Venezia. Il primo e più entusiasta dei commenti sulla designazione di Baratta alla presidenza arriva dal direttore riconfermato della Mostra del Cinema, Marco Müller: «Ero sicuro che Rutelli - dice Müller - avrebbe scelto una persona che potesse davvero reimpostare la Biennale e farla rinascere». E per quanto riguarda la sua riconferma, aggiunge: «Non posso che ringraziare il ministro per l'attenzione al mio lavoro». Soddisfatto anche Maurizio Scaparro, secondo cui «II ministro Rutelli ha compiuto con Paolo Baratta una felice scelta, di alto significato culturale e che apre nuove prospettive alla Biennale di Venezia. La figura di Baratta per quello che rappresenta nel panorama della cultura in Italia e per quello che ha saputo in passato per la Biennale, è a mio avviso una esemplare risposta alla richiesta di rinnovamento, di ricerca creativa, di interdistiplinarietà e di rapporti nuovi con il territorio che emersa in Commissione Cultura della Camera e sostenuti dal Sindaco di Venezia Massimo Cacciari e da Franco Miracco perla Regione». Alla gratitudine per la sua riconferma («che mi stimola a proseguire i già iniziati progetti di ricerca e studio con le giovani forze del teatro italiano ed europeo») Scaparro aggiunge poi un elegante ringraziamento al "Presidente uscente Davide Croff, al Consiglio d'Amministrazione e al personale tutto». Anche il rettore di Ca' Foscari Pier Francesco Ghetti è un estimatore di Paolo Baratta, per averlo avuto nel "consiglio di amministrazione dell'Ateneo: «Persona di grande competenza e cultura - dice il docente del presidente designato della Biennale - Credo sia un'ottima scelta, e gli auguro calorosamente di far bene». Di cosa avrà bisogno per far bene? chiediamo al rettore. «Essendo prevalentemente un grande organizzatore e un uomo che sa trovare i canali giusti per i finanziamenti, dovrà circondarsi di una componente più rivolta all'aspetto artistico». L'intellighentia veneziana, osserviamo, è sembrata finora piuttosto estranea al dibattito sugli organigrammi e sui destini della Biennale... «Certo, detto che la scelta di Baratta è indiscutibile, si poteva anche guardare in casa. Sto pensando ad esempio a Marino Folin. Ma si sa, nessuno è profeta in patria. Poi, certo, è vero anche che noi addetti" ai lavori non sempre siamo collaborativi, e tendiamo ad operare per comparti stagni».