Una tecnologia d'avanguardia in grado di stabilire con certezza l'autenticità di un'opera d'arte è stata messa a punto da Pietro Cosentino, del Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Cnr, docente presso l'Università di Palermo. Con tale strumento «anticlonazione», Cosentino si è aggiudicato il primo premio Start Cup Palermo 2007 (12.000 euro). Brevettata dall'Università di Palermo, la nuova tecnologia sarà acquisita dalla Diasis, una società in via di costituzione come spin-off dell'Ateneo palermitano, a testimonianza di come la ricerca possa tradursi in un volano per lo sviluppo della piccola e media impresa e la crescita economica e sociale del Paese. Furti e traffico internazionale di opere d'arte, produzione di falsi e cloni non autorizzati rappresentano un grande rischio per il patrimonio culturale italiano. La soluzione per tutelarlo può arrivare proprio dal «codice a barre» dei beni artistici ricavato dal rilievo dell'«impronta sonica» di ciascun manufatto, una sorta di marchio che identifica l'oggetto come le impronte digitali per l'uomo. «Il principio della impronta sonica è quello di far risuonare gli oggetti con opportune sollecitazioni meccaniche, come ad esempio con un martelletto gommato, valutando tutte le frequenze delle vibrazioni che si producono nell'opera - spiega Cosentino - Lo spettro di queste frequenze può essere rappresentato in un grafico del tutto simile al codice a barre che identifica e caratterizza ciascun manufatto. L'impronta può essere rilevata, senza alcuna invasività sull'opera, in materiali lapidei, metallici, lignei e ceramici». Lo strumento per il rilievo, poco costoso, è sostanzialmente simile a un sismografo multicanale munito di una serie di sensori che catturano le vibrazioni in vari punti del manufatto. Come distinguere le varie impronte? Semplice, la diversità del codice tra due oggetti dipende da diversi fattori, come, ad esempio, microfratture, piccole fessure e alterazioni del materiale, quindi è impossibile che ce ne siano due uguali.