A volte ritornano. Con mossa a sorpresa, anticipando di una settimana la scadenza prevista di metà novembre, il ministro Rutelli ha designato alla presidenza della Biennale Paolo Baratta: milanese, classe 1939, tre volte ministro (con Amato, Ciampi e Dini), manager ed economista stimato, pluriconsigjiere d'amministrazione. Designato non significa nominato, ma non v'è dubbio che le commissioni Cultura di Camera e Senato ratificheranno in tempi stretti la scelta, frutto di un braccio di ferro tra il ministro e il sindaco Cacciari trascinatosi per tre mesi, con esiti pure grotteschi. Che Davide Croff, alla testa per quattro anni dell'istituzione culturale, fosse stato scaricato senza tanti complimenti era cosa nota. Ma in pochi, anche a Venezia, puntavano sul ritorno di Baratta a Palazzo Querini-Dubois. Fino all'ultimo, infatti, Rutelli ha proposto Davide Rampello, presidente della Triennale milanese, dopo un alternarsi di voci sui nomi di Giorgio Ferrara e Vittorio Bo. Però Rampello, considerato troppo vicino a Mediaset, difficilmente sarebbe passato al vaglio delle commissioni parlamentari; quindi, a evitare bocciature ineleganti, ecco la soluzione elaborata con la supervisione attiva di Veltroni: il Baratta bis Fino a poche settimane fa l'uomo assicurava di considerare chiusa l'esperienza, alla fine deve averci ripensato. Del resto, certe ferite bruciano. Nel dicembre 2001, infatti, Baratta venne rimosso dal ministro Urbani dopo una coabitazione piuttosto nervosa durata pochi mesi. Motivo ufficiale della rottura: la nomina in extremis, alla direzione dell'Architettura, di Deyan Sudjic. Urbani non gradì, Baratta, nominato nel 1998 proprio da Veltroni in coincidenza con la riforma statutaria della Biennale, non si piegò. Al suo posto arrivò Franco Bernabé, che però resse solo due anni. Poi, segato Melograni, toccò a Croff. Ribattezzato ironicamente Al Barak per i tratti vagamente mediorientali, Baratta è noto per ima certa durezza di carattere: ne sanno qualcosa Massimiliano Fuksas (Architettura) e Felice Laudadio (Mostra del cinema), direttori liquidati dopo ruvide controversie. Dicono di lui a Venezia: «È stato un buon presidente, l'uomo dell'Arsenale, ha capacità progettuali. Ma ha gestito la Biennale in anni di floridezza economica. Oggi invece le vacche sono magre: bisogna trovare fondi privati, darsi da fare con gli sponsor. Saprà farlo?». In effetti, Croff, comunque si giudichi la sua presidenza, ha saputo arricchire il bilancio della Biennale, salvo poi ritrovarsi ai ferri corti con Cacciali e Galan. Lo sconfitto, pur amareggiato per la piega presa dagli eventi, non rilascia interviste. Parlerà martedì davanti alla commissione Cultura presieduta dall'ex diessino Folena. Scontati i ringraziamenti di rito a Croff «che ha svolto positivamente il suo compito di Presidente nel trascorso quadriennio», il ministro fissa una serie di traguardi piuttosto generici («destagionalizzazione» collaborazione internazionale, strutture permanenti, Asap e nuovo Palazzo del cinema) per concludere: «Va ricostruita una piena e leale collaborazione con le istituzioni del territorio», cioè Comune, Provincia e Regione. Dunque, «la persona più adatta a realizzare questa strategia è Paolo Baratta, sia per l'eccellente prova che ha assicurato alla Biennale nel periodo 1998-2002, sia per le professionalità culturali e gestionali sviluppate nel corso della sua prestigiosa carriera». Insomma, Baratta santo. Con una gaffe finale, o forse qualcosa di più, sfuggita all'estensore del comunicato, laddove viene sancito che «l'eccellente bilancio della Mostra del cinema e della Biennale Teatro hanno già consigliato la conferma dei direttori». Alla faccia dell'autonomia! Significa che Müller e Scaparro (non si discute che siano bravi) di fatto sono stati rinnovati dal ministro. Che il nuovo cda si occupi di nominare gli altri responsabili di sezione e il direttore generale. Chissà se il neopresidente gradirà. Certo, nel giorno in cui Cacciali vince a metà la sua battaglia (anche lui sosteneva Rampello), c'è chi si chiede se valesse davvero la pena di fare tutto questo casino per mettere al posto di Croff un manager come Baratta: certo prestigioso, ma dal profilo simile.