VENEZIA Un «duopolio» per guidare la nuova Biennale. Dopo l'era Croff, accusato di aver accentrato le scelte e i poteri nelle mani del solo presidente, la via segnata per il futuro della Fondazione si consolida alla Commissione Cultura della Camera. L'aveva già fatto capire il ministro Francesco Rutelli, cui spetta la nomina del successore di Croff, durante la sua audizione in commissione la scorsa settimana. Ieri i com-missari hanno ascoltato anche gli enti locali che hanno detto chiaramente di voler tornare a una Biennale «delle origini» quella che aveva nel sindaco di allora, Filippo Grimani il suo presidente carismatico e in Antonio Fradeletto un segretario generale, l'equivalente del direttore di oggi, l'altro polo forte della struttura. Un «duopolio» per guidare la nuova Biennale. Dopo l'era Croff, accusato di aver accentrato le scelte e i poteri nelle mani del solo presidente, la via segnata per il futuro della Fondazione si consolida alla commissione Cultura della Camera. L'aveva già fatto capire il ministro Francesco Rutelli, cui spetta la nomina del successore di Croff, durante la sua audizione in commissione la scorsa settimana. Ieri i commissari hanno ascoltato anche gli enti locali che hanno detto chiaramente di voler tornare a una Biennale «delle origini» quella che aveva nel sindaco di allora, Filippo Grimani il suo presidente carismatico e in Antonio Fradeletto un segretario generale, l'equivalente del direttore di oggi, l'altro polo forte della struttura. Il paragone storico l'ha fatto Franco Miracco, consigliere della Regione nel cda e portavoce del governatore Giancarlo Galan, ma sulla stessa lunghezza d'onda si sono schierati anche Davide Zoggia, presidente della Provincia e Luana Zanella, assessore alla Produzione Culturale delegata dal sindaco Massimo Cacciari di cui ha presentato una memoria. Con soddisfazione unanime della Commissione, insomma, si pensa a un nuovo presidente di forte caratura culturale che dia, però, anche le linee politiche e a un direttore più impegnato sul fronte manageriale ma con caratteristiche culturali che gli permettano di dialogare alla pari con i direttori dei diversi settori. Una linea che sembra tagliare le gambe alla candidatura (pare molto caldeggiata da Cacciari) di Davide Rampello, manager legato al centro destra che, secondo il commissario dell'Ulivo Giuseppe Giulietti «sarebbe in contraddizione con la scelta di non confermare Croff in quanto esponente del mondo manageriale. Per non parlare del fatto che in una società dominata dal monopolio televisivo sarebbe utile evitare un nome legato proprio alla televisione». Una bordata a Rampello, presidente uscente della Triennale di Milano ma anche uomo Mediaset. Da Giulietti l'appello a fare «bene ma soprattutto presto. Ogni giorno prima del 15 novembre data indicata dal ministro per la nomina - spiega - andrebbe bene per evitare il massacro del totonomine cui abbiamo già assistito per la Rai». L'audizione di ieri a Roma è iniziata con l'acceso intervento di Miracco che ha fatto l'elenco delle doglianze attribuibili a Croff, dal caos in cui ancora versa l'Asac allo statuto che non è mai stato adottato con la conseguente assenza di un comitato tecnico-scientifico che sarebbe stato, invece, particolarmente utile. Diverso il discorso di Zoggia che ha sottolineato come «la posizione della Provincia rispetto a Croff è sempre stato diversa da Comune e Regione, ma a questo punto non sono qui per difendere Croff bensì per pensare al futuro della Biennale». Molto istituzionale anche l'intervento del Comune che ha puntato sui temi cari a Cacciari: interdisciplinarietà fra i settori, attività permanente tutto l'anno, direttori stabili e forte coinvolgimento dei soggetti culturali cittadini e delle università. Queste le linee guida condivise da tutti, ora il dubbio resta sul nome dell'uomo che in qualità di presidente dovrebbe traghettare la fondazione verso una gestione più armoniosa con il territorio. In forte calo Rampello, restano in pista, a sentire le voci del dopo commissione, Vittorio Bo e Giorgio Ferrara con un qualche vantaggio del primo. Rispunta anche il nome di Giulio Malgara, l'imprenditore milanese che ha legato il suo nome all'invenzione dell'Auditel e che era già stato in corsa per la presidenza Rai in passato. Di fronte al «duopolio» auspicato, però, si apre anche una seconda partita del totonomine, quella per la carica di direttore generale. Da Roma spunta un nome inedito, quello di Gaetano Blandini, direttore (senza averne il livello amministrativo) del settore cinema del Ministero. Una carica in scadenza a fine anno che con l'assenza al concorso per salire di grado proprio ieri mattina fa pensare a una sua possibile calata in laguna nel prossimo futuro. I giochi sono ancora aperti, insomma, ma il tempo stringe. Non resta che attendere l'audizione di Croff in commissione martedì prossimo. Pare, però, che saranno molti i commissari dell'Ulivo assenti in quanto riterrebbero ormai «inutile» l'audizione. Lo stesso Folena, ieri, a inizio seduta ha sollevato qualche perplessità a riguardo.
Un duopolio per la nuova Biennale. Presidente più direttore-manager
La Commissione Cultura della Camera ha iniziato a discutere della nomina del nuovo presidente della Biennale di Venezia, dopo l'era di Francesco Croff, accusato di aver accentrato le scelte e i poteri nelle manie del solo presidente. I commissari hanno ascoltato gli enti locali che hanno detto di voler tornare a una Biennale delle origini, con un presidente carismatico e un segretario generale. Il ministro Francesco Rutelli ha già fatto capire che la nomina del successore di Croff spetta alla Commissione Cultura della Camera. Il duopolio auspicato per la nomina del presidente è tra Vittorio Bo e Giorgio Ferrara, mentre per il direttore generale è in corsa Gaetano Blandini, direttore del settore cinema del Ministero.
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