Alberto Sordi l'aveva capito, che la concordia della sinistra cinematografica non era una cosa eterna come la città adagiata sul Tevere, ora governata da Walter Veltroni. "Vuoi dare retta a questi che sfilano con i metalmeccanici ma se poi il produttore non li paga in nero il film non lo fanno?", diceva Sordi a un allibito Giulio Andreotti, tanti anni fa, all'indomani di un comizio di Anna Magnani a Piazza del Popolo, in tempi in cui Sordi era già Sordi e Andreotti faceva il sottosegretario con delega allo Spettacolo, e per giunta scriveva lettere aperte a Vittorio De Sica e si guadagnava una (sempre smentita) fama di stroncatore del neorealismo. Sordi vedeva lungo, di sicuro oltre l'unanimismo cultural-cinematografico "de sinistra", ma non poteva immaginare che tale unanimismo potesse incrinarsi, un giorno. Non lo si poteva immaginare fino a due anni fa. Succedeva qualcosa e la voce del "mondo del cinema" pareva sempre un coro, tutti più o meno dalla stessa parte nonostante il "dibbattito", tutti d'accordo, al massimo un discorde Pupi Avati che, per sua stessa definizione, non si incasellava (e oggi dice di aver molto pagato perché non stava né con quelli né con questi). Neppure si poteva pensare, alla vigilia delle elezioni politiche che hanno riportato Romano Prodi al governo, che la sinistra, già irrimediabilmente multiforme, sarebbe diventata pure multisala nel senso della moltiplicazione delle proiezioni e delle kermesse, e che alle lotte tra diessini e margheritini, ai dissidi tra uomini di partito e uomini di popolo (i sindaci), si sarebbe aggiunta la guerra dei red carpet tra Venezia, Roma e Torino, tre città tre sindaci tre festival del cinema. Per quanto si possa ancora vedere unanimismo (veltroniano) tra gli attori - sono tutti fan di Walter, da Michele Placido, a lungo "gestore" per conto di W di Tor Bella Monaca alla giovane Cristiana Capatondi, new entry della corte veltronica, a Silvio Muccino, al solido Massimo Ghini (che la politica l'ha fatta davvero, nel sindacato). Nessuno pensava che un giorno non sarebbe stato più possibile mettere nello stesso sacco il Nanni Moretti anti-Caimano e gli alti cineasti di sicura fede antiberlusconiana (Vincenzo Cerami ed Ettore Scola, per esempio, vestali del veltronismo assieme a Nicola Piovani). Oggi nemmeno il più interventista dei sindaci può ricompattare quel che è stato scollato dalla moltiplicazione delle feste e dei festival (e dal parallelo contrarsi di due partiti nel Pd). Ecco infatti Vincenzo Cerami, sceneggiatore veltroniano, entrare nell'esecutivo del Partito democratico - inaugurando la nomina con parole sarkoziste sulla sicurezza, scolpite sul Messaggero. Ed ecco invece Ettore Scola, regista parimenti veltroniano, pilastro della Festa di Roma, non figurare tra i nomi del suddetto organismo dirigenziale, e poi rilasciare all'Unità un'intervista amarcord sulle periferie anni Settanta che pare la risposta allo scritto sarkozista di Cerami (completamente veltronizzato nel suo commento al delitto di Tor di Quinto compiuto da un immigrato rumeno). Hai voglia a mettere un Ferzan Ozpetek all'Ostiense per poi candidarlo alle primarie: il Pd non è al sicuro nemmeno nell'universo-mondo del cinema, dove la Cosa Rossa potrebbe accaparrarsi Ascanio Celestini, regista dei precari, e gli antiveltroniani potrebbero puntare su un Roberto Faenza, oltremodo seccato (e velenosetto) per l'esclusione dei suoi Viceré dalla festa romana. E insomma apri il giornale e vedi Moretti, neodirettore del Festival di Torino, che inveisce non contro i Caimani che furono, e neppure contro i dirigenti "con cui non vinceremo mai"; roba vecchia, ormai, per lui, lontani sono i tempi in cui, oltreché anti-berlusconiano, il cinema era anche unanimemente antidalemiano e un po' antifassiniano. No, Moretti ce l'ha anche lui, eccome, con il veltronismo fattosi "Festa di Roma", contro quel red carpet srotolato tra il settembre di Venezia e il novembre di Torino. Tra il Nanni Moretti che spara sui governanti che non vinceranno mai e il Nanni Moretti che spara sulla creatura veltronica scippa-film (papabili per il suo Festival di Torino), c'è la distanza di un "ma anche". Uno dei tanti pronunciati da Walter Veltroni. Non il più innocuo. "Ma anche" Roma, disse un giorno il sindaco della capitale, annuendo di fronte al progetto magniloquente di Goffredo Bettini. E la crepa sulla superficie della sinistra cominciò a dilatarsi. Roma si riprendeva il cinema, si riprendeva la Dolcevita, e Veltroni cominciava la marcia verso il loft del Pd inaugurato ieri. E' bastata una doppia rivoluzione d'ottobre: un ottobre per mettere in piedi il gran circo di movie politics che è la Festa di Roma e un ottobre per il lancio della bella politica (potenziale?) che è il Partito democratico. Ma Nanni si dissocia. Roma non fare la stupida e non mi rubare tutto, dovrò anche schierare film coreani in rassegne di pura melanconia, ma l'unico lungometraggio divertente che volevo te lo sei preso tu. E allora ti viene in mente che Moretti si è dissociato anche dalla politica attiva, e che Paolo Flores d'Arcais lo chiama da anni invano per farlo tornare girotondista - e oltretutto Nanni aveva fatto capire che del Pd, sinceramente, non gliene importava granché. Quando uno dice: torno a fare il mio lavoro, vuol dire che te lo sei giocato. Non che Moretti sia l'unico "dissociato". Non siamo in Senato, certo, dove, se un Franco Turigliatto si dissocia, il suo partito, Rifondazione comunista, : gli fa il processo. Ma insomma se li metti in fila, i dissociati - Massimo Cacciari che tuonava contro Roma usurpatrice, Felice Laudadio (direttore del Festival di Taormina) che lamentava slittamenti di finanziamenti Bnl in favore di Roma, e poi persino Francesco Rutelli, ministro della Cultura, che ostentava equidistanza ma di fatto difendeva Venezia - insomma se metti insieme i tre festival, Venezia, Roma, Torino, e i tre sindaci che li rappresentano, Cacciari, Veltroni e Chiamparino, si capisce che c'era già aria di torte in faccia. E da allora non ci si è più fermati. Tanto che Moretti, a inizio anno, era sorprendentemente apparso in "quota Rutelli", all'indomani della sua nomina a Torino: a dispetto di qualche scontento, come Gianni Rondolino, ideatore della rassegna, che minacciava di tenersi il simbolo del festival, per una sorta di Rifondazione torinese, il regista ha subito ricevuto il plauso affettuoso del ministro della Cultura - e ogni volta che un festival rialza la testa contro la Festa di Roma Rutelli (sarà pure dovere istituzionale, ma tant'è), accorre in soccorso. ] Lo scenario si complica perché i sindaci, di per sé, tendono oggi a farsi veltroniani, non foss'altro che per convergenza in materia di sicurezza - e d'altronde Veltroni pare voglia avvalersi proprio di una task force di sindaci per scavalcare gli apparati. Ma fino a poco tempo fa i sindaci difendevano volentieri il proprio "campetto" cinematografico-festivaliero. Massimo Cacciari, ora pronto per la task force del Pd, minacciò addirittura di "mettere mano alla pistola" contro Roma la Prepotente. Sergio Chiamparino è stato, con la presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso, uno degli sponsor di Moretti a Torino, ma ora si ritrova il regista che si fa notare di più sbraitando contro Roma proprio mentre lui, Chiamparino, guarda con favore alla nuova linea romana (veltroniana) di realpolitik su crimine e immigrazione. Già non si riusciva a tenere insieme le due anime del Pd. Ora spunta pure la crisi della terza anima della cine-sinistra, quella torinese, manco fosse un'emergenza lavavetri. Dimenticato, ormai, è il fair play ostentato un anno fa dall'allora presidente della Biennale Davide Croff, che navigava in acque agitatissime nei giorni in cui non si poteva nemmeno dire "festival" al posto di "festa". Giacché quella di Roma è una festa, e non dovrebbe neppure avere il concorso, dicevano e dicono ancora oggi i detrattori, è un evento mondano e ridanciano, mentre Venezia è pura qualità. Intanto i registi e i produttori - cosa diversa dai selezionatori - si chiedevano sommessamente: "Ma perché un festival in più dev'essere peggio di uno in meno?". E qualcuno, come i registi Marco Tullio Giordana e Alessandro D'Alatri, si spingeva a dire che effettivamente il Festival di Venezia era penalizzato dalla città stessa, con quella location defilata, laggiù al Lido, l'umido d'inizio autunno, le piogge, gli alberghi cari, i panini carissimi, i ristoranti inavvicinabili, i bivacchi di studenti ovunque, e allora forse molto meglio l'Auditorium alla porchetta di Renzo Piano, lontano dal centro pure quello ma almeno ben piazzato su terraferma, luogo di sicura evasione, prezzi medi e magari non sempre altissima qualità: ma perché no, appunto? C'è anche la par condicio, a Roma, un direttore artistico donna, Piera Detassis come l'Anna Finocchiaro dell'Auditorium, ci sono le grandi opere, via Veneto rifatta, i paroloni inglesi, non ancora il loft ma già la business Street, la fontana vermiglia, i tassisti in subbuglio e gli stand con le magliette, la fluviale partecipazione del pubblico e la gente che fa foto con il telefonino. Festa di tutti. Solo che poi i film li devi scegliere, e i film belli sono pochi, e se non vanno lì vengono qui, e il produttore, potendo, i calcoli li fa (dove vado? Da Walter o da Nanni?). Ed ecco che, mentre l'operazione Roma chili deva il sipario del suo secondo anno, la sinistra cinematografica si sfaldava in un nuovo urlo morettiano: "Che gesto poco elegante scegliere quelle date", ovvero: con questo carrozzone romano di traverso non vinceremo mai (nel senso che non faremo mai un festival come ci pare e piace). E pensare che ci avevano sperato pure gli analisti del Dipartimento di stato americano, e l'avevano scritto nero su bianco in un documento datato 2004: "Sono pochi quelli che potrebbero unire il centrosinistra, e tra loro c'è il sindaco di Roma". Non avevano calcolato l'effetto di quel "ma anche". Cinematograficamente parlando (of course).
il Foglio
10 Novembre 2007
Così si è rotta la sinistra delle feste e del cinema
MA
Marianna Rizzini
il Foglio
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
il Foglio · 9 Apr 2009
Chi è l'architetto che ha inventato la Terza via per costruire in otto mesi una città senza spendere quasi nulla
il Foglio · 3 Mar 2010
La Versione di Mario Resca, fuori da "cricche" e società per "fare affari" (
il Foglio · 31 Mag 2013
Bene comune, mezzo gaudio. Gli improperi di Grillo su Rodotà (ah-ah), lo scorno della gauche in Barca
il Foglio · 6 Set 2018
Il complotto amerikano sui gabbiani a Roma
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
la Repubblica · 10 Nov 2005
Roma. La Finanziaria dimezza la cultura
Fonte non specificata · 10 Nov 2005
Convegno su Economia e Cultura 18 e 19 novembre
www.verdi.it · 10 Nov 2005
PONTE DI MESSINA: E' cosa nostra
Oggi · 10 Nov 2005
Nei cantieri delle meraviglie lavorano mani italiane
Il Resto del Carlino · 10 Nov 2005
A Los Angeles c'è davvero il Lisippo?
finanza.kataweb.it · 10 Nov 2005
Finanziaria, l'Udc punta i piedi "Alla Camera andrà cambiata"
l'Unità · 11 Nov 2005
POLEMICA: Le virtù civiche del Settecento romano
l'Unità · 11 Nov 2005
Il Guggenheim a Roma Accordo di Gasbarra per una mostra a palazzo Valentini e al Vittoriano
La Gazzetta del Mezzogiorno · 11 Nov 2005
SALVAGUARDIA E RESTAURO DEI BENI CULTURALI. DOMANI IL CONVEGNO DELLA FILLEA-CGIL
Sardegna Oggi · 11 Nov 2005
SARDEGNA: La Biblioteca del Mediterraneo unirà Sardegna e Tunisia
Il Gazzettino · 11 Nov 2005
Italia Nostra celebra i suoi cinquant' anni con un convegno e una mostra regionali
il Giornale · 11 Nov 2005
Il Getty Museum restituisce all'Italia tre reperti archeologici
la Repubblica · 11 Nov 2005
CASO GETTY: "Restituite quelle tremila opere rubate"
la Repubblica · 11 Nov 2005
Immobili, le accuse del Parlamento "Vendite poco chiare e fallimentari"
la Repubblica · 12 Nov 2005
Sacrifici umani di bambine nella Roma dei primordi
Il Tempo · 12 Nov 2005
Tra un anno il monumento agli eroi di Nassiriya
la Repubblica · 12 Nov 2005
E alla Fenice il coro è muto contro i tagli
Il Messaggero · 12 Nov 2005
L'America restituisce i tesori trafugati. I capolavori? A volte tornano
Il Mattino · 12 Nov 2005
Ora l'America restituisce i tesori rubati
Corriere della Sera · 12 Nov 2005
Cultura sempre più povera, istruzioni contro il suicidio