ROMA Dopo lo scandalo dell'invasione degli ambulanti nelle aree di pregio del centro storico della capitale, ecco che interviene il ministro dei Beni Culturali: «Via ai controlli, c'è da riesaminare tutte le autorizzazioni». Francesco Rutelli ha emanato una direttiva alle sovrintendenze perché venga contrastato e impedito il fenomeno dell'abusivismo commerciale, rivedendo anche la situazione delle autorizzazioni qualora siano state concesse. E l'assessore capitolino al Commercio continua a prendere tempo. Il ministro Rutelli ribadisce che le Direzioni e le sovrintendenze dovranno verificare entro un mese il rispetto delle norme da parte dei venditori ambulanti. ROMA - Dopo lo scandalo dell'invasione degli ambulanti nelle aree di pregio di Roma, interviene il ministero per i Beni e le Attività Culturali. Proprio ieri, infatti, Francesco Rutelli (non a caso ex sindaco della Capitale) ha emanato una direttiva alle Direzioni regionali del ministero e ai soprintendenti perché si attivino con i Comuni delle città d'arte e delle grandi città affinchè venga contrastato ed impedito il fenomeno dell'abusivismo commerciale, rivedendo anche la situazione delle autorizzazioni qualora siano state concesse. «Si è dovuto constatare - si legge nella premessa della direttiva - una situazione di crescente e grave degrado urbano a causa della crescita del commercio ambulante e dell'impatto intollerabile di quello abusivo nelle città d'arte e nei centri storici delle grandi città». E aggiunge: «Tali situazioni di degrado riguardanti i centri storici assumono rilievi ancor più consistenti e preoccupanti nelle aree interessate da notevoli flussi turistici». Il Ministero conferma le denunce fatte in questi giorni da 11 Messaggero: «Nella maggior parte dei casi l'esercizio dell'ambulantato è privo di qualsiasi legame effettivo e giustificabile con il contesto culturale ed archeologico in cui si colloca, sì da pregiudicare fortemente il decoro urbano e da alterare seriamente la corretta fruizione del patrimonio». Per questo Rulelli pone l'accento sull'esigenza di «ridimensionare o comunque di razionalizzare l'attività commerciale ambulante nei centri storici, anche per rendere più agevole ed effettiva la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale da parte delle autorità preposte». E per farlo il ministro dei Beni Culturali chiede che i soprintendenti verifichino la «compiuta e puntale attuazione» degli articoli del Codice dei Beni Culturali che prevedono che i Comuni, sentito il soprintendente, individuino le aree di valore archeologico, storico e artistico dove consentire, vietare o limitare il commercio.