L'invasione di camion bar e bancarelle nel centro storico di Roma? Tutta colpa dei mondiali di calcio del '90. Di una delibera provvisoria di allora che, non si sa come, diventa definitiva. Può far sorridere, o può far piangere, ma è la sintesi della arzigogolata e scandalosa storia delle autorizzazioni rilasciate nelle aree più pregiate della città. Una storia che più si dipana, dì puntata in puntata, e più pone interrogativi. Ma andiamo con ordine, anche se di ordine in questa storia ce n'è davvero poco. Ieri Il Messaggero ha denunciato che oltre la metà delle postazioni occupate a rotazione dai camion bar (non i venditori di souvenir) sono state istituite da una delibera (la 4828 del 12 luglio del 1989 approvata dalla giunta del sindaco Pietro Giubilo) che prevedeva un parere della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici. Un parere che per questa delibera non è mai arrivato e che quindi rende assolutamente inefficace la delibera. Come ha confermato il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, Luciano Marchetti: «Non so se non sia mai stato chiesto o se non sia mai stato rilasciato - ha spiegato Marchetti - Sicuramente il parere non c'è. E l'assessore Rizzo lo sa». Cosa vuol dire? «Che quella delibera - aggiunge Marchetti - quella delibera non poteva essere operativa. Ma nessuno l'ha mai contestata» Dopo la denuncia del Messaggero, sempre ieri, io staff dell'assessore al commercio Gaetano Rizzo tira fuori un'altra delibera. E' la 3628 del 7 giugno del 1990. E secondo gli esperti dell'assessorato sarebbe quella che risolve ogni cosa (ogni cosa per modo di dire, ma sarà chiarito più avanti in questo articolo). In realtà si scopre che la deliberà è un provvedimento provvisorio e d'urgenza che la giunta del giugno del '90 approva per "legalizzare" i camion bar nel centro storico di Roma durante lo svolgimento dei Mondiali di calcio in programma anche e soprattutto nella Capitale d'Italia: «Assumendo i poteri del Consiglio Comunale - recita il documento - la Giunta municipale delibera di consentire sino al 15 luglio 1990 nelle seguenti località lo svolgimento delle attività di vendita di bibite e sorbet-ti». E giù di nuovo una lista di 23 postazioni "speciali" nel centro storico di Roma. Avete capito bene: fino al 15 luglio del 1990. Come è possibile allora che in quelle aree di altissimo valore archeologico e architettonico ci siano ancora venditori dì «aranciata, birra e coca»? Secondo l'assessorato al Commercio, questo è possibile perché «il 12 dicembre del 1990 è arrivato il parere della Soprintendenza su quelle postazioni». La tesi, dunque, è che questo nulla osta "postumo" abbia trasformato in definitiva una delibera che era provvisiona. Un delirio. Ma non finisce qui. Ci sono tante anomalie. La prima è che il parere della soprintendenza (a firma dell'architetto Gianfranco Ruggieri) si riferisce alla delibera 3628 ovvero alla delibera provvisoria. «E' un errore della Soprintendenza - prova a spiegare Antonio Fainella, dirigente dell'assessorato al commercio - In realtà quel parere è riferito alla vecchia delibera 4828 che non è mai decaduta. Almeno questa è la nostra inter-pretazione. E' chiaro». Chiaro è una parola grossa. Perché qui di chiaro c'è ben poco. E nessuno, evidentemente, ha mai voluto davvero fare chiarezza. Perché bastava poco: bastava riordinare la materia, mettere in fila carte e pareri. Ma vent'anni non sono bastati. Oggi ci sono solo interpretazioni. E se anche si volesse accogliere con il paraocchi la tesi dell'assessorato al Commercio del Comune di Roma saltano fuori, comunque, delle irregolarità. Perché nel centro storico di Roma, in quel fazzoletto di terra che ci invidia tutto il mondo, ci sono 6 postazioni su 23 (il 25) assolutamente fuori da ogni regola: «Per tre la Soprintendenza ha dato parere negativo - ammettono i funzionari capitolini - Per altre tre ha chiesto una ricollocazione». Eppure, dopo vent'anni, sono ancora li. Se ne è accorto II Messaggero, non se ne è accorto chi è pagato per controllare e verificare. In assessorato, infatti, sono settimane che ci si muove tra interpretazioni, carte e cartuccelle, invece di liberare il centro storico da uno scempio inaccettabile.
Roma. Così le licenze provvisorie sono diventate definitive
Il centro storico di Roma è stato invaso da camion bar e bancarelle, grazie a una delibera del 1989 che prevedeva un parere della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici. Tuttavia, il parere non è mai arrivato, rendendo assolutamente inefficace la delibera. Nel 1990, la giunta del Comune di Roma ha approvato una delibera provvisoria per "legalizzare" i camion bar durante i Mondiali di calcio. La delibera è stata considerata definitiva, ma il parere della Soprintendenza non è mai arrivato. Oggi, ci sono ancora 23 postazioni di camion bar nel centro storico di Roma, nonostante le proteste dei conservatori.
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