I TESORI DELLA CITTÀ. Cavalieri Manasse: «Gli scavi necessari a individuare eventuali manufatti esistenti» Da chiarire la destinazione dell'edificio. Continuano gli scavi a Castel San Pietro alla ricerca di antiche vestigia. Ma i danni inferti alle testimonianze del nostro passato, prima dai francesi e poi dagli austriaci, hanno gravemente compromesso i reperti. Dopo l'anticipazione de L'Arena, Giuliana Cavalieri Manasse, direttrice del nucleo operativo della Soprintendenza archeologica, spiega lo stato dell'arte. «Le testimonianze archeologiche sono molto manomesse perché gli austriaci, quando decisero di edificare Castel San Pietro, non si limitarono a radere al suolo gli edifici preesistenti, ma abbassarono sensibilmente la collina, con devastanti effetti che possiamo immaginare». E aggiunge che le ispezioni iniziate la scorsa settimana, con scavi i ispezioni, «sono i necessari lavori preliminari per accertare la presenza di eventuali manufatti od opere di epoche passate, prima dell'avvio dei lavori di restauro globale della struttura austriaca finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio». Finora è affiorata un'antica cisterna, un pozzo. «Sono propensa ad attribuire quella cisterna all'epoca forse scaligera o viscontea», dice Cavalieri Manasse, ribadendo però che, «nell'Ottocento questa era un'area militare e nessuna precauzione architettonica venne assunta per la salvaguardia delle edificazioni precedenti, tutt'altro». E chiarisce che «il segno del dominio, messo in atto dai nuovi conquistatori, si manifestava proprio attraverso la distruzione. I francesi ricorsero addirittura a feroci colpi di cannone». Ma se il passato è stato così violento e devastante, sarà certamente più positivo il futuro visto che l'impegno della Fondazione Cariverona è ormai un fatto certo. Permangono invece più dubbi sul quando (la data effettiva dell'inizio del restauro), il che cosa (la tipologia di destinazione museale) e il come (ossia la tipologia di intervento che la struttura richiederà). Alla Fondazione bocche cucite. Ma nei corridoi fanno capire che le scelte sono imminenti, altrimenti non si sarebbe mossa la Soprintendenza archeologica. Tuttavia, il restauro vero e proprio dovrà essere condiviso con l'amministrazione comunale nell'ambito di una progettualità che definisca il futuro volto della città. Prima di quel momento, ogni ipotesi sulla futura destinazione di Castel San Pietro, sarebbe un azzardo. Per ora dunque, l'unica certezza sono i pochi e martoriati resti che ci parlano dei tempi antichi. Oltre alla lettura strettamente archeologica, il colle di Castel San Pietro ha ispirato anche considerazioni di tipo mistico. Luigi Pellini, nella prefazione del libro Il piano di fondazione della Verona Romana di Umberto Grancelli, osserva che il castello «è allineato con alcuni precisi riferimenti, il primo è il deposito di grano di epoca romana con tempio dedicato a Mercurio, chiamato horreum, situato nei pressi di via San Cosimo», il secondo è via Chiavica, in Sottoriva, dove c'era il controllo delle acque che defluivano in Adige, il terzo è il pantheon sotterraneo di Santa Maria in Stelle. Secondo questa ipotesi, i romani edificarono la città «seguendo allineamenti sacrali e legando la terra al cielo». Sullo stesso libro, che è stato pubblicato da Vita Nova, Margherita Bolla osserva che «dopo aver fondato l'impianto urbano di Verona, i Romani riservarono al colle di San Pietro alla costruzione di edifici di spettacolo, il teatro e l'odeon. Vennero quindi abbattute le dimore aristocratiche poste sulle pendici della collina e fu costruito dapprima il teatro, esteso dalla riva del fiume alla sommità, sulla quale fu posto un tempio. I suoi resti, molto scarsi, vennero trovati in occasione degli spianamenti per la costruzione della caserma austriaca, ma non emerse alcuna indicazione sulla divinità cui l'edificio era dedicato in origine. In precedenza, altri studiosi avevano collocato sulla sommità del colle il Capitolium della città, successivamente identificato sotto Palazzo Maffei, in piazza delle Erbe».
VERONA: Nello studio della Sovrintendenza emergono i tanti danni causati dai precedenti interventi Castel San Pietro rovinato dagli austriaci
La Soprintendenza archeologica sta conducendo scavi a Castel San Pietro alla ricerca di antiche vestigia. I lavori sono stati influenzati dai danni inferti alle testimonianze del passato, causati dai francesi e dagli austriaci. La direttrice Giuliana Cavalieri Manasse spiega che le ispezioni iniziate la scorsa settimana sono i necessari lavori preliminari per accertare la presenza di eventuali manufatti od opere di epoche passate. Finora sono affiorate un'antica cisterna e un pozzo, che potrebbero essere di epoca scaligera o viscontea.
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