Le loro perplessità, sono politiche e giuridiche. Infatti, non capiscono come un consiglio comunale, già sciolto da un decreto firmato da Amato e controfirmato dal Capo dello Stato Napolitano, possa votare una variante al piano strutturale, aumentandone la volumetria per le civili abitazioni da 750 mila a 950 mila metri cubi. È quanto farà il consiglio comunale di Campi Bisenzio nella sua seduta di domani pomeriggio, con il via libera (i numeri ci sono) all'attivazione della modifica del piano strutturale. Ma i Verdi non ci stanno e tuonano contro il vicesindaco Adriano Chini «blocchiamo il tentativo di un ulteriore saccheggio del territorio» denunciano Mario Lupi, Mauro Romanelli e Paolo Della Giovanpaola. Il capogruppo in Regione, con il portavoce toscano dei Verdi e quello di Campi Bisenzio lanciano così un appello al Partito Democratico «affinché si adoperi per salvaguardare le regole democratiche ». Nello stesso tempo preannunciano interrogazioni parlamentari su quello che definiscono «il caso Campi Bisenzio». Dopo aver scritto al prefetto, che ha già detto di aver inoltrato la stessa lettera al Viminale, gli esponenti del Sole che ride accusano Chini di aver voluto l'aumento delle volumetrie «pur non essendo stato eletto direttamente dai cittadini». Nell'ordine del giorno che sarà votato domani tra le cause della variante ci sarebbe anche quella riguardante la giacenza in Comune di richieste di edificazione in numero superiore rispetto a quelle previste dall'attuale piano strutturale. Motivo che non convince Verdi e Rifondazione tanto da chiedere un passaggio in commissione urbanistica prima del voto «ma ci è stato risposto picche» afferma Della Giovampaola. «È una questione di democrazia» incalza Romanelli. «Per loro il consiglio non conta niente» conclude il portavoce campigiano.