IL SESTO CONGRESSO NAZIONALE A BARI. Per l'interesse collettivo dei temi affrontati, merita una riflessione l'esito del sesto Congresso Nazionale degli Architetti, che si è concluso ieri a Bari all'insegna del titolo-slogan «Mille nuove Architetture. Dai cento degli anni '90 ai mille Concorsi di oggi. Cambia l'Italia». Una mostra allestita nei padiglioni della Fiera del Levante - giocata sugli effetti speciali di un diorama elettronico - ha esaltato l'importanza del «concorso di progettazione» come via maestra per elevare la qualità del costruito in Italia. Non meno significativa è stata l'assise (articolata su tre giorni di dibattiti) aperta da un vivace confronto, promosso dal Presidente del Cna (Comitato nazionale di architettura) Raffaele Sirica, al quale hanno partecipato tre ministri in carica, Pietro Lunardi, Rocco Buttiglione e Enrico La Loggia, e l'ex-ministro Giovanna Melandri. La questione nodale posta al centro delle discussioni è stata la valutazione del disegno della «Legge quadro sull'Architettura», approvato dal Consiglio dei Ministri nello scorso luglio, su proposta di Giuliano Urbani, ministro per i Beni Culturali. Lunardi ha sottolineato l'impegno del suo ministero a trasformare le infrastrutture da meri interventi tecnici a opere ben inserite nell'architettura del paesaggio italiano (tant'è che la stessa Anas ha introdotto i concorsi di idee, affiancati da masters di progettazione). Buttiglione ha sviluppato un discorso che si può riassumere nel motto «Più Europa, e più Italia in Europa». Riallacciandosi a questo concetto La Loggia ha evidenziato la necessità di non frammentare gli ordinamenti professionali in tanti segmenti localistici, per un malinteso federalismo, in evidente antitesi con l'unità europea del mercato del lavoro e delle conseguenti regole del gioco. In controcanto Giovanna Melandri, pur apprezzando il disegno di Legge sull'Architettura, che porta a compimento un percorso già da lei stessa precedentemente avviato, ha messo in luce la contraddizione tra la dichiarata volontà del governo di elevare la qualità dell'edificare da lato e dall'altro il varo del condono edilizio, la svendita dei beni demaniali e la drastica riduzione delle risorse destinate al recupero ed alla tutela dei beni culturali. La sala gremita di architetti ha esternato con un lungo applauso il dissenso dal «condono», inaccettabile (non solo) sotto il profilo etico. Reiterare (circa ogni dieci anni) la prassi dell'indulto può indurre a perseverare in quelle attività illegali che hanno devastato il nostro territorio, senza peraltro nessuna garanzia sul presunto recupero di risorse finanziarie (rivelatosi finora largamente sovrastimato). Senza negare l'eclatante contraddizione tra gli opposti intenti, ritengo tuttavia che il disegno di legge sull'Architettura vada accolto come un primo traguardo di civiltà. Quel disegno rappresenta, se non altro, un passo nella giusta direzione per ricondurre l'Italia nel novero dei paesi civili che non devono vergognarsi per l'edilizia realizzata negli ultimi decenni. Com'è noto l'Italia detiene l'assoluto primato internazionale nell'ambito dei beni culturali storici (circa il 40 per cento del patrimonio mondiale), mentre rarissime sono le nuove architetture di pregio. Eppure, è proprio la grande tradizione dell'architettura italiana (da Brunelleschi a Terragni) che dovrebbe indurci a capire l'importanza che la qualità del costruire gioca per l'economia di una nazione, prima ancora che per la cultura e per l'ambiente in cui abita la società civile. Sarebbe una magra consolazione documentare che solo il 3 per cento del costruito in Italia negli ultimi cinquant'anni è opera di architetti, contro la media del 30 per cento dei più evoluti paesi europei (dalla Francia alla Spagna, dalla Germania al Portogallo). Se a ciò si aggiunge che solo una piccolissima aliquota di quel 3 per cento può definirsi «architettura di qualità», si può dedurre l'urgenza di una inversione di rotta prima del naufragio definitivo. Da qualche parte bisogna pur cominciare. Ed è giusto che sia il governo nazionale ad indicare un orientamento legislativo per elevare la qualità a partire dal campo delle opere pubbliche. I «concorsi» internazionali stanno dando esiti convincenti, come comprovano le ultime quattro gare per le Nuove Stazioni Ferroviarie dell'Alta Velocità. Tuttavia bisogna andare oltre questo slogan, evocato talvolta come una formula magica, per giungere ad una vera e propria strategia culturale per la qualità dell'architettura, stanziando anche adeguati investimenti di risorse pubbliche per recuperare il ritardo rispetto alle altre nazioni d'Europa.
Architetti, no al condono ma sì a un ruolo nuovo nello scenario europeo .
Il sesto Congresso Nazionale degli Architetti si è concluso a Bari con il titolo-slogan Mille nuove Architetture. La mostra allestita ha esaltato l'importanza del concorso di progettazione per elevare la qualità del costruito in Italia. L'assise ha discusso della Legge quadro sull'Architettura, approvata dal Consiglio dei Ministri, e ha evidenziato la contraddizione tra la dichiarata volontà di elevare la qualità dell'edificare e il varo del condono edilizio. L'architettura italiana detiene il primato internazionale per i beni culturali storici, ma la qualità del costruire è scarsa.
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