Roma- Più che una ripartenza è un ritorno: per la presidenza della Biennale il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli rompe gli indugi ed indica Paolo Baratta, che della "società di cultura" veneziana è già stato presidente dal 1998 al 2002, nominato da Walter Veltroni, allora ministro, oggi leader del neonato Pd. Nella nota che informa della decisione, Rutelli da per scontata la riconferma del direttore della Mostra del cinema, Marco Muller, e del direttore della sezione teatro, Maurizio Scaparro. Per gli altri, e per il direttore generale, la palla passa al designato. Le prime reazioni alla nomina, non solo dalle file della maggioranza, sono positive e fanno pensare che il gradimento delle commissioni parlamentari non dovrebbe mancare il presidente della commissione di Montecitorio, Pietro Folena, pensa ad una novità: ascoltare Baratta prima di dar corso al parere. Dopo aver nuovamente ringraziato il presidente uscente Davide Croff, il ministro dei Beni culturali motiva la sua scelta, «a conclusione di una larga e approfondita verifica degli obiettivi strategici della Biennale», con una sorta di manifesto programmatico che riassume quanto aveva già detto in Parlamento. Secondo Rutelli, l'ente veneziano, «principale istituzione culturale dell'Italia moderna», deve «far vivere le proprie attività anche "destagionalizzando" avvenimenti ed iniziative che si svolgano al di fuori dei periodi di maggiore affollamento turistico della città. Deve vivere essa stessa durante tutto il corso dell'anno. Deve attivare iniziative permanenti, laboratori, collaborazioni stabili con realtà produttive e formative, centri universitari, non solo veneziani. La Biennale può e deve essere motore di creatività e di sviluppo qualificato». Le prescrizioni del ministro entrano nel dettaglio: «L'Arsenale può e deve vivere dodici mesi all'anno. Il nuovo Palazzo del Cinema deve diventare il polo di un'attrazione verso il Lido non circoscritta al solo periodo della Mostra (si dovrà operare perché il cantiere incida il più limitatamente possibile rispetto alla programmazione delle Mostre 2008, 2009 e 2010). L'Asap - e qui lo zelo tradisce Rutelli, perché si tratta ovviamente dell'Asac, Archivio storico dell'arte contemporanea - deve risorgere, con l'impegno concorde di tutte le istituzioni». Il ministro si attende il ripristino di «una piena e leale collaborazione» con le istituzioni locali che «concorrono alla politica complessiva» dell'ente. È «ragionevole», prosegue il ministro, che queste ultime «possano accrescere anche le risorse e i servizi investiti nella Biennale». Una «piena intesa» con l'Agenzia del Demanio servirà per «consolidare ed estendere le capacità strutturali e l'organizzazione nel territorio veneziano». Baratta è «la persona più adatta a realizzare questa strategia», sia per «l'eccellente prova» nel periodo 1998-2002, sia «per le professionalità culturali e gestionali» acquisite durante la «prestigiosa» carriera, ma il ministro non rinuncia a dare un'ulteriore indicazione: «l'eccellente bilancio» della Mostra del Cinema e della Biennale Teatro «ha già consigliato la conferma dei direttori». Il resto tocca a Baratta, la cui nomina, maturata sull'asse Cacciari-Rutelli con il pieno accordo di Veltroni, non scontenta troppo neppure il centrodestra, soprattutto il centrodestra lagunare. Con questa scelta, commenta Franco Asciutti, capogruppo di Fi nella commissione Cultura del Senato, «il ministro Rutelli si assume tutta la responsabilità, noi giudicheremo dai fatti». Secondo l'ex ministro Rocco Buttiglione (Udc), il presidente designato è «persona di sicura competenza» ma la Biennale «non è in buona salute» ed ha bisogno di «uno sforzo potente per uscire da una sterile e stupida cultura della provocazione». Tutto in positivo il giudizio dei presidenti delle due commissioni. «È l'uomo giusto», dice Vittoria Franco (Ulivo), che guida la commissione di Palazzo Madama. «Ottima indicazione», aggiunge Folena (Prc) che ipotizza «un'audizione anche informale» di Baratta prima di passare alla votazione: «Così potremmo trasmettergli quanto abbiamo raccolto in queste settimane e conoscere i suoi orientamenti». Resta in agenda l'appuntamento di martedì con Croff, «che risponde ad un'esigenza di difesa ma sarà utile per fare un bilancio». Beppe Giulietti (Ulivo) considera «forte ed autorevole» la designazione di Baratta, che a suo avviso «raccoglierà ampi consensi in Parlamento» e «difenderà gli interessi della Biennale non in sfide di campanile ma sul piano nazionale». I suoi contrasti con Fuksas e Felice Laudadio Manager, ministro e uomo di cultura, Paolo Baratta, indicato dal ministro. Rutelli come nuovo presidente della Biennale di Venezia, ha già ricoperto questa carica dal 1998 al 2002. Milanese, 68 anni, ha avuto inoltre prestigiosi incarichi nel mondo bancario e culturale ed è stato ministro per le privatizzazioni nel governo Amato, per il Commercio estero nel governo Ciampi e dei Lavori pubblici e dell'Ambiente nel governo Dini. Laureato in ingegneria ed economia, Baratta è stato nei cda di varie società e istituzioni fra cui Telecom Italia e Banca Finnat Euroamerica oltre ad essere membro del Consiglio dell'Università Cà Foscari di Venezia e, dallo scorso giugno, dopo le dimissioni di Roman Vlad, presidente dell'Accademia Filarmonica Romana. È stato consigliere di amministrazione di società come Zanussi, Ericsson e Olivetti ma anche presidente della Fondazione Valla peri classici greci e latini, vicepresidente dell'Accademia filarmonica romana, consigliere di amministrazione della Fondazione Bembo e dell'Istituto italiano di studi storici. Nella presidenza Baratta della Biennale dal 1998 al 2002 fecero discutere i suoi contrasti con Massimiliano Fuksas, allora direttore della sezione architettura della Fondazione, partiti da un presunto sforamento del budget assegnato e finiti con la revoca dell'incarico all'architetto, e quelli ancor più duri con Felice Laudadio, allora direttore della Mostra del cinema, che tacciò il presidente e l'intero cda d'incompetenza e di responsabilità precise negli sforamenti di bilancio, e che si conclusero con la rinuncia di Laudadio stesso all'incarico dopo due edizioni della Mostra da curatore, aprendo così la strada ad Alberto Barbera.
Paolo Baratta torna al vertice della Biennale
Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha nominato Paolo Baratta presidente della Biennale di Venezia, in un ritorno al passato. Baratta, già presidente della Biennale dal 1998 al 2002, è stato indicato da Walter Veltroni, leader del Pd. La nomina è stata motivata da Rutelli, che ha sottolineato l'importanza di una "destagionalizzazione" delle attività della Biennale e di una maggiore collaborazione con le istituzioni locali. Baratta sarà anche direttore della Mostra del cinema e del teatro. Le prime reazioni alla nomina sono positive, con il centrodestra che considera la scelta giusta. Tuttavia, il centrodestra lagunare ha espresso preoccupazioni sulla salute della Biennale.
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