Una decina di anni fa, all'uscita di una delle sue ripetute visite nella casa romana di Fiammetta e Fabrizio Lemme nei pressi della Cassia Antica, Pierre Rosenberg, direttore del museo del Louvre, raccontava: «Fin dall'ingresso, dal pavimento al soffitto, i muri sono coperti di quadri, sono invasi dalle tele. Non c'è porzione di muro, angolo, recesso, corridoio, che non abbia ricevuto la sua razione di opere, grandi o piccole, austere o allegre. Solo i parquet ricoperti di bei tappeti orientali e i soffitti sono stati, per il momento, risparmiati». E qualche tempo dopo il famoso storico dell'arte asseriva: «Per chi voglia imparare a conoscere la pittura romana del XVIII secolo e a distinguere mani e maestri, una visita a casa Lemme è essenziale». Ora i tesori di casa Lemme sono a disposizione non solo degli studiosi e degli amici dell'avvocato collezionista, ma di chiunque voglia ammirarli. Si possono visitare già da oggi nella mostra inaugurata ieri dal sindaco di Ariccia Emilio Cianfanelli insieme al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, dal presidente della Camera Fausto Bertinotti, dal presidente della Provincia Enrico Gasbarra e da quello della Regione Piero Marrazzo. Scomparsa prematuramente Fiammetta nel 2005, Fabrizio ha infatti deciso di regalare a Palazzo Chigi di Ariccia 126 dipinti: la parte più importante della sua raccolta, costituita da circa trecento opere. A questa prima donazione ha poi aggiunto un dipinto del Baciccio e uno dell'allievo Odazzi. La collezione, considerata la più importante quadreria privata di nuova formazione di dipinti del '600 e '700 romano e creata con la consulenza di insigni studiosi come Federico Zeri, Italo Faldi e Giuliano Briganti, va ad aggiungersi al patrimonio chigiano e alla collezione già donata da Maurizio Fagiolo dell'Arco. Quest'ultima offre una panoramica sul Seicento romano, illustrato nelle sue varie correnti artistiche, dal classicismo, al barocco di Bernini e di Pietro da Cortona. Della raccolta Lemme fanno invece parte preziosi dipinti del Cavalier d'Arpino, Mattia Preti, Carlo Maratti, Pier Leone Ghezzi, Pompeo Girolamo Batoni, Domenico Corvi, Corrado Giaquinto, che permettono di ripercorrere la pittura romana tra barocco e neoclassicismo. Sono inoltre parte integrante della collezione i bozzetti e i modelli per pale d'altare e i cicli decorativi di chiese e palazzi romani, come il bozzetto del Borgognone per Sant'Andrea al Quirinale, quello di Ludovico Gimignani per la pala dell'Assunta di Ariccia o quello di Ermenegildo Costantini per Palazzo Borghese. La seicentesca residenza chigiana ad Ariccia diventa così il riferimento a livello internazionale per il Barocco romano, sia per l'importanza dei singoli capolavori lì riuniti, sia per la coerenza, l'omogeneità e la sistematicità di presenze artistiche, notevoli anche se messe a confronto con quelle ospitate dei più importanti musei romani. Nell'allestimento definitivo, che l'architetto Francesco Petrucci metterà a punto alla fine della mostra, i dipinti saranno collocati a quadreria, sul tipo dei «cabinets d'amateurs» e delle disposizioni delle case patrizie, come gli stessi Lemme avevano peraltro arredato la propria abitazione. Fiammetta e Fabrizio avevano cominciato a raccogliere dipinti una trentina di anni fa. «Da quel momento - racconta l'avvocato - è iniziata un'affasciannte opera di ricerca che, attraverso il mercato antiquario romano ci ha messo in contatto con tutti i mercati del mondo, dalle Americhe all'Europa». La raccolta è cresciuta in modo veloce, con una scelta che privilegiava le scene religiose e quelle mitologi-che, oltre ai ritratti. «C'è diletto e sogno - notava Rosenberg - ma anche erudizione e sapere. Per chi si stupisce di tanti quadri di soggetto religioso in casa di laici, la spiegazione è ovvia: più dei credenti, i laici sanno dimenticare il soggetto dei loro quadri per meglio apprezzarne la fattura, l'esecuzione». E Fabrizio Lemme: «Quando guardo i miei quadri noto sempre qualche cosa di nuovo, è come con una donna». MUSEO DEL BAROCCO ROMANO. LA COLLEZIONE LEMME. Palazzo Chigi in Ariccia, piazza di Corte 14., tei. 06.9330053. Da oggi al 10 febbraio 2008, tutti i giorni dalle 10 alle 19, chiuso il lunedì. Biglietto: 7 euro. Catalogo. De Luca Editori.