Una nota del ministero ribadisce: "Impossibile discutere i patti integrativi prima del contratto nazionale. E non ci sono soldi" Lissner: lannullamento del Requiem è una sconfitta per tutti Il rimborso dei biglietti già prenotati costa allente 150 mila euro Gallera (Fi): bene la linea della fermezza -------------------------------------------------------------------------------- «IN assenza della necessaria piattaforma nazionale, esula dalle prerogative del governo la possibilità di autorizzare specifici impegni unilaterali». Il ministero dei Beni culturali lo dice una volta per tutte agli orchestrali della Scala: prima si fa il contratto nazionale, poi lintegrativo. E in ogni caso, aggiunge, va mantenuta la compatibilità finanziaria con gli impegni di spesa pubblica. Una doccia gelata sulla speranza di trattative separate. La nota viene diffusa più o meno allora in cui dovrebbe iniziare la Messa da requiem di Verdi diretta da Daniel Barenboim, culmine della giornata dedicata al cinquantenario della morte di Arturo Toscanini. Invece, un avviso appiccicato ai manifesti avverte dellannullamento. Il biglietto sarà rimborsato, alla Scala lagitazione costerà 150mila euro. «Uno sciopero è una sconfitta per tutti, una delusione - dice il sovrintendente scaligero, Stéphane Lissner - ma dobbiamo rispettare la posizione di tutti. Fa parte del confronto sindacale». Il 17 novembre lorchestra dovrebbe suonare il Requiem a Parma. Poi cè la Prima, il 7 dicembre. Che succederà? «Per il momento lo sciopero è oggi», risponde il sovrintendente. «Mantenere la linea della fermezza». È linvito di Giulio Gallera, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale: «Ogni anno i dipendenti della Scala minacciano lo sciopero alla Prima della Scala. Sono i lavoratori più sindacalizzati di Milano». Per il cinquantenario, intanto, è andata così. «Gli scioperi non sono mai proclamati a cuor leggero - spiega Domenico Dentoni della Uil - ora conto sul buon senso, nostro e loro». In fondo anche Toscanini scioperò, rifiutandosi di dirigere a Bayreuth nel 1933. Ma il suo no, lui, lo disse a Hitler.