attività commerciale ambulante». È stato dato alle Soprintendenze il compito di verificare la «compiuta e puntuale attuazione» degli articoli del Codice dei Beni culturali. Tempo un mese, e se bancarelle e chioschi passati in rassegna non risponderanno ai criteri richiesti, via: i Comuni dovranno rivedere le autorizzazioni date. «Rilasciate nella maggioranza dei casi prima del 2004», quando il codice ancora non esisteva. Lapidario il sindaco di Venezia Massimo Cacciari: «Interventi di routine, che stiamo già facendo. La cosa ci fa in ogni caso piacere: vorrà dire che avremo anche l'aiuto del governo e delle soprintendenze». Gli va a ruota il collega di Torino Sergio Chiamparino: «Attività già regolamentata, da tempo». La direttiva? «Male non fa, ma non è che qui siamo stupidi. I problemi tra governo e Comuni vanno ben oltre questo "invito". A Finanziaria chiusa faremo il punto per capire dove vogliamo andare». A Pompei fino a due anni fa l'ingresso al sito archeologico era il caos. «Poi abbiamo dato regole chiare per le bancarelle, a prescindere dalle indicazioni del ministro», dice il sindaco Claudio D'Alessio, pure lui di centrosinistra. «Direttiva sacrosanta, ma attenzione: togliere concessioni sarebbe un po' complicato». Anche perché, come sottolinea l'assessore alle Attività produttive di Firenze Silvano Gori, quelle che mancano sono le linee guida: «E le misure (competenza delle Regioni) per contrastare chi ha le concessioni ma non rispetta le regole». Un «caro Rutelli siamo ben andati oltre» arriva dal sindaco di Catania Umberto Scapagnini (FI) impegnato nella settimana di lotta alla contraffazione. Che però, rivolgendosi ai colleghi, aggiunge: «Non per fare il trasversalista a tutti i costi, ma quello che conta è raggiungere lo scopo».
Rutelli: via le bancarelle dalle piazze d'arte
Il ministro per i Beni e le Attività culturali ha emanato una direttiva alle sue direzioni regionali e ai soprintendenti per dichiarare guerra all'abusivismo commerciale nelle città d'arte e nelle grandi città. La direttiva prevede la ridimensionazione o razionalizzazione dell'attività commerciale ambulante e la verifica della compiuta attuazione degli articoli del Codice dei Beni culturali. I Comuni dovranno rivedere le autorizzazioni date per le bancarelle e i chioschi se non risponderanno ai criteri richiesti entro un mese. I sindaci di Venezia, Torino e Firenze hanno espresso il loro sostegno alla direttiva e hanno affermato di già essere in azione per regolamentare l'attività commerciale ambulante.
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