-------------------------------------------------------------------------------- Caro direttore, il bel servizio pubblicato da "Repubblica" domenica scorsa, a proposito della destinazione del castello aragonese di Procida, mi spinge, in quanto assessore al Turismo della Provincia di Napoli, a intervenire. Lipotesi di conversione alberghiera dello splendido castello, avanzata dal sindaco di Procida, ritengo che sarebbe una soluzione auspicabile, il progetto più interessante tra quanti finora ipotizzati per recuperare la storica struttura, che da oltre trentanni vive uno stato di profondo abbandono. Come assessore al Turismo della Provincia di Napoli sono pronta a impegnarmi perché un simile progetto possa diventare operativo, affinché la condivisibile volontà di salvaguardia dei beni culturali non porti, come talvolta accade nel nostro territorio, allimmobilismo, che rischia di far perdere opportunità di sviluppo, nella convinzione, ormai "superata", che un complesso di interesse storico e artistico non possa avere una nuova funzionalità. Sono convinta che una conversione alberghiera del castello, che sia sottoposta a vincolo e sappia rispettare le peculiarità artistiche, storiche e architettoniche della struttura, porterebbe evidenti vantaggi allintera comunità procidana. La conversione alberghiera garantirebbe, inoltre, la sopravvivenza di un bene che, oggi, versa in uno stato di profondo abbandono e consentirebbe un vero coinvolgimento di investitori privati, attratti dalla prospettiva di unimmediata redditività e, dunque, disponibili anche a condividere eventuali costi di ristrutturazione. La realizzazione di una grande struttura alberghiera aprirebbe concrete opportunità occupazionali e ulteriori occasioni di sviluppo economico, relative allindotto. Si interverrebbe, inoltre, per modificare una situazione che da sempre frena un pieno sviluppo turistico di Procida, ossia unofferta ricettiva alberghiera quasi inesistente (9 alberghi per 266 posti letto). Non credo, daltra parte, che la realizzazione nel castello di un centro di ricerca e formazione per lalta cucina, proposta avanzata nel corso del dibattito di questi giorni, sia una soluzione vantaggiosa al pari della creazione di nuovi posti letto. Un simile progetto, peraltro, fu valutato anche in uno studio pubblicato nel 2006, "Progetti per un nuovo sviluppo in Campania", a cura della Tess e dellassessorato alle Attività produttive della Regione Campania: si evidenziava la necessità di valorizzazione di una tradizione culinaria di mare dellisola di Procida, attraverso la realizzazione di strutture e rete di servizi adeguati. Ma nello studio si valutava anche il problema del congestionamento dellisola (con una forte densità abitativa allineata sui valori medi provinciali) e, soprattutto, dalla carenza di ricettività alberghiera. Questo significa che, se anche si volesse dar vita a una struttura sullalta cucina, gli eventuali flussi si "scontrerebbero" comunque con la carenza di posti letto. Allora: perché non lavorare immediatamente, anche utilizzando i fondi europei e attivando relazioni con potenziali investitori del settore, locali e no, per realizzare un pieno recupero di Terra Murata e una sua destinazione a ricettività di charme? Un moderno centro di formazione sulla cucina potrebbe essere parte di un progetto di rilancio turistico di Procida, un valore aggiunto in termini anche di offerta turistica. Ma per proporre Procida come destinazione turistica dobbiamo affrontare prima il tema della ricettività, così come ha sottolineato anche il sindaco dellisola.