Roma - Mentre Antonio Canova dava gli ultimi ritocchi alla statua della Venere Vincitrice, verso la metà di luglio del 1808, partiva da Roma per Parigi il primo convoglio con le 250 statue antiche di Palazzo Borghese, vendute dal principe Camillo a Napoleone per una cifra astronomica, forse al di sopra del loro valore reale. I marmi, che avevano rappresentato la gloria della raccolta Borghese e che ora erano destinati ad essere collocati nella sontuosa sezione «des Antiques» del Louvre, intrapresero dunque, quell'estate, un complicato e dispendioso viaggio via terra per il timore di un'intercettazione da parte degli inglesi. Due anni dopo, quando Canova incontrò Napoleone a Fontainebleau, non si trattenne dal manifestare all'imperatore il suo disappunto per la grave perdita che quei trasferimenti avevano inflitto alla magnifica raccolta Borghese: «Gran orrore Maestà! Quella famiglia sarà disonorata fino a che vi sarà storia! Vendere capi d'opera di quella sorte! Una famiglia così ricca. Una famiglia che il padre aveva speso un tesoro ad accomodare la villa, la villa più bella del mondo e ora data in affitto per gran parte di essa. Pazienza se Vostra Maestà avesse voluto assolutamente qualche cosa, regalargliela, ma vendere la raccolta privata più bella del mondo...!». Eppure quel trasferimento dei marmi a Parigi, che dopo il Congresso di Vienna proprio Canova riuscirà a far tornare a Roma, aveva portato fortuna allo scultore Veneto. Ai due convogli, partiti da Roma in due fasi successive, vennero uniti, ben custoditi in casse, alcuni capolavori di Canova destinati alla Francia e d essere presentati al Salon di quell'anno. L'artista aveva già raggiunto in Europa una fama ineguagliabile tra gli scultori del suo tempo e tra quelli che lo avevano preceduto, da Donatello in poi. Ma sarà l'esposizione al Salon di capolavori come la «Madame Mère», l'«Ebe», l'«Amore e Psiche stanti» e la «Maddalena penitente» a consacrarlo definitivamente come l'artista «universale». E la cosa più divertente è che questo accadde per un disguido. Le sculture di Canova erano infatti apparse in mezzo a quelle antiche senza cartellini, per la mancanza di tempo nel prepararli. Così vennero confuse con i capolavori classici del Louvre, al tempo chiamato Musée Napoleon, e l'artista fu identificato come il «classico moderno», colui che restituendo all'Italia il suo antico prmato come terra dell'arte aveva eguagliato o forse addirittura superato la perfezione degli antichi. Le statue comparse al Salon ora si possono vedere nuovamente una accanto all'altra nella mostra che celebra al tempo stesso i 250 anni dalla nascita di Canova (1 novembre 1757 a Possagno, in provincia di Treviso) e il bicentenario della realizzazione della statua di Paolina Bonaparte, moglie di Cantillo Borghese, ritratta come «Venere Vincitrice». Per l'occasione, Anna Coliva e Fernando Mazzocca, curatori della rassegna, hanno riunito nella «villa più bella del mondo» oltre cinquanta opere provenienti dai più grandi musei internazionali. L'intento è di illustrare da una parte le complesse relazioni tra Canova, il principe Camillo e la famiglia Bonaparte, per la quale l'artista elaborò la particolare tipologia del ritrailo divinizzato in scultura. E dall'altra di ripercorrere la carriera dello scultore seguendone, dalla fine degli anni Ottanta del Settecento, la continua rielaborazione del tema di Venere. Oltre ai grandi marmi, si possono ammirare disegni, tempere, monocromi, dipinti, bozzetti in creta e terracotta, che offrono un esempio eloquente del metodo di lavoro di Canova. Inoltre il visitatore potrà confrontare i suoi capolavori con i pezzi a cui l'artista si è ispirato. La mostra infatti vuole ricreare, nel dialogo tra le sue statue e i capolavori del Bernini e i marmi antichi, un'atmosfera simile a quella che si doveva respirare nel 1808.
II gran ritorno di Canova
Antonio Canova ha venduto 250 statue antiche di Palazzo Borghese a Napoleone per una cifra astronomica. I marmi erano stati trasferiti a Parigi per il timore di un'intercettazione da parte degli inglesi. Due anni dopo, Canova incontrò Napoleone e manifestò il suo disappunto per la perdita della raccolta Borghese. Tuttavia, il trasferimento dei marmi a Parigi aveva portato fortuna allo scultore Veneto. I marmi furono esposti al Salon di Parigi e Canova fu identificato come il classico moderno. Le sue statue furono confuse con i capolavori classici del Louvre e l'artista fu considerato come l'artista universale.
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