«Il MINISTERO che deve gestire il 60 del patrimonio culturale del mondo intero ha bisogno di interlocutori serie competenti », parola di Andrea Marcucci, sottosegretario ai beni culturali. E linterlocutore valido, almeno per larea archeologica di Baratti e Populonia (più di 90 ettari), è stato trovato nella Parchi Val di Corna spa, la società partecipata che coordina i 5 comuni della valle: Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Sassetta e Suvereto. Il risultato pratico è che, secondo il nuovo Codice dei beni culturali, in attuazione del Tilolo V della Costituzione, da una gestione in concessione duso si passa alla gestione diretta da parte del Comune di Piombino. La cosa è avvenuta ufficialmente ieri con laccordo firmato da Mario Lolli Ghetti, direttore regionale del Ministero dei beni culturali, Ugo Caffaz, direttore generale dellassessorato alla cultura della Regione Toscana, e Maria Luisa Massai, segretario generale del Comune di Piombino. Si tratta del primo caso in Italia nel quale «si sperimenta lunione fra lesigenza di gestione diretta dei beni culturali di un determinato territorio e quella del Ministero di avere garantita la salvaguardia del patrimonio culturale», ha detto ancora Marcucci. Non è che lo Stato abdica ai suoi doveri di tutela e di concessione, anzi. Si tratta «di far convivere due anime apparentemente in contraddizione ha detto Paolo Cocchi, assessore regionale alla cultura - quella del secondo polo siderurgico italiano e di uno dei porti più importanti del Paese, con quella che tutela e valorizza il patrimonio culturale del territorio per un turismo culturale che aumenta costantemente» come dimostrano i dati che segnalano, per esempio, laumento del 27 dei frequentatori del parco archeologico di Baratti Populonia nei primi 9 mesi del 2007 rispetto allo stesso periodo dellanno precedente.