la soluzione Per trovare un accordo ci vogliono due cose: diplomazia e una montagna di denaro troppi soldi La città ha speso molto per il suo teatro lirico ma lì dentro vince il più forte: il sindacato -------------------------------------------------------------------------------- Scherza, il critico darte, ed ex assessore alla Cultura Philippe Daverio: «La Scala? Guardi, la prima reazione a caldo a questo tormentone sarebbe una sola». E cioè? «Chiedere il ripristino di una gustosa rubrica del foglio satirico Cuore: si intitolava "Chissenefrega", se la ricorda?». Sì. Ma non cè più, e forse non è il caso di scherzarci sopra. Con questi chiari di luna la prima del 7 dicembre è a rischio. «Va bene, allora dirò qualcosa di serio. Alla Scala cè troppa conflittualità, che col passare del tempo ha assunto i contorni di una gag comunicativa». Cambiano i sovrintendenti, ma i problemi restano? «È così. Purtroppo questa gag sta avendo conseguenze drammatiche sui costi che la Scala deve sostenere. Milano ha speso tutti i soldi che aveva per mettere in piedi questa enorme macchina. Ma è una macchina che non funziona». Perché? «Perché lì dentro il più forte fa quello che vuole». E chi è il più forte? «Mi sembra evidente: i sindacati. Per questo risolvere la conflittualità si sta rivelando unimpresa assai difficile». Il sovrintendente ci sta provando, ha anche messo al lavoro un guislavorista come Pietro Ichino, ma gli spazi di mediazione sembrano strettissimi. «Lissner finora si è comportato bene, ha fatto tutto quel che doveva fare. Nel limiti delle sue competenze». Con risultati scarsi. «Il problema, anzi il dramma, è che per far fronte a questo tipo di conflittualità sono necessarie due cose». La prima? «Una generosa dose di diplomazia, e cioè una forte capacità di tenere insieme tutti gli interessi in campo, ma in modo che non prevalgano i particolarismi e i corporativismi. Lissner ci sta provando, ma questo sforzo non basta, perché è tecnicamente impensabile che nel suo ruolo riesca a fare tutto da solo. Infatti ci vuole unaltra cosa: una montagna di soldi». Questione annosa, quella dei finanziamenti. Come la si affronta? «Se si lascia tutto sulle spalle del sovrintendente non si va da nessuna parte: ripeto, Lissner va aiutato». Chi dovrebbe aiutarlo? «Il sindaco e lassessore alla Cultura. Finora non mi sembra abbiano brillato per capacità di intervento. Questa vicenda sta assumendo contorni troppo gravi, oltre che comici. Ce nè abbastanza per dare la sveglia alla Moratti e a Sgarbi».