Un palchetto, impiegato come affaccio, lo ha protetto dagli attacchi del tempo e dall'invecchiamento. L'intonaco lo ha tenuto nascosto dietro un lungo silenzio. Perché quella parete sembra un'opera unica in Sardegna. Un dipinto. Un dipinto che la chiesa di Santa Chiara, a Oristano, ha conservato probabilmente fin dal Medio Evo. «Dalle prime indagini che siamo riusciti a svolgere sul posto, è possibile intravedere un crocifisso, una figura inginocchiata e degli angeli», spiega Roberto Coroneo, docente di Storia medievale e direttore del Dipartimento di scienze archeologiche e storico artistiche dell'università di Cagliari. «Ma per avere qualche informazione più precisa è necessario svolgere studi particolari, utilizzando non soltanto metodi tradizionali ma anche scientifici e di diagnostica con strumenti tecnologici. La scoperta, comunque, è importante perché non esistono testimonianze medievali paragonabili a questa in Sardegna». Di sicuro una rappresentazione iconografica unica. Per questa ragione, «a portare avanti questo progetto, prima di studio e poi di restauro, sono diverse figure professionali. Questa collaborazione è di fondamentale importanza per la valorizzazione e il recupero del dipinto». L'incontro fra gli architetti Rossella Sanna e Federica Pinna e gli storici dell'arte Andrea Pala (coordinatore del progetto) e Nicoletta Usai (responsabile scientifico), ha permesso di muovere i primi passi di un piano di ricerca, sostenuto anche da un finanziamento regionale, a cui partecipano - con una supervisione Roberto Coroneo, Francesco Cesare Casula, direttore del Cnr, l'Istituto di storia dell'Europea Mediterranea, e Stefano Gizzi, soprintendente ai Beni architettonici per le province di Cagliari e Oristano. Il direttore del restauro sarà Patricia Olivo, storico dell'arte della Soprintendenza, che ha chiesto e ottenuto un intervento d'urgenza mentre del recupero del dipinto si occuperà la restauratrice Giuliana Fenu. Tutto sotto gli occhi curiosi della diocesi di Oristano e soprattutto delle Clarisse e della badessa del convento, madre Nives, che hanno permesso di avviare i primi interventi. La scoperta è recente. Anche se - secondo quello che si racconta da quelle parti - forse la prima ad accorgersi dell'esistenza di quel tesoro è stata suor Celina Pau. Lei che era una studiosa appassionata di storia e arte, lei che alla sua chiesa ha dedicato - con le suore Clarisse - una pubblicazione, Chiesa e monastero di santa Chiara di Oristano (uscito sulla rivista Biblioteca francescana sarda, con presentazione di Pier Giuliano Tiddia e premessa di Mariano Scarpa e Guido Tendas). Secondo le sue ricerche, la chiesa (fondata da Pietro III nel 1343) è legata ai giudici d'Arborea e riesce a mettere insieme i valori religiosi e l'importanza artistica e architettonica dell'edificio. Sarebbe stata proprio suor Celina Pau a notare qualcosa di speciale e a custodire l'opera per tanto tempo. La presenza delle Clarisse a Oristano risalirebbe alla seconda metà del 1200 anche se non ci sono documenti che possano provarlo con certezza. La vedova di Pietro III, Costanza di Saluzzo, avrebbe trascorso lì gli ultimi anni della sua vita. Santa Chiara, annessa al monastero, sarebbe stata consacrata nel 1428. Particolari e notizie che in qualche caso potranno essere verifi-cati nel tempo. Come il valore di questa pittura. «In Sardegna con il trascorrere del tempo queste opere si sono perse per tante ragioni, trovare quindi una parete dipinta in una città come Oristano, un riferimento per l'architettura, ha una grande importanza», spiega Roberto Coroneo. «Purtroppo non è in buono stato di conservazione, quindi è necessario utilizzare nuove tecnologie e nuovi sistemi d'avanguardia prima di tutto per ricostruire il dipinto al computer e poi per recuperarlo». I tempi sono lunghi. «Occorrono almeno sei mesi per le indagini ma per il recupero ci vorrà molto di più». In questo momento «l'interesse è trovare una collocazione storica precisa della chiesa». Non c'è niente di simile in Sardegna. Gli esempi di pittura medievale non sono tanti e sono presenti a Sant'Andrea Priu, a Bonorva, nella cripta di San Lussorio a Fordongianus e, sul fronte dell'arte romanica, a Saccargia, san Nicola diTrullas, a Semestene e a Galtellì. Già per i primi interventi sono stati impiegati metodi particolari oltre che fotografi professionisti. «È la prima volta che in Sardegna viene effettuato un rilevamento grafico con disegno a grandezza naturale, uno a uno», aggiunge il docente universitario. In Italia è già utilizzato, anche se non molto spesso. Con una carta trasparente particolare viene effettuato un ricalco della dimensione reale (il dipinto è di sei metri quadrati circa). Un metodo di indagine non invasivo, come spiegano gli esperti. Una volta conclusa questa operazione, il disegno viene digitalizzato ed elaborato al computer e si lavora su una ricostruzione ridotta di trenta volte. L'Oristanese, nel Medio Evo, fu teatro di tante guerre. Il Giudicato d'Arborea fu tra i più resistenti regni indipendenti della Sardegna. Cadde dopo una sconfitta dell'esercito nella zona in cui oggi si trova Sanluri. Con l'arrivo degli aragonesi, poi, fu trasformato in un marchesato. La chiesa di Oristano che custodisce il dipinto porta il nome di santa Chiara, una delle più venerate dai cattolici. Appartenente a un'alta classe sociale, Chiara decise di dedicare la sua vita a Dio. Ci riuscì solo dopo la fuga dalla casa paterna, vicino ad Assisi fuggendo da un matrimonio voluto dalla famiglia , rinunciando a tutto. Le indagini degli studiosi sono speciale soltanto all'inizio, ma questa e chiesa sembra abbia custodito davvero qualcosa di molto speciale.
Oristano -Dalla chiesa di Santa Chiara affiora un tesoro del Medioevo
Un dipinto medievale, custodito nella chiesa di Santa Chiara a Oristano, in Sardegna, è stato scoperto dopo un lungo silenzio. L'opera, che rappresenta un crocifisso, una figura inginocchiata e angeli, è stata data una datazione medievale, ma per avere informazioni più precise è necessario svolgere studi particolari. La scoperta è importante perché non esistono testimonianze medievali paragonabili a questa in Sardegna. Un gruppo di professionisti, tra cui architetti, storici dell'arte e restauratori, sta lavorando per valorizzare e recuperare il dipinto. La collaborazione è di fondamentale importanza per il recupero dell'opera, che è in cattivo stato di conservazione.
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