Sciopero confermato, niente Requiem diretto da Barenboim. È a rischio la Prima del 7 dicembre. La replica dei sindacati: non sa condurre le trattative -------------------------------------------------------------------------------- Non ci sarà stasera alla Scala il Requiem di Verdi diretto da Daniel Barenboim per le celebrazioni di Arturo Toscanini. Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil e gli autonomi della Fials hanno confermato lo sciopero proclamato il 31 ottobre, giornata in cui si sono arenate le trattative sul rinnovo del contratto integrativo aziendale. A nulla sono serviti i tentativi degli ultimi giorni di salvare il concerto, che apre lera di Barenboim a Milano: il maestro tornerà sul podio il 7 dicembre col Tristano e Isotta di Wagner e sarà il direttore di riferimento del teatro almeno per cinque anni. «Ho cominciato con uno sciopero anche a Chicago e poi ci sono rimasto 18 anni» è stato lunico suo commento. È un muro che oggi pare difficilmente sormontabile quello che divide i sindacati e il sovrintendente Stéphan Lissner, che boccia lo sciopero come «sbagliato, incomprensibile, ingiusto per la Scala». Manca un mese a SantAmbrogio e la rottura potrebbe portare alla proclamazione di un altro sciopero, ancora più pesante in termini di immagine. «Se il clima e i tempi sono questi, al 7 dicembre si arriva presto» sostiene Domenico Dentoni, della Uil. Ma Lissner respinge le pressioni: «Non mi siedo al tavolo con la minaccia di uno sciopero sulla testa. Per me si può andare avanti a oltranza» dice. Laccusa rivolta dai sindacati a Lissner è di aver aperto la trattativa a luglio e di aver modificato la sua posizione negli ultimi giorni. «Non abbiamo avuto risposte né sulla parte normativa come organizzazione, orari di lavoro, turni, né su quella economica. Peccato bruciare un grande evento artistico per una certa insipienza della direzione sulle relazioni sindacali» commenta Renato Zambelli, Cisl. «La discussione era in corso da tre mesi - spiega Giancarlo Albori della Cgil - e ora il sovrintendente ci viene a dire che non può portare a termine la trattativa perché la legge Asciutti impedisce alle fondazioni liriche di firmare nuovi integrativi prima del rinnovo del contratto nazionale. Ma la Asciutti cera anche sei mesi fa. Perché hanno cominciato se non erano legittimati a farlo? È un pretesto. Cè qualcosa che non comprendo». Lissner, però, tiene duro e insiste sul fatto che la legge gli lega le mani: «Lintegrativo resta legato al rinnovo del contratto aziendale. Io lho chiarito subito ai sindacati. A oggi nessuna loro proposta è stata presentata sul fronte nazionale: eppure lavevano annunciata per fine settembre». Sua opinione è che i sindacati stiano usando la Scala per far pressione sul governo affinché modifichi la legge: «Questo sciopero, però - aggiunge il sovrintendente - non cambia il quadro generale. La Scala non vive sulla luna, è parte di una città, di un paese. Non si può far finta di niente, cè una fetta di popolazione che ha grossi problemi. Eppure, in questa situazione, le richieste economiche avanzate dalla Fials sono enormi». Si parla di un aumento per gli orchestrali da 1100 a 1400 euro lordi al mese. Negli ultimi giorni la Scala ha tentato una via alternativa: riconoscere ai lavoratori lo sforzo compiuto per aumentare il numero delle recite, passate dalle 164 del 2001 alle 273 del 2007, corrispondendo un premio di produzione. «Per superare lempasse della legge Asciutti abbiamo chiesto la consulenza del giuslavorista Pietro Ichino e avanzato una richiesta al ministero» precisa Lissner. Per ora, tuttavia, da Rutelli non è arrivata risposta.