È di nuovo allarme rosso per la collina bolognese. Il Consiglio di Stato infatti ha confermato il giudizio con cui il Tar dell'Emilia Romagna aveva bocciato la variante a tutela della collina, varata dalla giunta Cofferati nel dicembre 2006. Una sentenza emessail6novembre, che ha come prima immediata conseguenza il via libera all'edificazione di un residence da 1700 metri quadri in via Cavaioni, «in una zona fino a oggi incontaminata, con conseguenze irreversibili per l'ambiente e il paesaggio ». Un quadro a tinte fosche per il polmone verde della città, tratteggiato dallo stesso assessore all'Urbanistica Virginio Merola. Arriva da lui la notizia della seconda bocciatura della linea, tenuta da palazzo d'Accursio. Una linea concretizzata nella variante di tutela elaborata dagli uffici di Merola, frutto tra l'altro di un lungo e aspro confronto con l'ala radicale della maggioranza. Ad agosto però il Tar dell'Emilia Romagna l'aveva definita «illegittima perché intempestiva». La delibera della giunta in altre parole avrebbe posto dei vincoli in anticipo rispetto agli strumenti urbanistici deputati a farlo (Psc, Rue e Poc). Il Comune allora aveva fatto ricorso proprio al Consiglio di Stato. Oggi Merola si augura che arrivi«una decisione definitiva della magistratura, in tempi brevi». Lo stesso assessore però ammette che i giochi potrebbero essere già fatti. L'ultima sentenza infatti implica che si debba concludere l'iter del piano particolareggiato del residence in località Domizzola, presentato dalla società Real MineEstate (proprietariadel95dei terreni collinari edificabili secondo il Prg del 1985). Dunque «anche qualora il Comune risultasse vittorioso in appello spiega Merola - non sarebbe più possibile restituire tale parte del territorio al suo assetto originario rendendo così superflua, nei fatti, qualsiasi futura decisione del Consiglio di Stato».